Serie A, decima giornata: il punto di Paolo Soave

Fuori i secondi: riuscirà Stramaccioni dove ha fallito Mazzarri? Il campionato si aggrappa al match di sabato sera per restar desto e non consegnarsi anzitempo alla perfida vecchia signora che sembra giocare con le pretendenti rivali. Classifica già lunga, panchine sempre in bilico, arbitri meno dannosi. La decima regala trentatre reti per sei successi interni, tre pareggi e una vittoria in trasferta.

C’era una volta una squadra chiamata Robur. Poteva vincere o perdere, ma aveva un’anima ancor prima che un gioco. Davanti a Rossettini ceduto per un tozzo di pane, quello con cui si strafoga Cellino, il roburmatto assiste sgomento e ferito allo scempio dell’Is Arenas: Cagliari imprendibile, nemmeno fosse il Barça, bianconeri smarriti e puerili. Questa non è più una semplice crisi tecnica, il modulo non c’entra e comunque senza un costruttore di gioco non si va da nessuna parte, è questione di testa che diventa di carattere e di gambe. Qualcuno ci spieghi che cosa sta succedendo. Primo fra tutti Serse, che deve aver già annusato la situazione e sa bene che così non può durare. Che il ritiro porti l'atteso chiarimento di spogliatoio, fra uomini, prima che la Robur diventi la barzelletta del campionato.

Trova sempre il modo di portare a casa il risultato la Juve, soffrendo più del lecito data la sua superiorità. Contro il Bologna il turnover ripaga fino a un certo punto, tanto che nel finale ancora incerto vengono buttati nella mischia Vucinic e Giovinco. Il nuovo fenomeno è il diciannovenne Paul Pogba, con l’assist per Quagliarella (terza rete), che sblocca nella ripresa, e decide nel recupero rimediando di testa all’errore di De Ceglie che aveva propiziato il bel pareggio di Taider. Con un po’ di batticuore Alessio fa quarantanove, mentre Pioli continua a raccogliere solo complimenti: quarta sconfitta consecutiva, arebbe ultimo senza la nostra penalizzazione.

Tiene la scia solo l’Inter, all’ottavo successo consecutivo complessivo. Anche per i nerazzurri è dura piegare l’avversario, una Samp in cerca di riscatto. I blucerchiati approfittano di una discreta cappellata difensiva dei padroni di casa per passare in vantaggio con Munari. Nella ripresa si scatena Milito, che va di mestiere a procurarsi il penalty che trasforma con la complicità del palo (quinto centro). Sorpasso addirittura in azione di rimessa ben condotta da Cassano che mette Palacio davanti a Romero. Acuto finale di Guarin, punto di Eder in pieno recupero. Saranno pronti i nerazzurri per il derby d’Italia? Juve più solida e cattiva, Inter più leggera ma discretamente talentuosa. Vedremo come se la giocherà Stramaccioni: resisterà alla tentazione di rafforzare il centrocampo? Sempre in bilico Ferrara.

Crisi di risultati per il Napoli: Mazzarri non ha più argomenti tranne la sfortuna. I limiti dei partenopei sono esattamente gli stessi di un anno fa e senza Cavani la squadra perde molto. A Bergamo decide in breve Carmona, poi gli orobici resistono. Bel momento per l’Atalanta che si porta a metà classifica, sospinta soprattutto dai suoi centrocampisti. Meno incisivo per ora Denis, ma Colantuono non ha di che lamentarsi.

Rallenta ancora la Lazio, questa volta in casa, con l’ottimo Torino da trasferta (sette punti su dieci conquistati fuori). L’insospettabile Glik porta in vantaggio i granata, rimedia nella ripresa Mauri, ma l’assalto finale non porta al successo i padroni di casa. Sfuma l’occasione per avvicinare il Napoli al terzo gradino.

