Serie A, tredicesima giornata: il punto di Paolo Soave

Bruttina ma vivace come la signorina Silvani di fantozziana memoria questa serie A. Il livellamento, che per definizione non può che essere in basso, toglie qualità ma accende la pugna: tutto sembra possibile, ogni sogno è lecito, in alto come in basso, ed è bello così. Trenta reti per sei successi interni e quattro pareggi. Ben dieci le espulsioni, salta la quinta panchina.

E' una Robur da schiaffi e da martellate sui cosiddetti, ma che zitta zitta, alla faccia dei più, va avanti e dà il primo strappo al campionato. Si può patire contro una squadra che come il Pescara ha un'idea particolarmente vaga della fase difensiva (ultimo ad accorgersene il dimissionario Stroppa)? Risolve il buon soldatino Valiani, salva gatto Pegolo; Calaiò è giù di corda e ha sulla coscienza l'espulsione di Serse, d'accordo, ma riduce in nove gli abruzzesi nel momento più difficile. Valiani da una parte Rosina dall'altra, i finti “trequartisti”, incursori veri, arano in continuazione il campo coast to coast: si fa presto a dire lucidità. In assenza di costruttori di gioco, ma questo Bolzoni è comunque tanta roba, il nostro gioco è questo. A parte il rapporto controverso con i tecnici calvi, l'impiego di Sestu da guastatore nei momenti topici ha un senso. I tre punti fanno tanta classifica e sono come lo squarcio di luce che fa intravedere l'uscita di un tunnel ancora lungo. 

Paradossale pareggino della Juve contro la Lazio. Stradomina stritolando in venti metri l'avversario, ovvero il solo Marchetti. Colleziona palle goal con il suo calcio furioso ma un po' schematico, complici le assenze dei due geni, Pirlo e Vucinic. Gli attaccanti non fanno la differenza e Giovinco viene preso di mira. Si torna a parlare di top player e quella belva di Drogba, che par già stanco degli yuan cinesi, sarebbe tanta roba. Intanto sbarcano a Torino i campioni d'Europa per la resa dei conti in Champions. La Lazio si trova a far catenaccio, per il quale non è versata, e il punto finale, dopo la vittoria nel derby, è tanta roba.

Si sta incartando e innervosendo nuovamente l'Inter, che a San Siro conosce il suo primo pareggio stagionale. E dire che dopo dieci minuti Palacio (quinto centro) di testa aveva sbloccato contro il Cagliari. I sardi giocano spigliati e senza timori, il piccoletto Sau fa impazzire i centrali difensivi nerazzurri e ribalta il risultato fra la fine del primo tempo e la ripresa. Nell'arrembaggio finale Astori pressato la butta nella sua porta per il pareggio, poi Ranocchia agganciato in area fa invocare il penalty ma non giustifica la cagnara finale e il vittimismo (da che pulpito…) di Stramaccioni (espulso) e soprattutto di Moratti contro Giacomelli. La sensazione è che la lunga striscia sia costata ai nerazzurri non poche energie: ora giocano a maglie un po' troppo larghe per sostenere il tridente, e Milito è giù di tono. Altra soddisfazione per i sardi, che vanno a mille.

Non vince più il Napoli, neppure nelle situazioni più vantaggiose. Contro il Milan sembra giocare sul velluto: Inler la sblocca subito sorprendendo Abbiati, pesantemente ingiuriato in tribuna da Galliani, successivamente è Insigne a far girare la testa alla difesa rossonera per il 2-0. La coperta di Mazzarri è sempre corta e nella ripresa, fra occasioni sprecate per il tris, si materializza la remuntada del Milan. Si esalta El Shaarawy, ormai investito leader di questa squadra e nuovamente capocannoniere (a quota dieci). Sontuosa la parabola del primo goal, incursione chirurgica nel secondo. Difficile che questo Napoli possa andare oltre i propri limiti; non sempre Cavani fa il mostro. Allegri è stato messo sotto tutela: arriverà al panettone, a patto che rispetti le consegne.

