slider
News

Sarra: “La Serie A? Sembra di vivere un sogno. Siena sempre nel mio cuore”

Un bagno di emozioni grandissime che non avevo mai provato prima. Mi sembra di vivere un sogno”. Non ci crede ancora, a distanza di quasi un mese dalla promozione in A del Pisa, Ivan Sarra. Team manager della Robur per cinque anni, lasciò il Siena e un contratto a tempo indeterminato proprio per il club nerazzurro, appena sbarcato in B, nel 2019. Sei anni dopo, l’approdo in massima serie. “La Serie A la culli quando giochi da bambino, io non ci avrei mai pensato – racconta Sarra al Fedelissimo Online – Ho iniziato nei dilettanti, quasi per gioco, e mi ritrovo in questa situazione. Per questo dico che ancora non ci credo. Ma da una parte mi dico: cavolo, se si sono arrivato anche io vuol dire che sono stato bravo. La fortuna te la devi cercare, non viene da sé”.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando alla Serie A?

La gioia di andare a San Siro, all’Olimpico, al Maradona… in stadi dove non sono mai stato. Ma anche la tensione di affrontare una nuova sfida e capire se sono all’altezza.

Cosa cambia, per un team manager che sale i gradini partendo dalla Serie D?

La cosa che salta di più all’occhio è il cambiamento strutturale. In D c’è un numero di lavoratori dentro un club, salendo ce ne sono molti di più. Altra cosa lampante è la tipologia di giocatori: nei dilettanti sono persone che magari lavorano, le richieste sono totalmente diverse e diventano sempre più alte in B, dove devi gestire anche famiglie straniere. E poi l’aspetto logistico legato alle trasferte: fino alla C non parti quasi mai il giorno prima, in B inizi ad utilizzare treni, aerei.

Il pubblico si accorge del del team manager quando alza la lavagna luminosa per cambi e minuti di recupero. Ma è soltanto uno zero virgola del lavoro che svolge.

Esatto, il giorno della partita per noi team manager è quasi un giorno di vacanza, il momento meno impegnativo. Il lavoro maggiore si concentra durante la settimana, non ci sono orari e serve tanta pazienza e capacità di risolvere ogni problematica. Un team manager non stacca mai il telefono. Per la gioia della mia fidanzata (ride, ndr).

E tua futura moglie. Quando vi sposate?

Il 21 giugno, a Pisa. E anche lì sarà difficile stare lontano dal telefono visto che dopo il viaggio di nozze andiamo in ritiro.

Ivan Sarra team manager. Nacque tutto per caso.

Mi trasferii a Pistoia per avvicinarmi a una ragazza che avevo conosciuto in Erasmus. Venni contattato per seguire il marketing, ma quell’estate non c’era nessuno in sede. Erano tutti in ferie e ogni mattina mi trovato con Morgia. Ufficialmente ero il responsabile marketing, in realtà ero sempre col mister.

Che poi, dopo aver vinto alla Pistoiese, ti chiama anche alla Robur.

Era il 12 o 13 agosto, qualche giorno prima del Palio. Morgia arriva a Siena la mattina e nel pomeriggio mi chiama: “vieni subito a Siena!”. Io ero nel letto della mia camera, feci la borsa e partii subito. Ricordo il primo colloquio con Agnolin, che aveva già trattato il mio orario e il mio compenso con Morgia. Iniziai dopo venti minuti, senza sapere niente. Nemmeno quanto prendevo.

Ricordi indelebili, in quei cinque anni.

L’anno della D lo porto sempre nel cuore, perché coinvolse tutti, in un senso di rinascita. Poi sono arrivate tante problematiche, fino a un altro ricordo bello, quello della finale playoff col Cosenza. Ho legato tanto con Mignani e con Vergassola, ho battezzato il figlio di Simone, Mattia. Sento spesso Guerri, mi aggiorna sulla Robur di adesso. Siena è stata un’esperienza forte, educativa, che resterà sempre dentro di me.

Come avvenne il passaggio al Pisa?

Mi chiamò l’attuale direttore organizzativo del Pisa, Daniele Freggia, allora team manager. Lui sarebbe salito di grado e cercava consigli sul suo possibile sostituto. Gli dissi che gli avrei fatto sapere, ero in vacanza da solo, in un momento della mia vita particolare. Questioni personali, non c’entrava niente il Siena. E alla fine decisi di andarci io al Pisa. Rinunciai ad un contratto a tempo indeterminato per fare un anno a Pisa. Era l’unico stimolo per risollevarmi il morale. Detti le dimissioni e andai in Serie B.

A Siena hai lasciato tantissime amicizie.

Ho legato con tantissime persone a Siena. Niccolò e Franco della Taverna del Capitano, dove andavo spesso a mangiare, Mirko Righini, Paolo Saracini, il mister Tognaccini, Nicola Baiano. Sono legatissimo alle persone con cui ho lavorato a stretto contatto: Tommaso Salomoni, Vincenzo Federico, Alessio Butini, Alessandra Pasquini, Serena Saletti. E Nermin Hodza…

Che è stato appena premiato dai tifosi.

L‘ho sentito l’altro giorno, gli ho detto: è uno scherzo, non può essere vero! “Era ora, dopo tanti anni”, risponde lui (e Ivan imita la voce di Nermin, ndr)”. A parte gli scherzi, il Siena parte sempre da lui. Qualunque cosa succede, Nermin è una certezza.

E allora buona avventura in Serie A, Ivan!

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol