Sangue e arena

Nel mio peregrinare estivo sono passato per Turi, un paese in provincia di Bari che ha dato i natali ad uno dei più grandi allenatori della storia bianconera, Oronzo Pugliese.

Ero bambino quando il Mago di Turi allenava i bianconeri e seguivo il Siena da appena un anno. Danilo Nannini aveva costruito una squadra secondo i suoi collaudati schemi: qualche giovane sconosciuto pescato al nord, qualche vecchia affidabile bandiera e un paio di campioni sul viale del tramonto. La strategia era chiara e collaudata: un buon campionato e immediata cessione a qualche squadra del sud di quei giovani messisi in luce e di quei “nomi” riportati a lustro. Anche nel 1958-59 fu applicato il “metodo Nannini” e la squadra fu affidata a Pugliese, uomo sanguigno, irruento, vero e profeta di un calcio fatto di aggressività e poche veroniche.

Pugliese sapeva allenare bene sia la squadra che i tifosi. Prima di ogni partita casalinga compiva un giro di campo costeggiando la rete di recinzione e ad ogni passo si fermava, guardava negli occhi i tifosi e mostrando i pugni urlava “ Oggi sangue e arena”. Era il suo grido di battaglia, la sua voglia di affermarsi, il suo modo di sentirsi condottiero non di undici giocatori, ma di un intero popolo.

Quelle scene non le ho dimenticate e nemmeno quelle parole. Quest’anno più che mai: Sangue e arena! (Nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online