Sannino: «Risate e strigliate Così salverò il Siena formato famiglia»

Ci sono le colline del Chianti e la val d'Orcia, le Crete senesi e le terme. Posti meravigliosi, che questa stagione ancora esalta. L'ideale per uno che vive nel Monferrato e che ama fare jogging.
Beppe Sannino, chissà quante corse da queste parti…
«Macchè, ancora niente, non sono mai potuto andare».
E perché?
«Perché devo lavorare, non ho tempo per pensare. Dobbiamo salvarci, è dura, non posso mollare un attimo. Finita una partita io sono abituato a pensare subito alla prossima».
E' in A dopo 13 anni e 5 promozioni: dai, se la goda un po'…
«No, sarò un allenatore di Serie A solo se ci salviamo».
Intanto c'è, eccome. Non se ne rende ancora conto?
«L'ho capito all'Olimpico: non c'ero mai stato. Eravamo a fare riscaldamento e sento la Curva Sud che inizia a ribollire: guardo e vedo Totti, pallone sottobraccio, che esce da un tunnel di corsa, seguito dai compagni. Sembrava un gladiatore, la curva è esplosa. Ho guardato i miei collaboratori Ciccio e Luca (Baiano e Lomi, ndr) e mi sono spaventato».
In campo però meritavate di vincere voi, invece è finita 1-1.
«L'unica partita che abbiamo sbagliato è stata quella di Palermo. Molli, lenti, senza rabbia. Ma è stata la svolta, è servita per farci capire come dobbiamo giocare, con corsa, sofferenza e sacrificio».
Basta vedere come si agita lei in panchina e basta sentire cosa urla ai suoi giocatori per capire cosa vuole da loro.
«Con la squadra ho un bel rapporto. Certo, a Varese avevo gente che veniva dalla C2 ed era più facile mandare qualcuno a… quel paese. Ma anche qui il confronto è aperto. L'altro giorno ho fatto ridere tutti nello spogliatoio: ho chiesto a chi assomiglia Mannini…».
A chi?
«A Jim Carrey! Ha la faccia d'attore, è un bel ragazzo. L'ha indovinato Brienza, uno che ha sempre l'aria seria, e s'è fatto una risata pazzesca».
Ha riso D'Agostino? Con lui ha un rapporto più difficile…
«Non è vero. La società si aspetta molto da lui, un grande giocatore che ha sposato questo progetto con serietà e che vuole sempre giocare. Ma è l'allenatore che decide».
E' entusiasta di questo Siena. Non rimpiange il mancato accordo con il Palermo?
«Con Zamparini mi sono incontrato, non mi conosceva e non mi sembrava convinto. Invece il Siena sapeva tutto di me, come gioco e come lavoro. Ero abituato con Sogliano a Varese ad avere un confronto continuo, qui Perinetti non mi chiede nulla e sono io che gli spiego le mie scelte: una cosa che mi responsabilizza molto e mi dà fiducia. La forza di un allenatore è nel direttore».
Cos'ha di diverso la A dalla B?
«E' un altro mondo. Io sono abituato a un calcio di famiglia, stando tutti insieme, con giocatori che hanno voglia di crescere: vorrei riproporlo qui, dove però i giocatori sono veri professionisti che sanno già da soli quello che devono fare e come gestirsi».
Due scontri diretti vinti con Lecce e Cesena, adesso altri due con Novara e Chievo.
«Bisogna fare punti con tutti, rubarne qualcuno anche alle grandi. Con il Novara dobbiamo puntare sulla velocità, siamo in ritiro a Baveno (sul lago Maggiore, ndr) proprio per provare un campo sintetico. E con il Chievo giochiamo alle 12.30, quindi sabato facciamo un allenamento a quell'ora: mi dite dove trovo il tempo per andare a correre?».

Fonte: La Gazzetta dello Sport

 

 

 

Ci sono le colline del Chianti e la val d'Orcia, le Crete senesi e le terme. Posti meravigliosi, che questa stagione ancora esalta. L'ideale per uno che vive nel Monferrato e che ama fare jogging.
Beppe Sannino, chissà quante corse da queste parti…
«Macchè, ancora niente, non sono mai potuto andare».
E perché?
«Perché devo lavorare, non ho tempo per pensare. Dobbiamo salvarci, è dura, non posso mollare un attimo. Finita una partita io sono abituato a pensare subito alla prossima».
E' in A dopo 13 anni e 5 promozioni: dai, se la goda un po'…
«No, sarò un allenatore di Serie A solo se ci salviamo».
Intanto c'è, eccome. Non se ne rende ancora conto?
«L'ho capito all'Olimpico: non c'ero mai stato. Eravamo a fare riscaldamento e sento la Curva Sud che inizia a ribollire: guardo e vedo Totti, pallone sottobraccio, che esce da un tunnel di corsa, seguito dai compagni. Sembrava un gladiatore, la curva è esplosa. Ho guardato i miei collaboratori Ciccio e Luca (Baiano e Lomi, ndr) e mi sono spaventato».
In campo però meritavate di vincere voi, invece è finita 1-1.
«L'unica partita che abbiamo sbagliato è stata quella di Palermo. Molli, lenti, senza rabbia. Ma è stata la svolta, è servita per farci capire come dobbiamo giocare, con corsa, sofferenza e sacrificio».
Basta vedere come si agita lei in panchina e basta sentire cosa urla ai suoi giocatori per capire cosa vuole da loro.
«Con la squadra ho un bel rapporto. Certo, a Varese avevo gente che veniva dalla C2 ed era più facile mandare qualcuno a… quel paese. Ma anche qui il confronto è aperto. L'altro giorno ho fatto ridere tutti nello spogliatoio: ho chiesto a chi assomiglia Mannini…».
A chi?
«A Jim Carrey! Ha la faccia d'attore, è un bel ragazzo. L'ha indovinato Brienza, uno che ha sempre l'aria seria, e s'è fatto una risata pazzesca».
Ha riso D'Agostino? Con lui ha un rapporto più difficile…
«Non è vero. La società si aspetta molto da lui, un grande giocatore che ha sposato questo progetto con serietà e che vuole sempre giocare. Ma è l'allenatore che decide».
E' entusiasta di questo Siena. Non rimpiange il mancato accordo con il Palermo?
«Con Zamparini mi sono incontrato, non mi conosceva e non mi sembrava convinto. Invece il Siena sapeva tutto di me, come gioco e come lavoro. Ero abituato con Sogliano a Varese ad avere un confronto continuo, qui Perinetti non mi chiede nulla e sono io che gli spiego le mie scelte: una cosa che mi responsabilizza molto e mi dà fiducia. La forza di un allenatore è nel direttore».
Cos'ha di diverso la A dalla B?
«E' un altro mondo. Io sono abituato a un calcio di famiglia, stando tutti insieme, con giocatori che hanno voglia di crescere: vorrei riproporlo qui, dove però i giocatori sono veri professionisti che sanno già da soli quello che devono fare e come gestirsi».
Due scontri diretti vinti con Lecce e Cesena, adesso altri due con Novara e Chievo.
«Bisogna fare punti con tutti, rubarne qualcuno anche alle grandi. Con il Novara dobbiamo puntare sulla velocità, siamo in ritiro a Baveno (sul lago Maggiore, ndr) proprio per provare un campo sintetico. E con il Chievo giochiamo alle 12.30, quindi sabato facciamo un allenamento a quell'ora: mi dite dove trovo il tempo per andare a correre?».
Fonte: La Gazzetta dello Sport