Serie A, terza giornata: il punto di Paolo Soave

 

Tre più uno: è la Samp la vera sorpresa dei primi 270° di campionato, separata solo per l'irrisoria penalizzazione dall'implacabile Juve, dal brillante Napoli e dalla furba Lazio. Si continua a segnare molto, trentatre reti per ben sei successi esterni, due interni e due pareggi. Non è solo merito degli attaccanti: non si tramanda più l'arcigna arte difensiva di una volta e se ne lamentano un po' tutti gli addetti ai lavori.

Una fiammata di Robur dopo l'orrore. Alla fine c'è pure il rammarico per non aver battuto, per la terza volta, un avversario tutto sommato abbordabile, nella fattispecie l'Udinese più anonima vista a Siena. Solite paure e la sensazione di una squadra che ancora non è, accentuata nel caso da qualche scelta infelice che il mister, con la consueta onestà, ammette nel dopo partita. Sulla nostra fascia sinistra la “fava”, purtroppo solo in senso proverbiale, Basta prende i due “piccioni” Del Grosso e Rubin. I ruoli nevralgici richiedono presto scelte definitive e poco avventurose. Anche Sestu serve. Va trovato anche un passo diverso in mezzo al campo (lasciamo crescere il solido Rodriguez), poi attaccante che rincula e mostra le terga al portiere avversario non segna di certo. Aggrappiamoci a Luis Carlos Novo Neto, portoghese serio ma non triste che cresce, elegante e autorevole. Ze Eduardo di nome fa Bischofe ma non pare un bischero; Rosina, in attesa del guizzo vincente, è assai generoso e col movimento lega le membra ancora disarticolate della nostra compagine.

Sofferenza insolita per la Juve. A Marassi la butta via il Genoa, che in vantaggio con Immobile sciatta una mezza dozzina di occasioni di fronte allo sconcertato Buffon. Dice che Barzagli, Chiellini e Bonucci siano i migliori centrali d'Italia, non a caso giocano in Nazionale. Una volta si chiamavano Baresi, Nesta e Cannavaro. Non funziona il turnover bianconero, visto che tocca gettare nella mischia Vucinic e Asamoah. Ed è il genio inquieto del balcanico a ribaltare la partita, con un rigore (secondo centro) e con assist chirurgici per Giaccherini e lo stesso Asamoah. Procede inarrestabile la marcia di Carrera, vedremo se anche a Stamford Bridge nell'atteso mercoledì di coppa, contro i campioni d'Europa. Da brividi. E' sempre quella del grifone una delle difese più perforate. Come nella passata stagione. In tribuna è di cartone il sorriso di Preziosi.

Pare proprio che Lotito con Petkovic abbia vinto la scommessa. Ecco un altro volpone balcanico: al Bentegodi esalta l'estro profetico di Hernanes, autore di una doppietta, e la maniacale concretezza di Klose (entrambi già a quota tre). Rintronato il Chievo, che batte un colpetto solo in chiusura con Pellissier (secondo centro), di rigore. Dove arriverà la Lazio nessuno lo sa, intanto ha fatto come quella del grande Maestrelli, quanto basta per far venire i lucciconi ai tifosi dell'Aquila entrati negli anta. Troppo roba per il Chievo.

Anche o' Napule vola: al San Paolo il Parma si fa infilzare dalle folate azzurre senza opporre alcuna resistenza. Troppo alta la difesa di Donadoni, sempre in sofferenza il centrocampo gialloblu. Cavani e Pandev funzionano che è una meraviglia. Il matador, che sblocca subito su rigore (seconda rete), sperpera l'inverosimile, mentre il macedone per ora non fa rimpiangere Lavezzi Dopo l'inzuccata estemporanea di Parolo chiude nel finale Insigne, nomen omen, che ha vissuto una settimana niente male fra Nazionale e primo centro in campionato. Riuscirà quest'anno Mazzarri a non vivere perennemente sull'orlo di una crisi di nervi fra coppa e campionato?

Sarebbe a punteggio pieno la Samp. Qualche merito ce l'avrà pure Ferrara, oltre all'organico niente male. All'Adriatico il Pescara sembra scuotersi: gioca discretamente e con Weiss e Vukusic fa vedere le streghe a Berni, salvato anche da due legni. Resta però fragilissima la linea difensiva di Stroppa, infilzata ben due volte da Maxi Lopez (tre centri) e dal velocissimo Estigarribia. Celik e in extremis Caprari, con gran goal, lasciano intravedere qualche potenzialità nella neopromossa ancora alla ricerca del primo punticino. Quanto reggerà Stroppa?

