Serie A, ottava giornata: il punto di Paolo Soave

Riuscirà la Juve a perdere questo campionato? Interrogativo alla rovescia, un po' forzato dopo appena otto giornate, ma legittimo, soprattutto in mancanza di altri quesiti. Venticinque reti per sette successi interni, due pareggi e un solo blitz esterno. Tolte le migliori ci sono undici squadre in tre punti, graduatoria non ancora sgranata. Buon per noi, se sapremo approfittarne.

Giornataccia a Bergamo. Nella partita da non perdere assolutamente la Robur offre nel complesso un'impressione tutt'altro che inferiore rispetto all'Atalanta, sul depresso andante nonostante il compleanno. La difesa ormai regge e sull'asse carioca Angelo – Reginaldo ci scappa pure il vantaggio. Le palle inattive sono una maledizione: troviamo sempre un Pirlo o un Cigarini che la mettono nell'angolo della barriera, ma anche un Marchisio o un Bonaventura che raccolgono la seconda palla. Mettiamoci pure che Rizzoli deve dar conto della rete annullata a Paci. Ci sono però anche i nostri limiti: con o senza i trequartisti Calaiò immalinconisce comunque. Da chi entra a cinque minuti dalla fine in una partita così importante il minimo che si possa professionalmente pretendere è la concentrazione, vero Paolucci? La terza sconfitta consecutiva certifica il primo momento critico di una stagione ardua oltre ogni dire e che richiederebbe un po' più qualità là dove si decidono le sorti.

La Juve fa suo il primo e forse ultimo scontro scudetto della stagione mettendo il primato in cassaforte. Per 80 minuti il Napoli regge e ci prova con Cavani che prende l'incrocio su punizione. A questi livelli, come dice Mourinho, i dettagli sono tutto: se su corner nessuno prende Caceres si perde, c'è poco da fare. Subito dopo il giovane Pogba è baciato da Eupalla e al volo da fuori area fulmina De Sanctis. Con Alessio o Carrera a far le veci di Conte nulla cambia: sette successi in otto partite, assai meglio della passata stagione, tanta roba per i campioni d'Italia. Senza rivali? Rientra mesto negli spogliatoi Mazzarri, che sembra accusare il colpo. Non rimprovera nulla ai suoi e fa bene: storicamente le sue squadre sono vulnerabili su palle inattive.

Non si arresta l'agonia rossonera. All'Olimpico giunge la quinta, nettissima sconfitta. La superiorità tecnica della Lazio è imbarazzante: Hernanes beffa Amelia complice una deviazione decisiva di Bonera, Dias sulla linea sventa il possibile pareggio di El Shaarawy, poi Candreva tramortisce dalla distanza il portiere rossonero e nella ripresa Klose gira al volo in porta solo soletto (sesto centro). Solo a questo punto il Milan si rianima, accorciando con De Jong sotto misura e con il solito El Shaarawy, sempre preciso (quinta rete). Non incide il rientro di Pato, ancora abulico Boateng, grande solo all'ombra del gigante (Ibra)? Il problema di Allegri è sempre lo stesso: i suoi ruminano calcio lento e prevedibile senza mettere Pazzini nelle condizioni di fare la parte di Klose, per di più sono sempre incerti in difesa. I numeri sono da lotta per la salvezza (stessa differenza reti del Siena). Con o senza il tecnico livornese, ormai cotto a puntino, è impensabile che questo Milan possa tornare protagonista. Petkovic si gode sornione il terzo posto, senza pressioni. E' detto il dottore, non è istrionico come il grande Boskov che sembrava uscito da un film di Kusturica, ma è pur sempre un personaggio emergente.

Trova il passo Stramaccioni, ancora vincente in casa col Catania. Sempre decisivo Cassano, al quinto centro, per giunta di testa, ben imbeccato da Cambiasso. E' partita aperta: vivaci gli etnei ai quali la difesa nerazzurra concede non poco. Maran lamenta un rigore non assegnato da Romeo per atterramento di Gomez. La presenza di Palacio nel tridente offensivo di casa, dopo diversi errori di misura, trova un suo perchè nel finale quando l'argentino infila da posizione angolata Andujar.

