Scommesse nel calcio? Meglio dimenticare, la giustizia è solo un intralcio

 

Di solito pubblichiamo questi articoli in rassegna stampa ma questa indagine del ilsole24ore.comtratta argomenti che su questo sito abbiamo affrontato spesso. Nell’articolo che riportiamo sotto intergralmente si mette in evidenza come alcune squadre è giocatori nonostante inquisiti dalla procura di Cremona ad oggi non siano stati presi in esame dalla giustizia sportiva.

Dobbiamo al pm Roberto Di Martino un tributo di riconoscenza perché ci offre un impietoso fermo-immagine del calcio italiano d'oggi, avvilito non solo dai confronti sul campo con il resto d'Europa.
È il procuratore di Cremona che dal 2011 indaga sullo scandalo scommesse, intervistato da Repubblica: «Fa una certa impressione vedere alcuni calciatori che dalle nostre indagini risultano fortemente compromessi con il calcio scommesse mentre giocano tranquillamente a pallone, segnano ed esultano sotto la curva che li applaude come se nulla fosse successo». Ancora: «Dopo due anni di indagini mi pare di poter dire che nel mondo del calcio esiste une effetto respingente. Non viene accettato nulla che turbi l'equilibrio. Nemmeno un'indagine che in teoria dovrebbe dare una mano a fare pulizia. Non viene vissuta come un aiuto, ma come un intralcio».

Che si può fare per riformare la giustizia sportiva? «Va rivista l'intera natura della collaborazione dei pentiti. Mentre in altri campi un soggetto che decide di collaborare ha molto da guadagnare, nel calcio no, si auto distrugge, si espone alla condanna definitiva dell'ambiente… Se un giocatore parla, prima viene squalificato dalla giustizia sportiva, poi dal sistema e viene odiato dai compagni di squadra, dalla società, dai tifosi. Per come stanno le cose oggi è più facile parlare in un ambiente mafioso che in ambito calcistico».
Parole pesanti come pietre in questo stanco fine campionato che dello scandalo reca traccia nei punti di penalizzazione accanto ai nomi delle società coinvolte. Per talune squadre quei punti in meno sono solo un lontano ricordo; per altri , è il caso del Siena, è ciò che può fare la differenza tra la salvezza e la retrocessione. Nell'uno o nell'altro caso, tutti sono innocenti e i colori della maglietta del cuore ancora di più.
Di Martino conferma, con coraggiosa schiettezza, quanto è sotto gli occhi di tutti: il calcio è un recinto di connivenze, di una mano che lava l'altra, del trionfo del "così fan tutti". Farina, l'unico giovanotto che ha detto non ci sto, è scomparso dai radar.
Anche quando i codici penale e sportivo non sono chiamati in causa, il calcio è soffocato da un denso strato di cinismo. Esemplari, nella loro disarmante sincerità, le dichiarazioni dell'attaccante del Cagliari Pinilla. Dopo esserci procurato un rigore fasullo tuffandosi in area ha dichiarato: «Avrei anche potuto tirare, ma appena ho sentito il tocco mi sono buttato. Bisogna essere intelligenti quando si fanno certe giocate in area». Dove l'unica forma di intelligenza conosciuta è la ricerca con ogni mezzo, lecito o illecito, del proprio tornaconto.

Se il cinismo la fa da padrone, a nulla serve lamentare il pessimo stato del nostro football al cospetto dell'Europa. I dispensatori dell'ovvio lamentano che i nostri Paperoni non hanno più quattrini e attendono liete novelle dagli sceicchi arabi, dalla lontana Cina, dalla Russia.
Magari fosse solo questione di soldi. Con buona pace dei cinici d'ogni specie, in Italia sta progressivamente scomparendo ogni traccia di cultura sportiva.
Una partita è il breve intervallo che trascorre tra una rissa e l'altra, tra un intervento spacca gambe e una sceneggiata, tra una discussione per la conquista di un fallo laterale a metà campo quaranta secondi dopo il fischio d'inizio, tra gli infiniti faccia a faccia di cosiddetti professionisti che paiono appena usciti da una seduta dell'esorcista piuttosto che intenti a giocare una partita di pallone.
Quanti minuti si è giocato davvero domenica scorsa tra Genoa e Samp ovvero il perfetto spot dell'anti-calcio e dei mille calcioni? Due tiri verso la porta in 95 minuti e un impressionante numero di falli. Si chiacchiera di progetti, di vivai giovanili da custodire e valorizzare in centri sportivi, poi i fatti e gli esempi sono questi.
Buon campionato a tutti 
N.B. A proposito di cattivi esempi. Clima da far west e da regolamento di conti sugli spalti e in campo nella finale di Coppa Italia Primavera tra Napoli e Juve, con un giocatore bianconero espulso per un gesto osceno verso le tribune. È' l'alba radiosa del nuovo calcio.

Fonte: Fedelissimo online