SE NON CI CREDIAMO NOI SARÀ LA FINE

Il tempo dello sfogo, fine a se stesso, è finito. Così si rischia di essere travolti dalla rabbia, perdendo di vista l’obbiettivo che tutti vogliamo.

La tifoseria senese si riunirà domani sera e prenderà le decisioni che più riterrà opportune per fronteggiare questa situazione. Di questo ne parleremo quando sarà stata tracciata una linea di condotta e solo se i gruppi organizzati e la Curva Robur riterranno opportuno  rendere noto quanto verrà deciso. Questo è quanto ci impone il rispetto che  verso tutte le anime del tifo.

Nel frattempo, e questo riguarda il nostro portale di informazione, è inevitabile fare delle considerazioni o forse sarebbe meglio dire fornire degli elementi di riflessioni.

Da molti giorni siamo travolti, quotidianamente, da centinaia di commenti e il nostro sito si è trasformato in un contenitore di sfoghi personali, legittimi e condivisibili al 100%, ma che non portano quel contributo che vorrebbe chi interviene nella discussione.

Il ricorso alle offese e alle minacce è molto frequente; è vero che certe situazioni portano a perdere le staffe, ma è altrettanto vero che al legittimo sfogo deve sempre seguire un’azione che possa modificare lo stato attuale. Con le sole offese e le minacce non si va da nessuna parte.

Tutti ci affanniamo a dire e scrivere che la squadra e l’allenatore devono essere sostenuti, ma appena un giocatore o l’allenatore rilascia un’intervista, iniziano ad arrivare commenti, spesso offensivi, che non aiutano certo ad uscire da questa situazione.

Ripetiamo che questo non è solo il sito del Siena Club Fedelissimi ma anche un portale di informazione e se è vero che esprime il pensiero del club è altrettanto vero che la nostra volontà è quella di fare informazione, di stimolare il confronto ma sempre nell’ottica di portare un contributo positivo.

Mai una parola di incoraggiamento verso la squadra o l’allenatore ( e la cantiamo anche a noi stessi della redazione), mai un pensiero positivo, sempre critiche che hanno il solo effetto di trasmettere la sensazione che i primi ad essere rassegnati ad un triste epilogo siamo proprio noi tifosi.

No, non è così. Il nostro ruolo è anche un altro.

Sacrosanta la contestazione, giustissimo lo sfogo, necessario il coinvolgimento delle istituzioni e dello sponsor, ma questa squadra e questo allenatore chi li sostiene?

E’ vero che il luogo deputato per sostenere la squadra non è internet ma lo stadio, ma è altrettanto vero che il nostro sito e gli altri spazi virtuali esistenti hanno la facoltà di condizionare, comunque, il nostro approccio di tifosi all’impegno sportivo a cui è chiamata la squadra.

Abbiamo sempre dato spazio a tutti coloro che sono voluti intervenire, convinti – e i fatti ci danno ragione – della utilità di uno spazio di confronto e critica, continueremo a farlo, ma ci rifiutiamo di trasformarci in una cassa di risonanza di soli sfoghi.

Noi crediamo che, al di là delle tante situazioni assurde che stiamo vivendo, la squadra abbia ancora la possibilità di tirarsi fuori dalla brutta situazione in cui si trova, una fiducia, la nostra, che nasce dall’impegno che i giocatori hanno sempre messo fino ad oggi e dalle qualità tecniche che molti hanno dimostrato di avere.

Si, forse qualcuno non sarà all’altezza del compito a cui è chiamato, ma se così fosse non gli si può imputare colpe che non ha. Se è a Siena qualcuno ce lo ha chiamato.

Contestare quando le cose vanno male è un diritto del tifoso così come è un dovere sostenere coloro che difendono i nostri colori.

Ci attendono quattro partite (tre in casa e una fuori) di vitale importanza, decisive per il nostro futuro e ognuno di noi deve contribuire al raggiungimento del risultato. Nessun tifoso può sottrarsi dal proprio ruolo. Se in tanti siamo convinti che la Robur non riceva le giuste attenzioni, dobbiamo dimostrare con forza che la Robur siamo anche noi. O forse solo noi.

Partendo da questo punto ogni nostra forma di protesta assumerà un valore maggiore. Se ci rassegniamo tutto sarà più difficile.

La protesta e il sostegno devono camminare di pari passo senza condizionamenti e senza che niente venga lasciato intentato.

Se non ci crediamo noi sarà la fine. (Nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online