Serie A, nona giornata: il punto di Paolo Soave

Allungo Juve: dopo un'era geologica, segnata da una problematica transizione post-moggiana, i bianconeri riassaporano il gusto del primato solitario in un campionato con il freno a mano ben tirato: le prime cinque sono in due punti. Si sgonfia puntualmente l'Udinese a beneficio del Napoli. Ventiquattro reti nella nona giornata, per cinque successi interni, quattro pareggi e una vittoria esterna.

La sensazione è quella di un'occasione mancata. Sul sintetico del Silvio Piola per almeno un tempo il Siena sembra scherzare con il Novara per la lucidità con cui tiene il campo. Nella ripresa potrebbe chiudere in un paio di occasioni poi rincula oltre ogni limite di fronte alla foga da frustrazione dei piemontesi, fino a consegnarsi prigioniero nella trincea eretta con l'ingresso di Terzi… terzo centrale. Chissà, se in panca ci fosse stato Gazzi… Certo nessuno è uscito dal bunker per andare a contrare il tiraccio di Lucidi. Peccato, non solo perchè la classifica sarebbe stata da vertigine ma anche perchè a Novara continuano a non amarci. Chiedere a Sannino.

Nell'anticipo di martedì sera la Juventus ha acuito i bradisismi sulla panchina viola. Bianconeri tirati a lucido soprattutto nel primo tempo, quando passano con Bonucci e dominano. Reagisce nella ripresa la Fiorentina con il solito Jovetic, ma Matri (e fanno quattro) chiude la pratica. Non è ancora una grande squadra, si contano sulle dita di una mano i suoi fuoriclasse mentre abbondano ancora i buoni giocatori, ma la Juve di Conte già così è competitiva. La Fiorentina ha il solito vizio: va a sprazzi, non è mai continua, è poco squadra. La mossa di Kharja su Pirlo non è sembrata un colpo di genio. Mihajlovic sembra a rischio.

Al San Paolo va in scena la sfida più attesa e il Napoli questa volta non stecca. Lavezzi torna alla rete dopo un anno, incomprensibile attesa per uno del suo calibro, Maggio chiude il conto prima dell'intervallo. Finisce lì per l'Udinese orfana di Di Natale e improvvisamente banale. Non è un dramma. Rilancio per il ciuccio, nuovamente alla ricerca della continuità.

Anche la Lazio sbatte contro il Catania. All'Olimpico l'Aquila fallisce la prova primato nonostante il solito sigillo di Klose, puntualissimo travet del goal. Mentre i padroni di casa si sfiniscono alla ricerca del raddoppio gli etnei di Montella, sempre più sornioni, acciuffano il pari con Bergessio e portano a casa il secondo punto pesante in trasferta.

Niente scherzi questa volta dal Milan. Dopo le follie pugliesi i campioni d'Italia asfaltano il malcapitato Parma. Si esalta perfino Nocerino, che ne fa tre. A segno anche Ibra, mentre la bandiera gialloblu è difesa da Giovinco (co-capocannoniere), che coglie assorto Abbiati, spesso svagato in questo inizio di torneo. Con incedere lento, da squadra carica di gloria, ma anche di anni ed acciacchi, il Milan è a due sole lunghezze due dall'arrembante Juve. Togliendo lo scontro diretto che ha arriso ai bianconeri avrebbe fatto meglio il vecchio diavolo… Il Parma, che fuori ne ha perse tre su quattro, ha la difesa più bucata (17).

Ancora un pareggio per il Cagliari dell'ottimo Ficcadenti, sosia capelluto di Crozza. A Cesena si segna solo su rigore: in vantaggio i sardi con Nenè, replica e rimedia, terga di Giampaolo sulla panchina incluse, Candreva. Fluttuano sempre in alta quota i rossoblu, mentre i romagnoli, unici ancora a secco di vittorie, non riescono a schiodarsi dal fondo.

Riprende la sua corsa, sempre irresistibile in casa, il Palermo di Mangia, che regola il Lecce trascinato da Hernandez, uno che sta studiando da fuoriclasse. Procura prima il rigore, trasformato da Pinilla, poi sigilla il successo. Rosanero in alta quota, Lecce sempre in ambasce.

Un po' guascone, ma sa sempre il fatto suo Malesani, riemerso da una crisetta: dopo il pareggio di Torino ecco i tre punti pesanti di Marassi contro la Roma. Jankovic porta il Genoa in vantaggio, risponde l'emergente Borini ma Kucka sigilla il prezioso successo del grifone. Liguri imprevedibili, anche nel bene, Roma di nuovo in crisi di identità. L'aveva detto Luis Enrique: non siamo da scudetto, dobbiamo crescere ancora molto. Cassandra?

Al quinto rigore contro, pur sventato da Castellazzi, subentrato in corso d'opera a Julio Cesar, gli interisti sbottano. Il supposto complotto non basta peraltro a giustificare il pareggino rimediato dall'Inter sul campo della Dea, nerazzurra non blasonata ma assai frizzantina. Denis (e sono cinque) rimedia  all'iniziale vantaggio di Sneijder. L'Atalanta può continuare a sorridere mentre la preannunciata remuntada interista per il momento è piuttosto un'arrancada nei bassifondi.

In brusca frenata il Chievo, sorpreso al Bentegodi dal Bologna che non ti aspetti. Pioli perviene al secondo successo esterno grazie ad Acquafresca, bisognoso di personale rilancio. I felsinei hanno collezionato sette punti su otto lontano dal Dall'Ara.

La settimana di fatiche si chiude con il decimo turno: triplo botto sabato con la godibilissima Catania-Napoli, il derby d'Italia Inter-Juve, dalle nevrosi invertite rispetto agli ultimi anni e Roma-Milan, tanto per gradire. A seguire l'indomani sempre per lo spettacolo Fiorentina-Genoa, Udinese-Palermo e Cagliari-Lazio, mentre per la salvezza se la vedranno Bologna-Atalanta, Lecce-Novara, Parma-Cesena e soprattutto al Rastrello, per la prima volta con il panino, Siena-Chievo. Per chiudere degnamente il trittico contro squadre inferiori Sannino rispolvererà la Robur, e il coraggio, formato casa (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online