SE NON SONO MATTI NON CI SI VOGLIONO

Si, perché solo un “matto” poteva accettare una squadra con solo sei punti in classifica, riuscire nell’impresa di riconvertire una macedonia di giocatori frastornati ed in crisi di identità in una squadra credibile, riaccendere la fiammella della speranza.

Solo tra qualche mese sapremo se Alberto Malesani avrà compiuto, insieme ai suoi ragazzi, il miracolo che tutti noi auspichiamo, ma rimanendo al presente qualche risultato lo ha già raggiunto: quello di aver riacceso una speranza ormai sopita nei più, di aver fermato una discesa che ci avrebbe portato ad una retrocessione con largo anticipo e di aver compattato un ambiente che si stava avviando verso una deriva senza ritorno.

La salvezza è ancora lontana, ne siamo coscienti, ma non possiamo fare a meno di esprimere un giudizio positivo sul suo arrivo alla guida della Robur.

Malesani era stato dimenticato dal calcio italiano, sempre più orientato a seguire le mode del momento, tralasciando i curriculum e le qualità dimostrate sul campo.

E pensare che, tra quelli che militano in questa stagione nella massima serie, è l’allenatore italiano che può vantare il maggior numero di successi.

Forse è il look “pane e salame”, classico di chi ama “essere” più che “apparire”, forse la sua caratteristica di dire sempre quello che pensa o magari saranno altri i motivi, ma di fatto il calcio italiano per quasi due anni gli ha chiuso le porte in faccia.

A noi, e lo diciamo apertamente, piace e il nostro giudizio non deriva solo dai risultati, ma proprio da quel suo modo di vivere in maniera viscerale la partita e la quotidianità della squadra.

Riuscire a ricostruire un gruppo in pochissimi giorni non è cosa da poco e questo è stato possibile perché i giocatori hanno capito di avere a che fare con un personaggio carismatico, molto esigente sul lavoro, ma che sarà sempre dalla loro parte senza che nessuno si senta escluso a prescindere

Tatticamente ha sempre dimostrato, e non solo a Siena, di possedere una grande elasticità nel disporre la squadra  riuscendo anche a cambiare la disposizione a partita in corso, secondo l’andamento, con il coraggio e le intuizioni di chi il calcio lo conosce, lo ha studiato e appreso sul campo.

E poi quel modo di esultare, di manifestare a tutti la propria gioia. Anche l’esultanza è spettacolo, coinvolge il tifoso, disorienta l’avversario, carica la propria squadra. Un ultras della panchina? No, un allenatore vivo che non nasconde, finalmente, le proprie emozioni.

Malesani è così: senza compromessi, vero, scomodo solo per gli ipocriti, genuino fino in fondo. Prendere o lasciare e noi siamo ben lieti di averlo con noi. (Nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online