Serie A, nona giornata: il punto di Paolo Soave

 

E' qui la tribù del calcio: la nona di campionato, fra demagogia, errori e isterismi rimanda a un saggio di una trentina di anni fa dell'etologo prestato al football Desmond Morris. Ce n'è davvero per tutti: si apre con un presidente industriale che fa la predica al sistema e si chiude con i vertici della classe arbitrale che invitano a stemperare perchè “il paese ha bisogno di serenità”. Ci fanno imbestialire ma in fondo sono solo gli esecutori, ultima rotella di un ingranaggio infernale: arbitri, guardalinee e da quest'anno gli inquietanti giudici di linea che stanno novanta minuti a fissare un palo verniciato. Per la cronaca diciannove reti per tre successi interni, due pareggi e ben cinque vittorie esterne.

L'onestà di Serse nel dopo partita è ammirevole ma questa volta contribuisce alla depressione: se il massimo è questo siamo al minimo. Non stiamo forse parlando della stessa squadra che ha espugnato San Siro? Modesta riflessione sul modulo da semplici roburmatti: il football è disciplina delle più semplici che prevede ci si avventuri verso la porta avversaria, ma noi siamo assillati dai paradossi: abbiamo una buona difesa a tre ma siamo sempre in inferiorità numerica in mezzo al campo, abbiamo D'Agostino che ormai si fa rimpiangere anche quando non c'è, abbiamo due esterni che temono di spingersi in avanti (particolarmente frenato Del Grosso, il più allergico a questo modulo), abbiamo due finti trequartisti schiacciati sulla linea mediana che non danno mai la profondità necessaria per attivare Calaiò. Questa Robur, avrebbe detto Gianni Brera, è squadra femmina: andiamo un po' meglio in trasferta, ma mostriamo  tutti i limiti se dobbiamo fare la partita. Anche il Palermo, l'ennesimo degli avversari abbordabili, risulta insuperabile. La formula mostra la corda e non possiamo scialare; anche gennaio (ammesso che…) è lontano. Nell'essere considerati dai più già spacciati (perfino da Gasperini…) noi roburmatti non riusciamo a vedere alcun vantaggio.

Quarantottesimo risultato utile consecutivo quello che giunge al Massimino per la Juve, che esce ingiustamente accompagnata dal consueto coro “ladri ladri”, scatenato soprattutto dal validissimo goal annullato a Bergessio. Per Pulvirenti sarebbe stata decisiva la pressione della panchina bianconera, perfino il sindaco si infuria. Già Catania fa più notizia di Siena, di cui nessuno più si ricorda. La colpa però è di Maggiani, si affrettano tutti a dire alla fine. Oltre al danno la beffa: i campioni d'Italia passano grazie al tap in di Vidal, con Bendtner in fuorigioco. La Juve ha la sola colpa di non chiuderla: il danese che doveva venire da noi e Giovinco potrebbero divertirsi in contropiede contro gli avversari ridotti in dieci per l'espulsione di Marchese ma dilapidano come accade anche in Europa. A proposito: non è per i mali del calcio italiano che i bianconeri non sono ancora riusciti a vincere un match europeo che sia uno. La riforma del calcio richiesta dai grandi presidenti è credibile come la riduzione dei costi della politica affidata ai parlamentari. “Ma mi faccia il piacere!” avrebbe detto Totò.

E fanno sette. Tanti i successi consecutivi complessivi dell'Inter, che passa anche a Bologna, ormai discretamente concreta e affidabile. Eppure i felsinei non hanno demeritato, soprattutto in avvio. I nerazzurri si scuotono con Ranocchia che sblocca di testa. Nella ripresa Palacio è assistman a vantaggio di Milito (quarto centro) e di Cambiasso, rivitalizzato assieme all'eterno Zanetti. Nel mezzo il Bologna riapre momentaneamente i conti con Cherubin che anticipa l'uscita di Handanovic. Nervosismo e scintille a bordo campo, mentre sul terreno di gioco ci pensa Cassano a congelare la gara andando a caccia di punizioni facili. Si avvicina la prova della verità per la Stramaccioni Band: sabato prossimo, dopo l'infrasettimanale, è attesa allo Juventus Stadium. Si complica la posizione di Stefano Pioli, giunto alla terza sconfitta consecutiva: il tecnico è valente e la squadra niente male, ma i risultati latitano.

Fra una batosta europea e un deferimento il Napoli si aggrappa al secondo posto in campionato: risolve il solito Hamsik, il migliore dei suoi in questo scorcio di stagione, con la quarta rete. Appurato che non può permettersi il turn over Mazzarri tiene a riposo il solo Cavani. Il Chievo finisce in dieci per l'espulsione di Vacek ma non sfigura affatto: ci poteva stare il rigore reclamato da Pellissier per l'intervento di Campagnaro. 

Come volevasi dimostrare la Lazio ripiomba a terra anziché spiccare il volo. Al Franchi la Fiorentina merita ampiamente un successo complicato oltremodo dai viola medesimi. Montella dovrebbe spiegare a Mati Fernandez che il rigorista non può ribattere se colpisce il palo: elementare Watson! Ci pensa il “bambino” Ljajic, finalmente all'attesa delle aspettative: guizza agile al limite eludendo avversari fino a scagliare con insospettabile cattiveria sotto la traversa. La Lazio pareggerebbe anche ma la rete di Mauri viene annullata (Petkovic protesta), poi Klose una volta tanto si trasforma in un Calloni qualsiasi. La contesa si chiude quando in pochi minuti Bergonzi fa fuori prima Ledesma poi Hernanes (rosso diretto). C'è gloria anche per Toni, che raddoppia con pregevole girata al compasso. In tribuna Della Valle junior non si tiene. Una volta tanto la Fiorentina vince anche senza il miglior Jovetic.

Tutto Zeman in novanta minuti: nessuno segna e al contempo subisce come la Roma. All'Olimpico i giallorossi prima illudono con la doppietta di Lamela (in tutto quattro reti), ma Domizzi riapre la partita e nella ripresa rinasce Totò Di Natale che batte due colpi (anch'egli sale a quota quattro) e soprattutto si concede il cucchiaio dal dischetto (rigore alquanto dubbio), riabilitando definitivamente anche Maicosuel. Per gli addetti ai lavori il 4-3-3 zemaniano sarebbe ormai obsoleto: in effetti Guidolin incarta facilmente il boemo annullando Totti, ma anche gli uomini son quelli che sono, da Dodò a Tachtidis, espulso. Per la Roma saranno alti e bassi senza meta; l'Udinese, altra bastonata d'Europa, ritrova il suo trascinatore e continua a crescere.

El Shaarawy si consacra il migliore del Milan risolvendo  col sesto sigillo personale la nuova grana rossonera, questa volta contro il Genoa. Altro che Pato e Pazzini. Già svolazzavano sulla testa di Allegri le streghe, ma il faraone con uno dei suoi guizzi ha piegato la lunga resistenza del grifone, ora affidato a Luigi Del Neri, che molti anni fa transitò a fine carriera, piuttosto imbolsito, anche dalle nostre parti. Come faranno i suoi giocatori a capirlo è un mistero: si mangia le parole, più che le vittorie. Allegri, battuto anche a Malaga, resiste ancora e dedica il successo al presidente.

Quel che combina Giacomelli a Torino non è da meno di quanto accade a Catania. Ventura non è ripagato da Sansone titolare, preferito a Bianchi, che sbrodola andando a meritarsi il rosso per un mancamento in area di rigore. Parma letale: suo il Sansone buono (Nicola), che sblocca, poi si scatena Amauri e perfino Rosi trova gloria. Basha riduce  le distanze per il Toro, più abile in trasferta che in casa. Donadoni non crede ai suoi occhi: i suoi sono a ridosso delle grandi.

Il Cagliari passa anche a Marassi grazie all'ex Dessena che soprende l'assopita difesa blucerchiata. La Samp si incaponisce, Lopex, Estegarribia e Eder, insomma i migliori, appaiono assai giù di tono. Ciroferrara sarebbe ora in discussione: che duri poco il suo riscatto da tecnico di club? Mettetelo a fianco di Conte e qualche differenza la noterete. Incredibili i sardi: hanno scalato la classifica con poco gioco e picchiando di brutto (sei ammoniti). Pulga e Lopez amuleti portentosi.

A Pescara i tifosi vogliono la testa di Stroppa. All'Adriatico gli abruzzesi vengono schiacciati dall'Atalanta nuovamente erculea di Colantuono. Il signor Bonaventura, già giustiziere della Robur, chiama Perin alla paratona di giornata. Anche un palo contribuisce a  salvare il Pescara. I padroni di casa si scuotono solo nel finale grazie all'espulsione di Peluso, ma Abbruscato fa capire perchè gran parte della sua carriera si sia snocciolata in cadetteria. Gli orobici avrebbero ampiamente meritato il successo e comunque stanno rapidamente tornando in salute; gli abruzzesi restano poco consistenti e non per colpa di Stroppa.

La decima si apre già martedì sera alle 20,45 con l'indecifrabile Palermo-Milan. Mercoledì, al medesimo orario umidiccio, Atalanta-Napoli, Cagliari-Siena, Chievo-Pescara, Inter-Sampdoria, Juventus-Bologna, Lazio-Torino, Parma-Roma, Udinese-Catania. Si chiude giovedì sera con Genoa-Fiorentina. Che dire: all'Is Arenas, interdetto ai tifosi ospiti, ci vuole l'impresa che restituisca  valore e senso alla Robur. Quel discolo di Cellino se la sta godendo sin troppo (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online