E' la Fiorentina in questo frangente la più bella del reame. Smontata al Franchi l'Atalanta, che finisce col fare una figuretta. Sblocca subito sugli sviluppi di un corner Rodriguez, pareggio rocambolesco del solito Bonaventura, poi si scatena Aquilani, che va di doppietta ed è splendido su punizione. Il gioco di Montella esalta perfino Toni, che suggella il successo di testa. Sognano la Champions i viola che agganciano il Napoli al terzo posto, vedremo se continueranno su questi livelli. Si lecca le ferite Colantuono, d'altra parte reduce da un grande successo nel turno precedente.

La Roma ci mette una pezza. Contro il Toro pesa il rigore inventato nella ripresa da Guida per il veniale contatto fra D'Ambrosio e Marquinho. Ventura si incavola e Osvaldo trasforma (settimo centro). Nel finale Pjanic suggella. Sotto gli occhi interessati del nostro Serse, giallorossi più equilibrati, grazie anche a Bradley, con Destro che subentra a Totti; granata attenti ma poco pungenti, Bianchi fa le fatiche di Calaiò, e per la prima volta piegati in trasferta. Zeman respira.

Battaglia al Friuli fra Udinese e Parma. Di Natale (ottavo goal) porta in vantaggio i suoi, Marchionni in apertura di ripresa sigla il pareggio. Pereyra riporta in avanti i padroni di casa, ma Palladino, al primo centro stagionale, fissa il risultato sul più equo 2-2. Gara sempre aperta, so conferma poco convincente Brckic.

Sfata la maledizione il Bologna. Contro il Palermo si scuotono rabbiosi gli attaccanti felsinei: Gilardino con un goal d'autore (il sesto) rimembra i suoi passati fasti, poi dal dischetto rimpinguano Diamanti e Gabbiadini. Siciliani storditi: cedono decimati dai cartellini finendo in otto: fuori Ujkani, Barreto e Labrin. Onestamente Gasperini non ha di che lamentarsi per le decisioni di Valeri, che non risparmia il rosso neppure a Taider. Gara a senso unico che rinsalda l'unione fra tifosi e squadra, a difesa della posizione, ora più salda, di Pioli. A Bologna nel mirino solo la società. Quanto ai rosanero, quest'anno potrebbero anche retrocedere. Può darsi che Zamparini si inventi ancora qualcosa.

Sergio Almiron mattatore al Massimino. Una sua doppietta regala il successo al Catania contro il Chievo di Corini, ancora senza punti lontano dal Bentegodi. La classe dell'argentino giramondo si impone ponendo rimedio alla scarsa vena di Gomez e compagni, che dilapidano non poco. Averlo alla Robur uno così. Veneti sensibilmente inferiori nel palleggio e in rete solo in chiusura con Andreolli, perentorio in elevazione.

E' povero il derby della Lanterna che arride alla Samp. Poco gioco, tanto agonismo, si salvano solo le due tifoserie. I blucerchiati sbloccano con Poli, al primo goal in A. Il meritato raddoppio giunge su fantozziana autorete di Bovo. Immobile prova a riscrivere la storia ma è l'unico lampo del Genoa.  Borriello al rientro non incide, così come Rossi e Vargas, che subentrano. Chiude nel finale, ben imbeccato da Tissone, un altro virgulto blucerchiato, Icardi. Ciroferrara puntella la panchina, Del Neri, ancora a zero punti e in fondo alla classifica, trema. Di certo De Canio non aveva fatto peggio. 

La quattordicesima, sempre spezzettata, si aprirà sabato alle 20,45 con il derby siculo Catania-Palermo: gli etnei vorranno avvicinare al baratro i cugini. A seguire l'indomani Atalanta-Genoa, Chievo-Siena, Pescara-Roma, Sampdoria-Bologna, Torino-Fiorentina, alle 20,45 il classico Milan-Juventus, lunedì sera alle 19,00 Cagliari-Napoli e alle 21,00 Parma-Inter, per finire addirittura martedì' alle 20,45 con Lazio-Udinese. Andiamo al Bentegodi a cercar fortuna contro una squadra che ha la peggior difesa del campionato e sembra più precaria rispetto alle sue più felici stagioni. Ci dobbiamo provare, ci possiamo riuscire (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online