Santini: “Col Livorno ce la giochiamo. Ci sono i presupposti per continuare qui la mia carriera”

Che il calcio fosse il suo sport lo ha capito prestissimo. A cinque anni, per seguire le orme del fratello maggiore, con bambini più grandi di lui di tre anni. Quando arriva la Fiorentina sembra fatta, il destino appare segnato. Invece il suo percorso è più tortuoso che mai. Periferia. E’ lì che si forma Claudio Santini. Borgo a Buggiano, Gavorrano, Lucca, Prato, Montecatini. Dove esplode definitivamente, entra nell’ascensore e sale due piani. L’Ascoli, “un’offerta irrinunciabile”, e poi Siena, che “non la considero un passo indietro.
Tra lottare per salvarsi in B e giocarsi la promozione in C, scelgo la seconda”. La scarpa tenuta in mano ad Olbia, il gran gol di Piacenza, lo zampino ad Alessandria. Santini in un mese si è già preso la scena. E pure le simpatie dei tifosi, che in lui rivedono un certo Massimo Maccarone.

Claudio, partiamo dalla Giana.
Una gran partita, un primo tempo giocato benissimo. Potevamo fare il 2-0 e abbiamo sofferto negli ultimi minuti, ma abbiamo retto bene.

Di occasioni ne hai avute anche te, una però si potrà solo raccontare.
Mi sarebbe piaciuto rivederla, non l’hanno messa negli highlights. Una bella azione di contropiede, dove ho concluso a botta sicura di controbalzo col sinistro e il portiere è stato reattivo nel pararla. Il gol mi manca, sinceramente. Spero arrivi al più presto.

Beh, comunque è già arrivato, a Piacenza.
E’ stato molto importante, sia per la classifica che per la squadra. Un attaccante vive per quello, è la parte più importante di una prestazione.

Fisicamente come stai?
Quando sono arrivato non ero in condizioni ottimali, ma in poco tempo ho trovato la forma fisica migliore grazie ai preparatori atletici e al lavoro settimanale. Sono contento, pensavo ci volesse di più.

Un buon impatto a gennaio non è così scontato. Diversi affari nel mercato di riparazione si sono poi rivelati dei flop.
E’ vero, arrivare in questo periodo non è mai facile, in un paio di occasioni in passato non mi era andata bene. Sono entrato nello spogliatoio con umiltà, il gruppo è fantastico, si respira nello spogliatoio uno spirito non di squadra ma di un gruppo di amici che si vogliono bene.

La tua intesa con Marotta?
Che si può dire di lui? E’ fortissimo, sa giocare a pallone, è difficile non trovarsi bene. E’ anche un bravissimo ragazzo, dividiamo la camera in albergo.

Facciamo un bel salto indietro. Quando inizi a giocare a pallone?
A cinque anni, nella scuola calcio Desolati (Firenze). Cominciò mio fratello, di tre anni più grande, e io non volevo stare a guardare. Per questo ho iniziato prima di tutti i miei coetanei. Sono rimasto lì fino a 11 anni, poi mi prese la Fiorentina, la squadra della mia città. Anche se sono sempre stato milanista.

Vivaio prestigioso, le premesse sono ottime. Invece inizi un percorso nelle periferie toscane.
Dopo la Primavera passo al Borgo a Buggiano. Ci resto tre anni, il primo vinciamo il campionato in D. Poi un anno nel Gavorrano, la stagione delle nove retrocessioni, e un’esperienza non delle migliori tra Lucca e Prato, che mi spinge a scendere di categoria. E’ stato il momentopiù importante della mia carriera. Un passo indietro per prendere la rincorsa.

Una rincorsa che si può ripetere quest’ anno, quando sei sceso dalla B?
E’ una cosa diversa, Siena non la vedo come un passo indietro. E’ una piazza importante, c’è un obiettivo grosso. Alla fine, tra chi lotta per salvarsi in B e chi è ai vertici in C, il divario è minimo.

