Sannino: “Non dimentico che cosa ho passato”

"Chi è Beppe Sannino? Adesso mi vedete gesticolare in panchina, fare interviste, vivere sotto i riflettori, ma in ogni momento della mia vita non dimentico chi sono stato e che cosa ho passato". Lo ha detto Giuseppe Sannino, tecnico del Siena in una intervista che andrà in onda domani sera su Premium Calcio ed anticipata su alcuni siti internet. "Io e la mia famiglia ci trasferimmo da Napoli a Torino – racconta il tecnico partenopeo – perchè mio padre aveva ottenuto un posto fisso alla Fiat. Vivevamo in sette in due stanze e io dormivo in cucina. Mia madre andava a fare la spesa in quelle piccole botteghe nelle quali ti vendono il fondo del prosciutto cotto ad un prezzo inferiore, così come le cassette di frutta che erano in negozio già da qualche giorno. Mi ricordo che con i biscotti rotti facevano nuove confezioni e le vendevano a prezzo d'occasione. Io giocavo per strada e andavo in giro, anche d'inverno, con i pantaloni corti e le infradito. Per questo mi affibbiarono il soprannome di ciabattino. Dopo una carriera da calciatore giocata sui campi della Serie C, Giuseppe Sannino lascia il calcio per un posto da ausiliare all’Asl di Voghera: “La mia giornata – continua l’attuale allenatore del Siena – iniziava alle 6 del mattino, e dopo aver lavorato per più di 7 ore all’ospedale psichiatrico di Voghera, prendevo la macchina e andavo a Monza per fare quello che avevo sempre sognato di fare, cioè l’allenatore. Era dura fare tutti i giorni questa vita, ma volevo tenere viva questa speranza dentro di me, senza far mancare il supporto economico alla mia famiglia. Il mio compito all’ospedale di Voghera era quello di umile operatore sanitario: mi occupavo di pulire i bagni e le stanze dei pazienti psichiatrici.
Ho visto tante persone soffrire e morire; un’esperienza importante, che mi ha fatto capire che dietro ogni persona, anche la più in difficoltà, c’è una storia e c’è un mondo. Ricordo tutto, persino i nomi dei pazienti che ho accudito. Ho assistito a episodi di infinita tenerezza e condiviso momenti difficili: dover convivere con diverse forme di pazzia è veramente traumatico. Con alcuni pazienti si era stabilito un rapporto di complicità: di nascosto, anche se non si poteva, li rifornivo di sigarette, di piccole attenzioni, e loro, tutte le mattine, mi aspettavano all’ingresso e mi seguivano in tutte le funzioni della mia giornata lavorativa”

Fonte: Fedelissimo online