Al Bentegodi il Chievo trova il vantaggio con Thereau, ben imbeccato dal taglio di Luciano. La Fiorentina ci mette poco a pareggiare su corner grazie alla deviazione di Rodriguez. I veneti si affidano alle ripartenze, i viola come al solito giocano più palla, Toni coglie un palo. Nella ripresa ci potrebbe pure stare un rigore per intervento su Roncaglia, ma Guida non la pensa così e non succede più niente. Manca ancora il salto di qualità a Montella, sempre alla ricerca del successo esterno, mentre il Chievo di Corini sembra aver ritrovato un buon passo.

Zeman si risolleva là dove affondò Ranieri. A Marassi la solita Roma deve prendere due schiaffi prima di entrare in partita. Kucka, gran goal, e Jankovic portano meritatamente sul 2-0 il Genoa in pochi minuti, troppa grazia deve aver pensato De Canio. Infatti ci pensa ancora una volta Totti a prendersi la responsabilità di scuotere i suoi accorciando le distanze, poi in chiusura di tempo splendida mezza rovesciata di Osvaldo imbeccato da De Rossi per il pareggio. I funesti presagi rossoblu si materializzano in una ripresa da incubo, con i giallorossi in cattedra. Colpisce ancora Osvaldo, di testa su corner di Totti (quinto centro personale), chiude la contesa Lamela (terza rete). Più che la Roma di Zeman è nuovamente la Roma di De Rossi e Osvaldo, i due boss dello spogliatoio giallorosso. Domanda per l'imperturbabile boemo: valeva la pena di rompere con De Rossi per far giocare centrale il greco Tachtidis? Resta capace di tutto nel bene come nel male, la Roma. Non bastano al Genoa Borriello e Immobile se il resto della compagnia è fragile.

C'è qualcosa di fatale nelle trasferte del Bologna, che all'Is Arenas conosce la quarta sconfitta: domina per lunghi tratti, per giunta con la beffa di una palla di Gilardino per un millimetro non del tutto oltre la linea di porta e che Agazzi si ritrova fra le mani. Si sarà reso conto di qualcosa l'arbitro di porta? Nella ripresa Nainggolan col piattone destro la mette in porta con la retroguardia ospite del tutto impreparata. I felsinei riprendono i loro furiosi attacchi ma non sventano la maledizione. Il Cagliari stringe i denti e si tira fuori dalla crisi di risultati con la seconda vittoria consecutiva: bella reazione. Se la gode Cellino, dopo tutto quel che ha combinato.

Il brasiliano Maicosuel comincia a farsi amare in Friuli: sua la rete che regala i tre punti all'Udinese contro il Pescara, nuovamente in caduta libera e con la peggiore differenza reti (- 9). Per gli abruzzesi solo la traversa su punizione di Quintero e soprattutto la leggerezza che propizia il tap in decisivo del brasiliano. Guidolin si sfrega le mani: il sofferto successo giunge nonostante un'ora di inferiorità numerica per l'espulsione di Danilo. Momento poco felice per Di Natale, ma Brckic si mantiene ermetico.

Vittoria pesante del Parma, che al Tardini inguaia la Samp, ormai in crisi di risultati dopo la partenza lanciata. Si rianima perfino Amauri, autore di una doppietta. Sblocca dal dischetto dopo nuova cappellata di Romero, in uscita su Biabiany. Ridotti in dieci i blucerchiati, con in porta Berni, stilisticamente inguardabile ma efficace, subiscono anche il raddoppio ad inizio ripresa: bella girata di testa di Amauri, che qualche stagione fa in molti volevano in Nazionale. Nel finale Eder accorcia dal dischetto. Gli emiliani volano, almeno in casa.

Non allunga il Palermo in casa contro il Toro, con punti pesanti in palio. Gillet le prende tutte: i siciliani bombardano soprattutto dalla distanza. Gasperini getta nella mischia anche Brienza e Miccoli, mentre Bianchi fallisce la palla migliore. Nel finale Ilicic fa tutto bene tranne la conclusione. Ventura va molto bene in trasferta ed ha la seconda difesa del campionato: non poco per una neopromossa.

La nona si aprirà sabato alle 18,00 al Rastrello con Siena-Palermo, seguita alle 20,45 da Milan-Genoa. Domenica vanno in scena alle 12,30 Catania-Juventus e ad orario canonico Bologna-Inter, Fiorentina-Lazio, Pescara-Atalanta, Sampdoria-Cagliari, Torino-Parma e a chiudere i due posticipi Napoli-Chievo e Roma-Udinese. Quanto a noi c'è poco da dire: riprendiamo la corsa, afferriamo la coda, inseguiamo la salvezza (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online