Cosa non ha funzionato ad Ascoli?
Si era creata una situazione difficile. La classifica parla chiaro. I risultati che non arrivavano, l’aria pesante, i molti acquisti in attacco. La mia paura era quella di non avere spazio per dimostrare quello che so fare. Per questo ho preferito Siena per mettermi in mostra e divertirmi.

Meglio lottare per la salvezza in B o per la promozione in C?
Tutta la vita la promozione. Cercare di vincere il campionato mi sta dando stimoli positivi. Ho sempre giocato per la salvezza, questa situazione non mi era mai capitata ed è una bellissima sensazione.

Torniamo a Montecatini, il tuo punto di svolta. Cosa è cambiato quell’anno? Il ruolo?
Sì. Fino ad allora giocavo in ruoli che non valorizzavano al meglio le mie caratteristiche, trequartista o esterno. Passai a fare la seconda ola prima punta,è stata la svolta.

L’anno dopo replichi a Pontedera, dove Indiani ti avanza a unico centravanti.
Indiani è un bravissimo allenatore, mi ha dato tanta serenità e mi ha aiutato a migliorare nel dettaglio le mie caratteristiche da attaccante. Mi mise a fare l’unica punta. Mi sono trovato bene, però avere a fianco un altro attaccante è la miglior situazione.

Come Marotta?
E’ un attaccante che si muove molto, dà pochi punti di riferimento. Con noi in campo non c’è una prima e seconda punta. Abbiamo poche partite alle spalle, ci dobbiamo conoscere. Ma il futuro lo vedo roseo.

Le tue impressioni su Mignani?
Appena arrivato, ho captato subito che è una brava persona. La cosa bellissima è che sprona tutti, dal primo all’ultimo, mette in risalto quando un giocatore fa bene una cosa, ti fa sentire apprezzato ed è importante, soprattutto per chi gioca meno.

E’ vero che il Siena ti seguiva già in estate?
Sapevo dell’interesse, avevo conosciuto i direttori. Però la serie B è un’opportunità che non si poteva rifiutare. Una scelta quasi obbligata.

Santini è calciatore ma anche dottore.
Mi sono laureato in Scienze Motorie ed è un traguardo di cui vado fiero. So bene che la carriera di calciatore non può durare in eterno, lo studio ti fornisce un’ancora di salvezza. E’ un messaggio che la mia famiglia mi ha sempre ricordato.

Quando ti sei ritagliato il tempo per dedicarti allo studio?
Finito il liceo mi iscrissi con mio fratello e altri amici. Me la sono presa con calma, non avevo fretta. In quattro anni e mezzo mi sono laureato. Mi piacerebbe aprire una palestra, fare il personal trainer o qualcosa del genere. Ambito fitness insomma.

Dopo l’arrivo a Siena, è ripartito il tuo accostamento con Maccarone.
A Montecatini mi avevano già accomunato a Big Mac. Sono contento perché è un grande attaccante, ma sono molto umile, faccio fatica a trovare caratteristiche simili se non il taglio di capelli!

Sei in prestito secco, Siena è di passaggio o una tappa più duratura?
Il futuro è difficile da prevedere, ci sono tanti fattori da valutare. Sono legato fino al 2020 all’Ascoli, dove mi hanno voluto bene. A Siena, anche se sono arrivato da poco, mi sono trovato bene. Ci sarebbero tutte le caratteristiche per proseguire qui la mia carriera. La terra toscana è la mia casa, rimanere in questa Regione non mi dispiacerebbe.

Per chiudere, questo Siena può farcela a lottare per il primo posto?
Sicuramente, ha tutte le carte in regola. Mi metto nei panni del Livorno, che ha perso tutto quel vantaggio, vuol dire tanto anche a livello psicologico. Pensiamo a noi stessi, facciamo più punti possibile, poi aspettiamo lo scontro diretto che sarà fondamentale. Ce la metteremo tutta. Dico solo una cosa.

Prego.
Il supporto del pubblico è fondamentale, le ultime partite ancora di più. Per raggiungere l’obiettivo serve l’aiuto di tutti. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo