“I nomi per la panchina del Siena all’inizio erano Zeman, Longo e Stellone. Zeman era per accontentare Montanari, feci una chiamata al suo entourage ma era già stanco e aveva il desiderio di chiudere la sua carriera a Foggia, desiderio che poi non gli hanno fatto avverare. Mentre gli altri due erano improponibili: quando prendi un pilota di Formula 1 che ha vinto il campionato mondiale l’anno prima, non lo puoi mettere a bordo di una 500. Il Siena non poteva permettersi questo tipo di allenatori, e sarebbe stato assurdo chiamare tecnici che viaggiavano su cifre che poi non sarebbero state paragonabili con quelle dei calciatori. E poi a me piace sperimentare, come sperimentai con Stellone e Longo, mi piace dar fiducia ai giovani, sia calciatori che allenatori”. Così Ernesto Salvini, che ospite di “Al Club con la Robur”, oltre a parlare del presente, ha anche ricordato la sua esperienza da direttore sportivo del Siena nella stagione 2022-23, quando venne chiamato da Montanari per quello che doveva essere un progetto pluriennale, ma che si è poi trasformato nel terzo fallimento nel giro di nove anni.
Pagliuca – “Ero uscito da 15 anni forti, intensi, a Frosinone, e andavo in giro a vedere le partite. Per coincidenza in quasi tutte le partite c’era Pagliuca. La sua squadra, la Lucchese, mi impressionò tantissimo. Faceva un calcio coinvolgente ma pragmatico, pratico, essenziale per vincere campionati o comunque per cominciare un progetto. Pagliuca è stato in assoluto l’unico allenatore contattato anche se giravano dei nomi assurdi. Io non potevo fare il nome non perché volevo creare chissà quale aspettativa, ma perché era tesserato per un altro club”.
La stagione – “Tutto ha seguito, nella sua illogicità, un filo logico. I primi cinque mesi sono stati bellissimi, non solo come risultati. Era una squadra che procurava simpatia ai tifosi, in campo dava tutto. Come avevo promesso, Paloschi ricominciò a fare gol, andava tutto bene. Poi il meccanismo che sembrava perfetto iniziò a incrinarsi. E bisognava a scegliere da che parte stare”.
Bugie e illusioni – “La cosa che odio di più è quando i presidenti fanno proclami sapendo che non hanno la possibilità di farli. Il tifoso è intelligente; preferisce di più sapere la verità, e magari borbottare in quel momento, che illudersi e poi arrabbiarsi, giustamente. Io non potevo non dire le cose come stavano. Ci sono presidenti in A che vorrebbero chiudere gli stadi e far vedere tutto in tv, ma il tifoso non è un granello del meccanismo, è la parte essenziale. Mi spiegate un giocatore per chi gioca, per chi fa gol, per chi fa una bella parata? Mi spiegate un allenatore per chi allena quella squadra? Solo ed esclusivamente per il tifoso. Quindi al tifoso bisogna sapere dire la verità, e io in quel momento credevo che l’unica cosa possibile fosse quella di cominciare a far capire. Guardate che purtroppo quella che sembrava una favola bellissima e che nei miei programmi doveva durare almeno 3 anni, alla fine dopo pochi mesi cominciava a vacillare”.
Perché è rimasto a Siena – “Potevo togliere il disturbo a Natale, ma sono rimasto per due motivi. Intanto perché c’era qualcuno che diceva che comunque da lì a breve sarebbe cambiata la proprietà e quindi bisognava tenere a botta, e poi perché avevo una grande responsabilità, quella di aver convinto giocatori anche importanti a scegliere il progetto Siena. Per cui sono rimasto per stare loro vicino”.
Responsabilità – “Come mai è finita così? Io più che pensare a Montanari, penserei a chi l’ha chiamato. Con quelli mi divertirei un pochettino. Con lui c’è poco da divertirsi”.
L’addio di Favalli – “La cosa che più mi rammarica è che abbiamo fatto smettere la carriera a un giocatore come Favalli, secondo me ancora tutt’ora nella Lega Pro non ce ne sono come lui. Ho tentato di aiutarlo, ma ancora una volta c’è stato il Siena di mezzo. Me lo sarei portato alla Triestina, ma dopo dieci giorni il presidente (Giacomini, ndr) ha venduto. Anche Lanni ha smesso? Sì, ma lo avrebbe fatto già l’anno prima, sono stato io a convincerlo. Parla poco, ma è una persona di spessore e di una affidabilità incredibile. Era già sulla via della decisione, ma Favalli no”.
Eccellenza – “Il Siena, in quanto società nuova, sarebbe dovuta ripartire dalla Seconda Categoria. È stata una grande concessione del presidente federale. La verità vera è che qualcuno a livello diplomatico ha lavorato bene, perché io quando dicevo che probabilmente si ripartiva dall’Eccellenza, lo dicevo con tutto il bene. In quel momento mi avrete odiato, ma lo dicevo con tutto il bene possibile perché era il disastro minimo”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
