Serie A decima giornata: il punto di Paolo Soave

 

Sempre più bianconero il campionato di serie A, con tre sfumature diverse: quella orgogliosa, della riemergente Juventus di Conte, quella leggiadra della sempre bella Udinese di Guidolin e quella passionale della Robur di Sannino, new entry nelle cronache pallonare nazionali. Ventinove reti, per sei successi interni, un pareggio e tre vittorie in trasferta.

Dulcis in fundo. Il trittico importante finisce in gloria e goleada. Contro l'avversario più ostico, anche per tradizione, il Siena regala spettacolo. Come contro Lecce e Cesena la squadra gestisce e i singoli esaltano con giocate rare per i repertori solitamente poveri delle formazioni in lotta per la salvezza. La prima azione di Destro ricorda un certo Vieri: potenza, agilità, senso della porta, precisione. Ancora meglio nella ripresa: da playstation il raddoppio; la punizione di D'Agostino è un arcobaleno in un cielo sempre più sereno; chiude l'Arciere, sfinito ma sempre più concreto, al quinto sigillo personale in appena otto partite. E pensare che il Chievo la sua partita l'ha fatta fino in fondo: ha preso quattro schiaffi come se avesse giocato contro una grande. Anche in prospettiva è probabilmente quello di Sannino, l'allenatore più libidinoso in circolazione, il miglior Siena che abbia mai calcato i campi della A. La classifica è come un santino:  infilatela nel portafogli. Stiamo calmi, ma c'è da godere. Che bello è…

Inter, fine corsa. Quella che è stata la seconda grande Inter nella storia della Beneamata ammaina il vessillo contro la rinascente Juventus. Vucinic e Marchisio, puntuali finalizzatori delle micidiali ripartenze bianconere, sanciscono gli imbarazzanti limiti dinamici dei vecchi campioni. Non serve il tracciante di Maicon, ultimo leone ad arrendersi, anche all'ennesimo infortunio. La sfida del Meazza assume svariati significati simbolici, ma su tutti proprio quello della fine di un ciclo. Juventus sempre più convinta e lanciata, quanto all'Inter per puntellare la baracca urge a gennaio un discreto mediano che faccia legna, altro che Alvarez e Castaignos. Moratti mediti, non sui rigori.

Torna spensierata l'Udinese, trascinata dal rientrante Di Natale, nuovamente decisivo capocannoniere, nella circostanza con la complicità di Tzorvas. Vale da solo il prezzo del biglietto al Friuli un colpo di tacco del geniale Totò che spalanca la via della porta ad Armero (palo). Sempre dell'Udinese la difesa più ermetica (seguita da quella del Roburrone), mentre il Palermo si perde di nuovo in trasferta.

All'Olimpico vittoria del Milan che scolpisce la classifica: i rossoneri si consacrano come i più credibili antagonisti della Juve. I campioni d'Italia giocano sulle fragilità difensive della Roma: Ibra, doppietta, e Nesta impallinano di testa, indisturbati, Stekelenburg. Non bastano Burdisso e Bojan; inopinate espulsioni in panchina per Boateng e Allegri. Il cantiere Roma comincia a scricchiolare, i risultati non sono mai stati un optional, caro Luis Enrique. Quando non devono correre i rossoneri hanno più possibilità di imporre le loro smisurate potenzialità offensive: undici reti nelle ultime tre partite. Ora però incombe la Champions League: mentre i bianconeri si riposeranno davanti alla tv i rossoneri sprecheranno energie.

La Lazio vince da grande a Cagliari. Dopo la sfuriata dei padroni di casa gli ospiti uccidono la partita con un uno-due micidiale prima dell'intervallo con Lulic e il solito Klose (sesto centro). Nel finale gloria anche per Rocchi, uno che farebbe ancora la fortuna di molte squadre. Aquila a un passo dal vertice, Cagliari in calo di risultati.

Si sta nuovamente incartando Mazzarri, sostenitore di una singolare teoria secondo la quale per far bene in Champions League bisogna far male in campionato. In settimana il Bayern potrebbe risolvere il problema. Contro il Catania non è facile per nessuno ma il Napoli delude, cedendo a Marchese, esterno sinistro emergente, e al puntuale Bergessio, nonostante il vantaggio iniziale di Cavani, la cui ritrovata vena è l'unica nota lieta per gli azzurri. Perdere punti in provincia non porta lontano, Mazzarri lo sa e ha ripreso a lamentarsi… Qualche merito ce l'avrà pura la squadra di Montella, che aggancia i campani ed è a ridosso delle prime.

Mihajlovic scaccia i fantasmi ma non le critiche dei tifosi della Fiorentina, che chiedono la sua testa nonostante la vittoria contro il Genoa. Decide Lazzari, nella giornata in cui Gilardino torna in campo dall'inizio. Viola e rossoblu si ritrovano appaiati a metà classifica, collocazione ragionevole per entrambe. Dov'è lo scandalo? 

Dai e dai Giampaolo è saltato davvero: poco fortunata e ispirata la parabola del tecnico di Bellinzona  in queste ultime stagioni. Il suo Cesena senz'anima non sente neppure il derby del Tardini, risoltosi in un lungo monologo del Parma. Decidono i due centrali difensivi di casa: Paletta risolve un mischione e  Lucarelli irrompe fra gli svagati difensori romagnoli. Cercasi forte motivatore per la squadra di Campedelli, altrimenti il destino appare segnato. Il Parma c'è.

Niente male l'impatto di Pioli sul Bologna: contro l'Atalanta giunge la terza vittoria su quattro gare, e la classifica ora arride ai felsinei. Dopo il sesto sigillo di Denis, mai così convincente dal suo arrivo in Italia,  si sblocca, su rigore, Di Vaio, poi si scatena il talentuoso Ramirez e infine sigilla Loria, riemergente, dopo annate oscure, di nuovo in coppia con Portanova. Orobici in fisiologico calo.

Non si sblocca in casa il Lecce. Contro il Novara tutto nel primo tempo: al vantaggio di Strasser replica su rigore Rigoni. Sempre precaria la panchina di Di Francesco, mentre Tesser lamenta l'annullamento di un gran goal in perentoria rovesciata di Meggiorini per dubbio offside. Il punticino non può entusiasmare due squadre che trasmettono sensazioni di inadeguatezza.

Vai con l'undicesima: si apre sabato con Palermo-Bologna e Novara-Roma, si prosegue l'indomani con Genoa-Inter, Atalanta-Cagliari, Cesena-Lecce, Chievo-Fiorentina, Lazio-Parma, Milan-Catania, il posticipo Napoli-Juventus e soprattutto Udinese-Siena. D'accordo, quella del Friuli è sfida non facile: fermare questo Di Natale e far goal a Handanovic non è facile per nessuno di questi tempi. In questi casi si dice che non c'è niente da perdere ma la banda Sannino vuol continuare a suonare la stessa musica (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online