Rosina il bravo ragazzo «Anch’io ero come Balo ora insegno ai giovani»

C'è chi non lo ha voluto. C'è chi lo ha scaricato. C'è chi lo ricorda con piacere. E c'è chi adesso se lo coccola. Alessandro Rosina lo sa, non dimentica e non ha rimorsi: «Rifarei tutto». Nel Siena di Beretta in risalita (6 risultati utili di fila e ottavi di Coppa Italia in tasca), lui è il fattore di crescita. «Venire a Siena è stata una scelta rischiosa – spiega -, ma sono felice di averla presa. Dopo la retrocessione dalla A alla B abbiamo dovuto affrontare anche la penalizzazione. Ci ha costretti a partire forte, ci costringe a giocare facendo finta di nulla». In estate si stava materializzando un quadro diverso. «Alle 17 del 31 agosto ero quasi del Genoa, poi è saltato tutto. Ma sono rimasto volentieri, voglio tornare in alto col Siena».

DALLA RUSSIA CON VIGORE– Quando nel 2009 lascia il Torino per lo Zenit, lui è Rosinaldo. La Maratona lo adora e la Nazionale gli ha aperto le porte. «Però quando arrivo a San Pietroburgo l'accoglienza non è entusiasmante – rivela -. Advocaat mi dice che voleva Pandev, non me…. Faccio finta di nulla, esordisco e segno. Poco tempo dopo arriva Spalletti. Credevo fosse una fortuna. Invece quasi non mi convocava. Non c'era feeling, ma lo considero il miglior tecnico mai avuto». Alessandro non chiede spiegazioni delle sue esclusioni. Lavora, migliora l'inglese e impara il russo. «Noi siamo privilegiati, sono circondato da persone che affrontano problemi quotidiani. A volte parlo con certi colleghi e li sento vivere in un'altra dimensione». E una cosa lo irrita, perché ci è passato lui per primo. «Chi esagera, chi vive di eccessi. Uno come Balotelli per esempio: ha un talento pazzesco. Spero che limiti certi suoi lati, lo dico per lui, perché così non si aiuta. Anche io sbagliavo anni fa, De Biasi mi ha fatto capire l'importanza di saper ascoltare. Ora io cerco di consigliare i più giovani».

DALLA CALABRIA CON ONORE– A 9 anni lascia Belvedere Marittimo (Cosenza) per andare al Parma con i genitori. «Ricordo ancora l'incertezza. Oggi, quando nei loro occhi vedo la soddisfazione, posso dire di aver fatto qualcosa. Sono tornato volentieri in Italia, perché anche se giochi in un grande club come lo Zenit, un po' le tracce si perdono». E pensare che qualcuno non lo ha voluto. «Il Palermo, ma Perinetti si è scusato per l'ingenuità di non aver creduto nel mio ritorno». Ora Rosina è patrimonio toscano. Da San Pietroburgo a Siena ci sono circa 2.500 chilometri. E si passa da una metropoli di 5 milioni di abitanti a una città di poco più di 50 mila. Dai voli di 6 ore per ogni trasferta alla B, alla cavalcata in Coppa Italia. Lui, la sua compagna, il bimbo e un labrador di un anno dal nome che rimanda all'America meridionale: Cacao. Dallo Zenit al nadir.

Fonte: La Gazzetta dello Sport