Robur: occhi sull’Inter – di Filippo Tozzi

Dopo il pareggio in rimonta contro l’Udinese, la Robur ha iniziato a preparare la trasferta storicamente proibitiva in casa dell’Inter. In serie A, i bianconeri hanno ottenuto due soli punti in 8 gare nel San Siro nerazzurro. Il computo dei gol è ancora più impietoso, con sole 7 reti realizzate e fronte di 20 subite.

Il ricordo delle ultime due apparizioni della Robur alla scala del calcio contro l’Inter fanno letteralmente infuriare i cuori bianconeri. Nel disgraziato anno della retrocessione, il Siena di Malesani era in vantaggio per 2-3 all’88°. Al fischio finale, la Robur tornò a casa con 0 punti e molti rimpianti. L’anno scorso, il gol di D’Agostino aveva illuso i bianconeri targati Sannino, che subirono la rimonta dei padroni di casa guidati da Milito. Il Principe è un vero e proprio incubo per il Siena, con 4 gol segnati in altrettanti incontri da quando veste in nerazzurro. Poiché i gol non hanno tutti lo stesso peso, quelli del centravanti argentino sono anche più importanti del solito, come il sigillo sullo scudetto festeggiato al Rastrello o la doppietta in rimonta dello scorso Aprile.

Questo è lo sfondo storico su cui Cosmi proverà a dipingere una stonatura di colore nella sfida di domenica prossima. Se si guarda al passato, non c’è apparentemente partita tra le due squadre. Eppure le statistiche sono fatte per essere talvolta contraddette. Inoltre, ogni partita ha qualcosa di unico: ciò che emerge dalla prova del campo. Ecco perché,  come ogni mercoledì, andiamo a scoprire le caratteristiche dell’avversario di turno.

FASE DI POSSESSO

L’Inter plasmata ad immagine e somiglianza di Andrea Stramaccioni è predicata sul 4-3-3. Tuttavia, ciò che veramente conta è l’interpretazione di questa architettura di base. Partiamo dalla retroguardia. In questo avvio di stagione, il terzino più presente è stato il giapponese Nagatomo. Zanetti è stato schierato come esterno di difesa in due occasioni, ma il suo compito differisce da quello del collega, incaricato di sovrapporsi con frequenza per creare superiorità numerica. Non è un caso se, dopo le prime 3 giornate, l’Inter attacca sulla corsia di competenza del giapponese nel 40% dei suoi possessi palla, a fronte di un 27% sulla fascia opposta.

A centrocampo, Stramaccioni ha creato una linea contraddistinta da intensità, corsa e dinamismo. A fianco dell’esperto Cambiasso ci sono Guarin, Gargano e Pereira. La linea mediana è necessaria a supportare il pacchetto offensivo.

Nelle prime due giornate, il tecnico romano ha optato per un tridente puro con Milito prima opzione e la coppia Cassano-Sneijder a supporto. Scelta che ha creato molte occasioni da rete, vista l’elevata caratura tecnica degli interpreti. Con questa disposizione, le difese avversarie sono messe di fronte ad una scelta. Subire l’uno contro uno continuo di Cassano e Sneijder, oppure adeguare la difesa ed aumentare la densità sul lato del campo in cui si trova la palla. Quando la sfera è sulla fascia, Milito finta molto spesso di andare e ricevere sul primo palo per liberare i compagni che tagliano in orizzontale partendo dalla parte opposta.

Contro il Torino, Stramaccioni ha apportato una modifica. Il Principe è stato lasciato a fare reparto da solo, con l’olandese libero di agire alle sue spalle. Questo ha aumentato la solidità generale della squadra, ma ha anche diminuito la pericolosità offensiva generale. Contro al Roma, i nerazzurri hanno aggredito la retroguardia avversaria con 7 palloni in verticale. Statistica che scende a 2 contro i granata.

FASE DI NON POSSESSO

Come detto, la scelta del tridente ha il suo rovescio della medaglia. Cassano e Sneijder non hanno nel pressing e nell’intensità le loro migliori doti. Motivo per cui l’Inter è una squadra che lascia giocare gli avversari quando non è in possesso di palla.

L’incarico principale del centrocampo è quello di proteggere la retroguardia. Per aumentare l’efficacia del contenimento, Stramaccioni richiede l’applicazione costante della trappola del fuorigioco. Nell’ultima uscita stagionale contro il Torino, il tecnico ha schierato Juan Jesus come centrale a fianco di Ranocchia. Nonostante la buona prova del giovane brasiliano abbia convinto molti osservatori, l’Inter rimane una squadra vulnerabile in contropiede. Almeno, se si considerano le pretendenti ad un posto in Champions. L’intesa ed i fondamentali di reparto devono essere ancora perfezionati.

Queste le caratteristiche più rilevanti dell’Inter. Tuttavia, un’ultima considerazione è obbligatoria. Nelle prime tre giornate, il Siena ha di fatto regalato agli avversari abbondanti tratti di partita. Se questa tendenza non verrà invertita contro i nerazzurri, parlare di aspetti tattici o tecnici non avrà semplicemente alcun senso. La prima tappa verso la salvezza passa da un’obbligata crescita caratteriale dei ragazzi di Cosmi.