Questa volta la Fiorentina non fallisce la prova maturità: arriva a Marassi la prima vittoria esterna. Decide Pasqual nel primo tempo, imbeccato con un lancio coast to coast di Rodriguez che scavalca tutto il Genoa. Superiorità schiacciante ma leziosa dei viola: falliscono più volte il ko, Frey si esalta. Montella si porta a ridosso delle migliori e senza pressioni può togliersi delle soddisfazioni. Ha molto da lavorare invece Del Neri, alla seconda sconfitta sulla panca del grifone e sempre alla ricerca di un gioco.

La Roma fa deviare i treni, con conseguente imbufalimento dei consumatori, ma affonda nella palude del Tardini. Pinne d’ordinanza per il signor Damato, che acconsente al match fra pozze assassine e scivolate d’altri tempi. Non è più quel calcio, purtroppo: bei tempi quando i giocatori uscivano dal terreno con i calzoncini sporchi. Oggi con cerchietti e codini non si può. Alla fine risulta più lacustre il Parma, che incassa incredibilmente altri tre punti e scavalca proprio la Roma. Eppure i giallorossi erano passati in vantaggio con l’ottimo Lamela (sesta rete), goffamente imbeccato da Zaccardo. Belfodil, Parolo e Zaccardo medesimo sono buoni palombari e si esaltano nel fango. Retroguardia romanista leggera sull’asciutto, figuriamoci nella melma. Zeman vanta il miglior attacco (22 centri come la Juve), ma anche la peggior difesa con una media di 1,9 goal subiti a partita. Il boemo è stato un capriccio imposto dalla tifoseria alla società, incerta dopo l’abbandono di Luis Enrique: che se lo tengano.

Bella partita al Friuli: l’Udinese non ha più brutti pensieri e sta ritrovando il suo trascinatore, il Catania, sempre in credito con la fortuna, è comunque una buona squadra. Doppietta di Di Natale (anche un rigore trasformato, in tutto sei reti) intervallata dai centri di Castro e Lodi. Etnei beffati nel finale, quando già assaporavano il successo riparatorio. Separate in graduatoria da appena un punto, le due compagini sembrano avviate a un altro campionato positivo.

Al Palermo non basta il doppio vantaggio siglato dai due folletti Miccoli (rigore) e Brienza. Il nostro Franchino, averlo quest’anno fra tanti sedicenti trequartisti…, si sta conquistando di partita in partita la considerazione del Barbera. Nel finale il Milan si desta con Montolivo e col solito El Shaarawy, capocannoniere con sette centri davanti a gente del calibro di Klose e Cavani. Allegri, che pare non sia ancora in salvo, farebbe bene a regalare al suo giovane talento un bel cappotto: se solo prende un raffreddore… Senza il ridimensionamento economico e tecnico del Milan il piccolo faraone porterebbe ancora la borsa al cacciatore di ingaggi Ibrahimovic. Come diceva Nietzsche, ci vuole l’oscurità perché brilli una stella.

Il ventaccio che sferza il Bentegodi forse si porta via anche Stroppa, ormai in caduta libera. A Verona il suo Pescara conosce la sesta sconfitta stagionale. Solo il Bologna ha fatto peggio. Il Chievo sfonda nel finale con il penalty di Luciano e chiude subito dopo con Stojan approfittando dell’inferiorità abruzzese (espulsione di Romagnoli). Punti pesanti per gli asini volanti.

L’undicesima si apre sabato prossimo alle 18,00 con Milan-Chievo, a seguire l’attesissimo derby d’Italia Juve-Inter. Domenica Pescara-Parma (alle 12,30), Bolgna-Udinese, Catania-Lazio, Fiorentina-Cagliari, Napoli-Torino, Sampdoria-Atalana, Siena-Genoa e il posticipo Roma-Palermo. Per la Robur il bonus è ormai esaurito: c’è da dare un senso alla stagione. Chi se la sente faccia un passo avanti, indossi la maglia e la difenda sul campo (paolo soave). 

Fonte: Fedelissimo Online