Selvaggia De Luca: “L’affetto dei senesi è infinito. Per il Siena mettevamo l’anima, mio padre un visionario”

Giovedì ricorreva il quindicesimo anniversario dalla scomparsa di Paolo De Luca, il presidente della Lucida Follia rimasto nel cuore di tutti i senesi. Ogni anno che passa può far sembrare sempre più lontani certi ricordi ma nulla può sbiadire le emozioni vissute in quelle stagioni da tutti coloro che hanno a cuore la Robur. L’indissolubile legame tra la famiglia De Luca e quello della gente di Siena è stato testimoniato anche da Selvaggia, figlia del compianto Paolo, che a Canale 3 non ha nascosto le sue emozioni: “Sono stati tanti gli attestati di stima. Sono passati 15 anni eppure l’affetto c’è sempre, lo percepisco io ma anche tutta la mia famiglia. Come ovviamente Siena è sempre nel nostro cuore”.

Selvaggia apre il libro dei ricordi: “Ne ho tantissimi nel cuore, ma è anche vero che ero una ragazzina di 17 anni quando papà decise di comprare il Siena, per cui vivevo le emozioni da un altro punto di vista. Quando poi cresci e vai a ritroso con i ricordi capisci quanto mio padre fosse all’epoca un visionario. Ci metteva il cuore ma aveva ben in mente cosa volesse fare. Noi vivevamo tutto in prima persona, mettevamo l’anima in tutto quello che facevamo. Venire allo stadio non era un semplice presenziare. Ringrazio mio padre perché non tutte le ragazze di 17 anni hanno la fortuna di vivere quello che io ho vissuto per quei 5-6 anni”.

Nel raccontare suo padre, Selvaggia ne traccia un ritratto che rende bene l’idea della persona: “Era estremamente eclettico. A casa era tosto, molto severo. Pretendeva che imparassimo i valori fondamentali, di come agire nella vita. Quando veniva a Siena era un’altra persona; era gioioso, felice. Sentiva la riconoscenza: non tutti lo erano ma a lui questo non importava. Diceva sempre che capiva chi fosse veramente con lui. Aveva tantissimi progetti che oggi possono sembrare scontati ma che allora erano innovativi. Forse non tutti gli credevano ma io sì, perché era proprio convinto. Alle 6 di tutti i giorni si svegliava e diceva: Paola, noi andremo in Serie A. E alla fine gli abbiamo dovuto dare ragione”. (J.F.)

Fonte: Fol