Salvatore Burrai: “Siamo il Siena e non possiamo lottare per la salvezza”

Esordire in serie A con la propria squadra del cuore è un po’ il sogno di tutti i calciatori. Salvatore Burrai ci è riuscito a venti anni con la maglia del suo Cagliari, per giunta il giorno dopo il suo compleanno. Da quel momento la sua carriera si è arricchita di tantissime esperienze. Dal Foggia di Zeman alla vittoria ai playoff col Latina (con tanto di rete in finale col Pisa), dalla A sfiorata a Modena fino al fallimento del Monza. Adesso Burrai, a 28 anni e nel pieno della maturazione, si ritrova due compiti: dirigere da play l’orchestra bianconera ed educare i tanti giovani in rosa assieme ai vari Portanova, Ficagna, Bonazzoli ecc..

Salvatore, come valuti il pareggio di Lucca?
Abbiamo fatto un passo indietro dal punto di vista del gioco, però è un punto guadagnato perché abbiamo giocato più di mezz’ora in dieci. Abbiamo rischiato in alcune occasioni ma siamo stati bravi a portar via questo punto.

Quattro derby, quattro pareggi. Le statistiche dicono miglior difesa ma anche peggiore attacco.
È vero, dobbiamo migliorare sull’attacco, sul concludere in porta. Ci manca qualcosa quando offendiamo e dobbiamo crescere in questo. Sabato abbiamo capito che per segnare bisogna tirare di più.

Dopo la prova sbiadita di Lucca il mister ha usato per la prima volta la parola ‘playoff’. Secondo te questa squadra ha i valori per poter competere con le prime?
Per me sì. Il mister lo dice dall’inizio che ci vuole tempo, ma è inutile nascondersi. Ci chiamiamo Siena e non possiamo lottare per la salvezza. I quattro pareggi potranno rivelarsi fondamentali in futuro. Ci manca solo la vittoria che potrebbe sbloccarci psicologicamente.

Torniamo indietro di due mesi, è il 28 luglio quando il Siena annuncia Burrai. Com’è nata la trattativa e perché hai scelto Siena?
Dopo aver rescisso con la Juve Stabia aspettavo un progetto vero ed è arrivata la chiamata di Materazzi. Ci ho pensato un po’ perché eravamo ancora all’inizio di luglio, poi ho subito accettato. Siena è una bellissima piazza e una bellissima città.

Prima di Siena due avventure terminate allo stesso modo, con la risoluzione del contratto. Monza prima, Juve Stabia poi, sono state esperienze che hanno frenato la tua carriera?
Sicuramente hanno influito. Dopo aver fatto i playoff col Modena in B ho firmato col Monza e dopo poco tempo è fallita. Firmare un triennale e poi ritrovarsi senza certezze è difficile. A Castellammare ho avuto un grande allenatore, Pancaro, che mi ha sempre fatto giocare. Poi a fine anno ho capito che non potevo star bene in quella piazza.

Capitolo Cagliari: hai vinto un campionato con i giovanissimi nazionali, poi nel 2007 l’esordio in A. Mendicino ha manifestato la sua delusione per come la Lazio ha trattato lui e altri giovani, sedotti e poi abbandonati. Ti senti parte di questa corrente di pensiero?
No, non ho nessun tipo di rancore. Il Cagliari è la squadra del mio cuore e giocarci è il sogno di ogni sardo, ma ho avuto la possibilità di esordire in A e ne sono orgoglioso.

Quando il Cagliari è sceso in B, hai pensato alla possibilità di una chiamata da parte del club sardo?
Sono stato avvicinato più volte, ma non c’è stato nessun contatto. Hanno fatto uno squadrone e avranno avuto diversi progetti.

Tornando al presente, un saluto che vuoi fare ai tifosi e alla città?
Prometto di dare il meglio a questa maglia e chiedo ai tifosi di stare vicini alla squadra come hanno fatto a Lucca, dimostrando di essere di una categoria superiore. Speriamo di vedere presto la prima vittoria, magari già col Rimini. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo