Scommesse, Gervasoni parla. Ombre su Siena, Lazio e Genoa

 

Me l’ha detto un mio amico del Kazakistan…». Più o meno con queste parole il grande pentito dello scandalo scommesse Carlo Gervasoni strattona al centro dell’inchiesta il presidente del Siena Massimo Mezzaroma. L’amico del Kazakistan, ma anche lo «zingaro» Amir Gecig, avrebbero confidato all’ex giocatore del Piacenza che il gran capo della truppa toscana, il 26 febbraio del 2011, si sarebbe dato da fare per pagare due calciatori del Modena con l’intento di alterare la sfida fra i bianconeri e gli emiliani dello scorso campionato di B finita 1-0 per toscani.

Il corto circuito delle scommesse, o meglio delle partite combinate, parla per la prima volta di un presidente come protagonista e non vittima. A farlo è per l’appunto Gervasoni nel suo ultimo interrogatorio davanti agli inquirenti di Cremona, verbale in un primo momento secretato e, da ieri, non più e nel quale sarebbero ben 42 le gare tirate in ballo, fra cui alcune inedite come Chievo-Udinese. Dal quartier generale sotto la torre del Mangia a Siena filtrano stupore e incredulità («Ci mancava anche l’amico del Kazakistan…», il passaparola) e la voglia di capirne di più. Il club toscano, nel calcio scommesse, ha già messo un piede e da tempo. Da quando sono cominciate a circolare le prime voci su gare – Novara-Siena ed AlbinoLeffe-Siena – scritte nell’agenda della magistratura ordinaria, ma anche di quella sportiva. A Roma, negli uffici del pm del pallone Stefano Palazzi, sono sfilati nelle scorse settimane due dirigenti bianconeri (Perinetti e Faggiano), ma anche diversi giocatori, tesserati per la società del Palio o ex, ed anche l’assistente di Antonio Conte in serie B e a Torino, Cristian Stellini. Lo scandalo scommesse va avanti ad alta velocità. Se da Cremona sono annunciate imminenti novità, la procura della Federcalcio, per oggi, ha messo in calendario gli interrogatori più attesi. A rispondere alle domande degli investigatori federali saranno lo stesso Gervasoni e i laziali Stefano Mauri e Cristian Brocchi. A Mauri verranno chiesti particolari sulle sfide Lazio-Genoa (per questa gara Gervasoni avrebbe raccontato ai pm di Cremona che l’ex biancoceleste Sculli non ha alcun tipo di coinvolgimento) e Lecce-Lazio, partita per la q u a l e Gervasoni ha fatto mettere a verbale che Gegic investì 400 mila euro per la combine con il coinvolgimento, racconta il pentito, «di due o tre giocatori della Lazio e di tre o quattro del Lecce». A Brocchi, gli investigatori della Figc chiederanno se era venuto a conoscenza di contatti, o strani incontri, a Formello prima delle due partite quando, secondo l’accusa, il gruppo degli «zingari» si era avvicinato pericolosamente alla squadra (Gervasoni ha raccontato ai pm di aver visto una foto con Mauri abbracciato allo «zingaro» Ilievski dopo Lazio-Genoa). La Lazio sarà nel mirino degli uomini di Palazzi che, ieri fino a tarda sera, hanno lavorato sulla tesi d’accusa che vedrebbe il Genoa coinvolto in una possibile combine proprio con i biancocelesti nel duello dello scorso 14 maggio finito 4 a 2 per i romani. Un pool di quattro vice procuratori ha cercato di capire dall’ex genoano Dario Dainelli il perché della presenza del difensore e del suo ex compagno Omar Milanetto (anche lui interrogato ieri con un atteggiamento, precisa il suo legale, molto collaboravo) in un albergo milanese il giorno dopo la partita incriminata, hotel dove alloggiavano anche gli «zingari». Per l’accusa, il vertice di Milano avrebbe chiuso il cerchio, per la difesa di Dainelli, l’avvocato De Luca, «il mio assistito ha ribadito che si trovava là per l’addio al celibato in compagnia di tanti amici…».

Fonte: La Stampa