Robur tra stop forzato e campo: momento delicato ma si può uscirne

Lo stallo dovuto al coronavirus ha momentaneamente congelato il campionato, proprio in una delle fasi clou della stagione. È vero che la Robur era attesa da una settimana piena tra Arezzo e Pergolettese, ora però il problema di dover giocare più partite in pochi giorni è solo rinviato; ammesso che si ritorni a calcare i campi nei tempi previsti, lo scenario è quello di un calendario intasato, dove i bianconeri saranno impegnati una volta ogni quattro giorni. Un altro dettaglio non trascurabile è che questa era la settimana del derby. Aver bypassato la partita di Mercoledì non ha fatto felici tutti, d’altronde il derby è una fonte naturale di stimoli per mille motivi ed in questo momento alla Robur qualche stimolo forse avrebbe fatto comodo. È altresì vero che questa pausa forzata può essere stata accolta di buon grado dall’ambiente bianconero. In primis perché la squadra era reduce da prestazioni deludenti (sottolineate anche dai fischi del pubblico), e andare a giocare ad Arezzo in questo stato mentale avrebbe potuto rappresentare un boomerang; in secondo luogo perché lo stop permetterà di recuperare i giocatori ai box.

Dal Canto non ha fatto in tempo a riabbracciare Guberti che nel frattempo ha perso Campagnacci e Boateng. La coperta però resta corta soprattutto dietro: dopo Baroni si è infatti fermato anche Buschiazzo, per quanto l’entità dell’infortunio dell’uruguagio sia meno preoccupante. Gli unici centrali di ruolo disponibili al momento sono quindi D’Ambrosio e Romagnoli, con l’aggiunta di Panizzi che – un po’ per necessità e un po’ per le preferenze del mister – in quella posizione è stato schierato contro l’Albinoleffe. Il reparto arretrato è in ogni caso quello che ha incontrato le maggiori difficoltà: nel 2020 Confente ha dovuto raccogliere il pallone in fondo alla rete più di una volta a partita di media (l’unico clean sheet a Busto Arsizio) complici le numerose disattenzioni della terza linea bianconera. E non sono serviti nemmeno i cambi di modulo ad invertire la tendenza; che la Robur non sia ancora riuscita a registrare la difesa è un dato di fatto, e dopo sette mesi di campionato è difficile pensare che le cose si possano sistemare da un momento all’altro.

Un altro aspetto su cui Dal Canto dovrà concentrarsi è anche la fase conclusiva. Il ritorno al 4-3-1-2 in pianta stabile non è detto che basti a rinvigorire il reparto offensivo, sicuramente il tecnico nativo di Castelfranco Veneto confida in un apporto diverso di Guidone e soprattutto di Cesarini, che può approfittare della pausa per rientrare al top. Con un D’Auria ripresentatosi in grande spolvero, il mister si aspetta che anche i centrocampisti diano qualcosa di più in fase realizzativa: fatta eccezione per Arrigoni, quest’anno nessun altro giocatore della linea mediana è andato a segno (escludendo il fortunoso gol di Da Silva contro la Juventus). Un dato in controtendenza alla filosofia di gioco del mister che ad Arezzo attribuiva ampia importanza ai movimenti senza palla delle mezzali, non a caso i vari Foglia, Buglio e Serrotti andavano a segno con regolarità. Concetti – questi – tanto banali sulla carta quanto di difficile applicazione nella pratica. Anche perché, come ripetuto spesso dal mister, quello che in fin dei conti fa la differenza sono le caratteristiche dei giocatori e la bacchetta magica per far funzionare l’orchestra alla perfezione non c’è. Ma qualcosa andrà comunque aggiustato perché da dietro spingono e non perdere ulteriori posizioni diventa prioritario. (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol