Serie A, recupero della prima giornata: il punto di Paolo Soave

Lo scandalo sotto l'albero di Natale. Come fosse andata in scena ad agosto la prima di campionato è turbata dalla seconda tranche dei mariuoli di bassa tacca. Altro che “Fantozzi”: il mitico ragioniere della saga tragicomica aveva la sua dignità di modesto travet. Con il recupero il campionato chiude l'anno col botto: trentuno reti, per tre sonanti successi casalinghi, cinque pareggi e due vittorie esterne. Grandi tutte più o meno in salute, impantanate le piccole in coda alla classifica.

Robur, il punto è d’oro. Alla faccia della grande prestazione promessa, in luogo della quale va in scena solo un discreto primo tempo, il derby, anzi “la partita”, in una delle sue versioni più deprimenti (anche la Fiorentina ha le sue responsabilità), sancisce il ritorno del Siena al punticino, quanto mai prezioso se l’orizzonte è sopravvivenza e gli altri continuano a giocare per noi. Una volta tanto i bianconeri dimostrano di saper portare a casa il risultato, Sannino opportunamente blinda lo 0-0 con sostituzioni concrete, tranne l’impiego in anomala posizione decentrata di Larrondo, unico attaccante fisicamente in grado di far salire la squadra. La traversa di Calaiò e le parate di Boruc confermano l’andazzo dell’attacco che punzecchia ma non morde (da cinque giornate…) e che è pure un pò sfigato. Capitolo arbitri: non è da oggi che le attenzioni dei direttori di gara sono direttamente proporzionali alla posizione in classifica, oltre che al blasone e al budget delle contendenti. Quindi o bussiamo alla porta giusta del Palazzo oppure occhio agli alibi psicologici. Si sa, noi roburmatti in serie A ci siamo voluti tornare perchè inguaribili masochisti, ce lo ricordano a ogni piè sospinto, oltre ad avversari ed arbitri, perfino i nostri, che poi tanto sereni ultimamente non sembrano. Ma è Natale, non Pasqua, e oltre a un sorriso ci starebbe bene anche qualche regalino.

Al Friuli Udinese e Juventus se le suonano soprattutto nel primo tempo. La squadra di Conte impressiona anche in questa circostanza per la trans agonistica con la quale cerca fino al fischio finale la vittoria e rintuzza con recuperi da centometristi le ripartenze solitamente fulminee di Di Natale e compagni. Conte sognava una Natale con il primato solitario ma cambia poco: la vecchia signora è tornata nell’empireo. La crescita dei friulani è certificata dall’ermeticità della difesa, tratto distintivo delle compagini competitive.

Quasi accademico il Milan che regola al Sant’Elia il Cagliari di Ballardini. In apertura, legno per i sardi (quando si dice gli episodi…) e il solito guastatore in stato di grazia Nocerino che induce all’autorete Pisano. Generoso il Cagliari nella reazione, ma menomato oltre ogni limite dall’assenza di punte credibili. Cossu e Ibarbo fanno quanto possono ma girano troppo lontano dall'area. Chiude al quindicesimo della ripresa l’immarcescibile Ibra, apparentemente indolente in realtà efficace tanto come rifinitore quanto come realizzatore: allunga le poderose leve su palla che sembra sfuggirgli e che invece si insacca (undici centri personali). Operazione aggancio riuscita per Allegri, peraltro alle prese con ingombranti consigli: ognuno ha i propri problemi.

Delude assai la Lazio che in casa deve pure rallegrarsi del misero 0-0. Il Chievo è su di giri e se non divorasse certe occasioni… Si inceppa Klose e il deludente Cissé è dato dai soliti ben informati già in partenza per la Francia. Si vede che l'Aquila era già volata in vacanza. A quota venti i clivensi hannno già mezza salvezza in tasca: beati loro.