Ahi Zeman. Non c'entrano niente le polemiche, poco salutari, contro il Palazzo, né probabilmente le distrazioni di molti giallorossi in giro per le qualificazioni al mondiale. Nell'harakiri che va in scena all'Olimpico c'è tutto il repertorio del languido boemo: verticalizzazioni vertiginose e abissali cadute di tensioni. Quelle della Roma sono discese ardite e risalite, come avrebbe cantato Battisti. Florenzi (secondo centro) e un incontenibile Lamela prenotano tre punti facili facili nel primo quarto di gara. Nell'ultimo il Bologna, già nel baratro della classifica, ribalta il match: si scuote Gilardino, velenoso di testa in mezzo alle statuine giallorosse, agile nel raccattare il pallone che Stekelenburg e Burdisso, proprio al 90°, lasciano davanti alla linea di porta dopo un goffo autoscontro. Nel mezzo aveva colto il pareggio il solito Diamanti, quello che da trequartista atipico fa storcere la bocca a Prandelli l'ortodosso. Respira per i tre punti, balsamici come la caramella pubblicizzata, Pioli. Filosofeggia Zdenek, ma rumoreggia la sud, che non apprezza lo stoicismo applicato al football, il più prosaico degli sport.

Non è Allegri il problema del Milan, ma la mancanza di chiarezza con i tifosi. I rossoneri paiono assai imbrocchiti. Perfino l'ultima stella, Kevin Prince Boateng, che solo per il nome dovrebbe impressionare gli avversari, passeggia svogliato per il campo. Il disinvestimento non ha consentito di delineare un nuovo progetto tecnico. L'attuale Milan è una squadra ingaglioffita che spera nei guizzi di Pazzini: un po' poco. L'Atalanta accarezza le vette della passata stagione quando Cigarini infilza Abbiati con un diagonale secco e mortifero. Colantuono impettisce, il popolo rossonero se la prende, ingeneroso, con il giovin El Shaarawy.

Non sono le trasferte il problema di Stramaccioni. A Torino il tecnico nerazzurro si fa furbo e infoltisce il centrocampo dell'Inter, poi ci pensa Milito (secondo goal) a scaraventare in porta una palla balzellante fuori area. Il Toro non demorde, sfiora il pareggio con Bianchi e nel complesso conferma di essere in crescita. Solo nel finale la partita viene chiusa da Cassano (anch'egli al secondo centro). Nuove bizze di Snejider, che non gradisce il cambio. Squadre che studiano.

E' davvero girato il vento per la Fiorentina. Montella si diverte con Jovetic, sempre decisivo (capocannoiere a quota quattro), ormai specialista in quella finta da posizione decentrata seguita da conclusione tesa, che inaugurò forse nell'ultimo sciagurato derby giocato dalla Robur al Franchi fiorentino. Chiude il conto contro il Catania Toni il prodigo, impossibilitato a fallire il tap in facile facile. Discreta figura degli etnei di Maran, piegati dalla maggiore qualità avversaria.

Ciao ciao Sannino. Gufate a parte era sin troppo facile prevedere vita grama con Zamparini, il “conte Ugolino” del calcio italiano che divora le proprie scelte e persino infierisce rilasciando giudizi di inadeguatezza. Primo brusco stop nella scalata ai vertici del calcio italiano dell'onesto selfmade coach. Fare il profeta anche un po' retorico a Siena con un manipolo di volenterosi è un conto, conquistare le prime donne viziate di Palermo, con l'aggravante del mercato mancato (chieda spiegazioni al suo mentore Perinetti…), è assai più dura. Avrà occasione per rifarsi, intanto tocca a Gasperini. I rosanero per ora sono niente. Illude il vantaggio siglato da Rios con improvvisa staffilata. Non che il Cagliari faccia molto di più, ma certo è squadra, e acciuffa lo strameritato pari con Sau, gettato nella mischia da Ficcadenti. Imbarazzante la difesa di casa sul calcio piazzato che decide il risultato: il solo Morganella lasciato in opposizione a due attaccanti sardi.

Occhio al quarto turno, che giungerà dopo l'inframezzo europeo: si apre sabato alle 18,00 con Parma-Fiorentina, a seguire alle 20,45 Juventus-Chievo. Domenica alle 12,30 panino d'ordinanza per Sampdoria-Torino, alle 15,00 Atalanta-Palermo, Bologna-Pescara, Catania-Napoli, Cagliari-Roma, Inter-Siena, Udinese-Milan. Posticipo serale Lazio-Genoa.

San Siro è per ora terra di conquista. Servirà solidità, non paura. L'Inter palleggia e lascia giocare, e comunque bisogna provarci. Anche per cominciare a fare della Robur una squadra vera (paolo soave). 

Fonte: Fedelissimo Online