Salvini: “Fatte scelte non appariscenti ma dalle grandi potenzialità. Ardemagni? Risolverà la questione il presidente”

Il responsabile dell’area tecnica Ernesto Salvini ha anticipato la fine ufficiale del calciomercato estivo per fare il punto sulla rosa e sulle operazioni andate in porto nella conferenza stampa di questa mattina. Queste le sue dichiarazioni:

Mercato – “Lo abbiamo concluso con gli arrivi ufficiali di Castorani e Picchi. Hanno invece risolto il contratto Cervoni, che pur essendosi dimostrato un ottimo elemento è importante che a questa età continui a giocare con continuità, e Sare, la cui risoluzione era già formalizzata da qualche settimana”.

Aspettative – “Da questa stagione mi aspetto di capire, sarà la parola d’ordine di quest’anno. In primis le potenzialità effettive del gruppo che è stato messo su, che è stato costruito al 70 %ex novo, e poi la fiducia riposta in esso, che d’istinto e come abnegazione finora non è stata tradita”.

Gruppo – “Chi era già giocatore del Siena può fare sicuramente di più rispetto a quello che ha fatto lo scorso anno. Gli innesti sono stati fatti con uno scopo, prima sono venute le persone e poi i calciatori giusti. Dovrò capire se il lavoro che ho impostato, di cui mi assumo tutta la paternità, è un buon lavoro”.

Progetto – “Per progettualità si intende risolvere i problemi assieme, dare fiducia illimitata alle persone scelte per costruire questo progetto. Tutti gli elementi dell’equipaggio devono essere tutelati, protetti e difesi fino alla fine, altrimenti la parola progettualità anche detta da noi non avrebbe senso”.

Visione – “Il lavoro fatto mi servirà anche per capire se nei prossimi anni si può ambire al grande salto. Nella mia carriera non ho mai scelto la linea più breve, cioè quella di prendere giocatori con più appeal che avrebbero richiesto maggiore dispendio. Quando l’impatto mediatico importante devi sperare che tutto vada benissimo, perché se l’obiettivo non si raggiunge possono accadono cose brutte. Bisogna fortificare e pensare alle fondamenta. È più difficile piantare il seme e curarlo; solo quando esce la prima foglia si possono apprezzare gli sforzi fatti e la qualità del lavoro svolto, perché grazie a delle radici fortificate può reggere ad ogni intemperia. Da 34 anni il mio modo di lavorare mi ha sempre portato a fare questo tipo di valutazioni”.

Massimo – “Per riuscire a farci capire c’è bisogno di lavorare al massimo. Dando il massimo si capisce dov’è il vero valore. Se poi tutti danno il massimo e mi fanno capire che il massimo non basta, le responsabilità sono le mie. Se mi accorgo che la volontà di dare il massimo non c’è, troveranno una persona che gli ricorderà le responsabilità che si hanno indossando una maglia come la nostra”.

Confermati – “La rosa stata fatta con l’idea di dare la possibilità ai calciatori rimasti in carico di avere una stagione di riscatto. Ho parlato con loro, li ho ascoltati, ho assorbito le loro problematiche e il primo atto del mio lavoro è stato quello di metterli in condizione di riuscire a farli esprimere”.

Nuovi – “Abbiamo abbinato ai confermati dei calciatori di età che varia dai 20-21 ai 27 anni. Gente che ha già raggiunto la sua maturazione ma che è ancora in ascesa. Sono state fatte scelte di qualità. Investimenti chiari, non appariscenti da subito ma con potenzialità straordinarie. Abbiamo messo dentro tanti giovani, alcuni già di proprietà, altri che lo diventeranno se risponderanno alle aspettative. Le premesse e prerogative per capire il valore di tutti ci sono”.

Step – “La società ha scelto un allenatore che consentiva la costruzione di un progetto. Siamo arrivati al primo step, prima di poter cominciare il secondo piano bisogna vedere se abbiamo lavorato bene al primo. Non basta un mese, due o cinque, serve un anno. Mi sento di dare un senso di protezione totale all’allenatore. Non sono uno di quelli che alle prime intemperie rinnega il proprio lavoro per salvare il proprio posto. Se io credo in una cosa vado fino in fondo”.

Fiducia – “Volutamente al gruppo non ho mai parlato, cosa che solitamente faccio. Preferisco lasciare i miei interventi quando saranno più utili. Voglio che venga fatto tesoro dai calciatori. Ogni calciatore rimasto è stato voluto da me, o rivoluto da me, come nel caso di Disanto. Confermare un giocatore che ha tanto da dare è una nota positiva di chi ha avuto lungimiranza di metterlo. Non mi interessa chi va in campo la domenica. Ripagare la fiducia significa saper aspettare il proprio momento, andare in campo convinti di poter dare il massimo, di aiutare il compagno che ha bisogno”.

Ardemagni – “Era un elemento su cui la società puntava. È chiaro che poi c’è una fase che porta al centro dell’attenzione il campo, gusti tattici e esigenze dell’allenatore possono influire. La società aveva un obbligo morale nei confronti dei ragazzi in essere di dare la possibilità, ma tutto va fatto in accordo con lo staff tecnico. Non succede niente se le idee non combaciano. Una soluzione più serena poteva e può essere auspicabile, ma in questo caso il presidente è stato direttamente investito nel discorso. Indicherà lui la strada corretta per definire questa questione, che va al di là della fase tecnica”.

Marocco – “Mi dispiacerebbe rimanesse a fare il terzo portiere. Ma come ho spiegato a lui e al suo procuratore, passare un altro anno senza mai giocare rischia di essere una cosa negativa. Se dovesse uscire e avessimo bisogno di un terzo portiere attingeremo dal settore giovanile”.

Bianchi – “Mi è piaciuto che la tempistica sia stata assolutamente rispettata, ormai siamo alla terza fase. Penso in un paio di settimane il problema sarà alle spalle. Ne approfitto per fare un saluto a Luciani, che si è operato da poco, e un altro a Giuseppe Caccavallo. Con noi si è comportato in maniera esemplare”.

Quercegrossa – “Credo che fra dieci giorni potremo tornarci. Grazie al caldo abbiamo potuto fare la semina. Penso che se riusciamo a rimanerci lontano altri 10 giorni possiamo garantire all’erba di attecchire ancora di più”.

Abbonamenti – “La campagna sta andando abbastanza bene, e non credo per un discorso limitato solo al costo. Amo pensare che si sia capito quale sia il nostro scopo, cioè far divertire. Chi scenderà in campo dovrà farlo portandosi dietro il carico della responsabilità di far fare bella figura alla società e a una città che ha una grande storia, un patrimonio mondiale”.

Tifosi – “Tifoso significa letteralmente malato di tifo. Vorrei che i sostenitori del Siena facciano un passo in avanti, cioè quello di fare i supporters, più che i tifosi. Perché il termine supporto nasce dall’idea del supportare. Per capire dove si può arrivare in futuro, questa squadra bisogno di pazienza. Non un atteggiamento di pancia, che comunque è sacrosanto, ma chiedo solo di avere la pazienza per aiutarci a capire se le cose sono state fatte nella maniera giusta”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol