«Di Stefano ricordo la grande professionalità, perché ha avuto la fortuna di vivere il calcio nell’epoca in cui il calcio era quello delle persone. I segretari restano le figure più importanti a livello di società calcistiche, perché possono determinare le sorti di una stagione in tante maniere. Quando si sapeva benissimo chi erano i più bravi direttori e i più bravi allenatori, si sapeva benissimo che tra i più bravi segretari c’era Stefano Osti». Nel corso dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur” ad intervenire in collegamento è stato anche Ernesto Salvini. Arrivato nell’estate del 2022 e costruita una squadra che in poche settimane seppe issarsi in testa alla classifica, l’ex direttore bianconero ha visto naufragare l’ottimo lavoro svolto a causa delle inadempienze della proprietà dell’epoca fino ad essere sostanzialmente esautorato prima delle dimissioni, arrivate a maggio del 2023. «Indubbiamente la mia storia a Siena va divisa in due tempi, io cerco di mantenermi caro il primo tempo, quello di un ambiente per me ottimale in cui ho vissuto cinque mesi fantastici. I tifosi forse non erano tantissimi, ma quelli che c’erano sono stati garbati ed esercitavano il diritto di critica in maniera signorile. Devo dire che forse sono stati anche troppo pazienti. La squadra ha iniziato benissimo, poi ha avuto un momento di flessione e probabilmente hanno intuito che in questo momento di flessione c’era qualcosa che andava al di là del discorso puramente tecnico».
Uno dei problemi con cui il dirigente laziale si è trovato a convivere è quello delle strutture: «Solo un rimprovero faccio a tutti quelli che sono passati per Siena e non hanno approfittato dei momenti splendidi che questa società ha vissuto: lasciare qualcosa per chi veniva dopo. Tutti – sottolinea Salvini – hanno pensato soltanto al presente, a fare cassetta e ad ottenere risultati anche molto superiori rispetto a quella che poteva essere la tradizione precedente, ma nessuno ha pensato a lasciare qualcosa che potesse rimanere, che fosse un impianto di proprietà, un’organizzazione… Poi le proprietà passano, si può fare la Serie A o l’interregionale, ma se c’è un minimo di struttura è proprio quella che permette di far esistere un club e gli dà la capacità di autorigenerarsi. Io sono uno di quelli – prosegue l’ex direttore – che ritiene sia meglio investire su strutture e rinunciare a un calciatore che viceversa. Sotto questo aspetto purtroppo è stato difficile, poi ci ha perseguitato anche la sfortuna. Eravamo finalmente riusciti a trovare una casa come campo di allenamento (Quercegrossa, ndr) ma lì avevano atavici problemi idrici e in quella parte di Siena sembrava non volesse mai piovere. Con l’azienda che curava il manto non siamo mai riusciti a fare un lavoro ottimale dopo la semina, poi sono cominciati i vari problemi e da lì un po’ tutto è andato a finire».
Sono stati in diversi a concorrere ad una delle annate più complesse della storia, non solo recente, del Siena: «È inutile fare l’elenco dei colpevoli, perché dopo quello che è accaduto l’anno scorso di colpevoli e di gente che dovrebbe assumersi le responsabilità – me compreso – ce ne sono veramente tanti. A cominciare dalla parte politica che all’epoca era insediata, ma anche a persone facenti parte di una entità ex proprietaria che probabilmente non riuscivano ad essere chiare e sincere in nessun momento. Poi una proprietà che non si è capito bene, come non lo capisco adesso, con quale scopo abbia preso la società se non c’erano le caratteristiche per appassionarsi a quello che deve essere un percorso per gestire una società di calcio. Una società calcistica non ha nulla a che vedere con una società normale, perché tratta cose animate, ogni persona ha la propria testa e le proprie vicissitudini. Nel calcio si gioca con il cuore della gente. A tal proposito – aggiunge Salvini – credo che i Fedelissimi e i tifosi del Siena nel loro piccolo abbiano dato una lezione a tutta Italia. I tifosi sono l’unico motivo per cui ognuno di noi fa qualcosa in una società di calcio. Con il vostro club avete tenuto accesa la fiammella, che ci può essere in ogni categoria, ma attraverso voi sono stati coinvolti altri, non avete abbandonato la nuova proprietà e avete organizzato situazioni per lanciare un messaggio alla città per stare vicino a questa nuova ennesima ripartenza».
«A Siena ho trovato gente disposta a rimboccarsi le maniche, a sacrificarsi, che faceva ben oltre quelli che erano i suoi compiti. Abbiamo rimesso in piedi un qualcosa che cominciava a funzionare, anche bene, pur sempre attraverso difficoltà. Quindi non affonderei troppo la mano sul secondo tempo della mia avventura alla Robur, è ora che Siena dimentichi una volta per tutte il passato a tutti i livelli e ricominci da questo gruppo di ragazzi e da questa società – conclude Salvini – perché in qualsiasi categoria non è mai semplice e scontato vincere». (Jacopo Fanetti)
Fonte: Fol