Quarto successo consecutivo per l’Inter: il Lecce si ritrova in inaspettato vantaggio al ventesimo grazie al giovane Muriel che gestisce con bella personalità un contropiede. Potrebbe essere la svolta per i salentini invece è la fine: rabbiosa reazione nerazzurra con pazzesca sagra dei legni (quattro!). Si sbloccano gli attaccanti: Pazzini, Alvarez, Milito, gloria anche per Cambiasso. Non è solo Babbo Natale: pian piano il lavoro di mastro Ranieri comincia a vedersi: difesa nuovamente solida e goal più facile per una squadra che si ritrova a otto lunghezze dalla vetta. Chissà che a Moratti non torni la voglia di spendere. Sempre al palo Cosmi, che per ora ha raccolto solo un punticino e deve sistemare una difesa fradicia (la più battuta).

Ci volevano le polemiche e un Genoa quanto mai svagato per rilanciare il Napoli. Mazzarri sempre sull’orlo di una crisi di nervi sarebbe stato sul punti di dimettersi dopo la storica qualificazione in Champions. Fuochi d’artificio anticipati al San Paolo: doppietta di Cavani, che giunge a quota nove, a segno anche Hamsik, Pandev, Zuniga, in grande crescita, e Gargano. Il debordante monologo azzurro è interrotto, si fa per dire, dalla rete di Jorquera, che certo non basta a salvare la faccia né il Natale di Malesani.

Ancora una conferma per la Roma, in stato di grazia dopo le non lontane polemiche. Misteri di Eupalla e fascino di questo straordinario sport, nel quale la prossima partita può sempre essere un’altra storia. Al Dall’Ara decidono Taddei e Osvaldo. Bologna nuovamente precario e agganciato dalla Robur, alla faccia dello scontro diretto immeritatamente vinto dai rossoblu.

Bortolo Mutti è l’uomo per tutte le stagioni. Questa volta a Palermo il suo compito è meno ingrato rispetto alle ultime precedenti circostanze, nelle quali fu chiamato a gestire retrocessioni annunciate. Zamparini aveva paura di retrocedere e ha bruciato il pur simpatico Mangia. A Novara un’autorete di Ludi sblocca risultato e rosanero, incredibilmente alla prima rete in trasferta. Nella ripresa Bertolo raddoppia  ma il Novara in casa non è mai domo: Mazzarani e Rigoni in sette minuti acciuffano il pareggiano. Il punticino non soddisfa Tesser mentre rappresenta una base di partenza per il buon Bortolo.

Partita schioppettate anche al Tardini: sblocca subito per il Parma Modesto, cui risponde per il Catania Almiron, giocatore ormai in gran parte recuperato dopo gli ultimi anni oscuri. Biabiany e Floccari illudono gli emiliani, ripresi dai più sornioni siciliani con Lodi (rigore) e Catellani. Sempre sbarazzino ma anche lieve il Parma di Colomba; il Catania ha passo autorevole: a quota 22 può festeggiare con sommo giubilo.

Bisogna riconoscere che all'erculea Atalanta di Colantuono non nuocciono gli scandali, anzi. Sfoga le proprie ire e paure sul malcapitato Cesena, che per una sera sembra tornato quello di Giampaolo. E dire che i romagnoli erano passati in vantaggio con Candreva, ma dopo cinque minuti Denis, su rigore, dodicesimo centro, pareggia e dà il là al successivo monologo nerazzurro con Marilungo (doppietta), e Peluso. La giustizia sportiva dirà la sua, ma certo la Dea parla a voce alta sul campo. Arrigoni deve assorbire la botta e ripartire ad anno nuovo.

Dopo le feste la diciassettesima si aprirà con gli anticipi di sabato 7 gennaio Siena-Lazio e Inter-Parma, seguiti domenica da Udinese-Cesena (alle 12,30), Atalanta-Milan, Bologna-Catania, Cagliari-Genoa, Lecce- Juventus,  Novara-Fiorentina, Roma-Chievo e il posticipo serale Palermo-Napoli. Che football sarà dopo la sosta? Molte e di varia natura le incognite. Robur sul pezzo in Liguria per ritrovare un po' di quello slancio che fece la fortuna dei giorni migliori. Auguri a tutti (paolo soave).   

Fonte: Fedelissimo Online