Romagnoli: “Non mollo, il mio obiettivo è tornare tra i pro. Alla Robur e con la fascia da capitano sarebbe un sogno”

Stare fuori a guardare gli altri è una condizione che un calciatore non vorrebbe mai vivere. Quando poi è un infortunio serio come la rottura del crociato a costringerti a fermarti, la frustrazione non lascia spazio ad altri sentimenti. È così che deve sentirsi in questo momento Mirko Romagnoli che, come un leone in gabbia, aspetta la sua occasione per tornare sul campo a fare quello che gli riesce meglio. Più forte della sfortuna e di un destino beffardo. “Mi sono fatto male un mese e mezzo prima che finisse il campionato. La rottura del crociato mi costringerà a fare tutta l’estate riabilitazione, per cui dovrò saltare ancora una volta la preparazione. Ormai sono già due anni che mi trovo a rincorrere. Non è bello, ma spero vada tutto per il meglio”, racconta l’ex bianconero al Fedelissimo Online.

Dopo diverse stagioni da protagonista in Serie C sei dovuto ripartire dai dilettanti. Come è andata alla Lavagnese?

“Appena arrivato, a ottobre, mi sono trovato un po’ spiazzato. Forse ero troppo abituato ad un’organizzazione professionistica. A Siena c’è Nermin (Hodza, ndr), un magazziniere da Serie A, che non ti fa mancare niente. In Serie D questa attenzione non c’è, devi farti tutto da solo. Sul lato sportivo, invece, dopo un inizio così così i risultati sono iniziati ad arrivare, poi però siamo incappati in un filotto negativo. C’è stato il cambio dell’allenatore, io poi sono andato via dopo l’infortunio”.

Al netto dell’infortunio, cosa secondo te non ha funzionato?

“Credo di non aver accettato, soprattutto all’inizio, il fatto di non avere trovato squadra nei professionisti. Forse di testa non ero al top e questo mi ha un po’ frenato. È stato un boccone amaro che non ho digerito a dovere”.

Adesso si prospetta un periodo lungo prima di poter riprendere l’attività agonistica.

“Purtroppo sì. Tra una settimana mi sottoporrò all’operazione e prima di rimettere piede a terra ci vorranno circa 20-25 giorni, in cui farò riabilitazione. Poi serviranno altri 6 mesi. Già da un po’ di tempo comunque avevo ricominciato l’università, iscrivendomi a Scienze Motorie. Il tempo lo occuperò anche studiando”.

Hai già pensato dove e come vorrai rimetterti in gioco una volta rientrato?

“In questo momento è un’incognita, preferisco ragionare step by step. Intanto voglio vedere come va l’operazione, poi come reagisce il ginocchio. Non me la sento di fare troppi programmi, anche perché – conoscendomi – so che se poi non va come vorrei rischio di abbattermi. Penso che la miglior cosa sia iniziare a fare qualcosa a casa. Immagino che nel momento in cui sarò rientrato non potrò chiedere più di tanto, anche a livello contrattuale”.

Per la prima volta sei stato lontano dalla realtà di Siena, come hai visto la stagione della Robur?

“Per le premesse e per i giocatori in rosa mi sarei aspettato un altro tipo di campionato. La partenza era stata anche buona, poi non so cosa sia successo. Certe stagioni possono capitare, ma tanti cambiamenti non fanno mai troppo bene alla squadra. Ogni volta che cambi un allenatore riparti da zero, perché ognuno ha le sue idee. Il giocatore deve resettare tutto e non è facile”.

Riguardo alla tua esperienza in bianconero, da fuori si è sempre avuta la sensazione che ti sia stato concesso meno spazio di quello che ti saresti meritato.

“Mi fa piacere, ma questo lo lascio dire agli altri. La stagione 2018/19 per me è stata forse la più bella, ho collezionato quasi 25 presenze imparando moltissimo. Mister Mignani a livello umano e calcistico mi ha veramente aiutato tanto a crescere. L’anno dopo, invece, qualche partita in più avrei potuto farla. Ma grossi rimpianti non ne ho. Non disponendo di qualità eccelse, mi sono sempre impegnato con costanza e dedizione. Ho dato tutto in ogni singolo allenamento”.

Magari qualche rimpianto c’è a livello di squadra. A distanza di quattro anni quel mancato ripescaggio grida ancora vendetta.

“È vero. Ci fu tolto ingiustamente quello che ci eravamo conquistati. Forse poteva cambiare un po’ anche a me la carriera, come palcoscenico e visibilità la Serie B è seconda solo alla Serie A. Magari poteva andarmi anche peggio, ma non si può sapere”.

Hai nominato Mignani precedentemente. Cosa hai pensato dopo la sua vittoria con il Bari?

“Sono stato non contento, di più. Gli ho mandato subito un messaggio, ero felice come se il campionato lo avessi vinto io. Lui e Vergassola si meritano il meglio, prima ancora come persone. Mi auguro che possano togliersi tante altre soddisfazioni nel calcio”.

Devi tanto anche a Colella.

“Tantissimo. Mi volle tenere a tutti i costi e infatti rimasi a Siena. Stravedeva per me. Un altro allenatore non so se ci avrebbe puntato. Ero un ragazzino alle prime armi, venendo dalla Berretti è stato impegnativo misurarsi in un contesto totalmente diverso come quello della prima squadra. Già in allenamento senti la competizione. All’inizio faticai un po’, del resto trovarsi a dividere lo spogliatoio e marcare uno come Marotta non capita tutti i giorni”.

Quattro stagioni alla Robur non sono poche, quale il momento più bello in bianconero?

“Il mio esordio è quello che ricordo con più piacere. Debuttai fuori casa con la Racing Roma, proprio grazie a Colella. Ricordo con grande affetto anche la prima da titolare al ‘Franchi’ contro la Lucchese, e pure il gol a Novara fu un’emozione indescrivibile. Ma la primissima volta non si scorda mai”.

Hai detto di non voler guardare troppo in là, ma si può dire che il tuo l’obiettivo è tornare al più presto a misurarti nei professionisti?

“Assolutamente. L’obiettivo che mi pongo è quello di tornare a giocare nei professionisti”.

Meglio ancora se a Siena.

“Se arrivasse una chiamata da Siena in questo momento verrei subito (ride, ndr). L’altro giorno ho parcheggiato la macchina allo stadio e sono riaffiorati tanti ricordi. Essendo di Siena c’è qualcosa che mi lega ancora di più alla Robur. Sono convinto che se tornassi lo farei con un’altra testa. Quest’anno mi ha fatto capire tante cose, soprattutto come non tutti abbiano il privilegio di stare in C”.

Magari con la fascia da capitano.

“L’ho indossata solo in uno spezzone in Coppa contro il Pontedera, ma sogno di rimettermela. Fare il capitano a Siena sarebbe l’apoteosi”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol