Robur: occhi sul Torino – di Filippo Tozzi

Il girone di ritorno inizia con una familiare sensazione di déjà vu per la Robur. Esattamente 136 giorni fa, i bianconeri scendevano in campo contro il Torino di Ventura per la prima fatica stagionale. Anche allora, la quota salvezza era distante 6 punti. Nel frattempo, l’allenatore è cambiato e molti volti più o meno familiari sono in procinto di lasciare la maglia bianconera. Il Siena riparte dal Torino per animare ancora il sogno salvezza, ed anche noi ripartiamo dalla presentazione dell’avversario della prima giornata del girone di ritorno.

FASE DI POSSESSO

L’equazione di Giampiero Ventura è quella del 4-4-2. Raramente afflitta da insuccesso, la visione del tecnico granata genera squadre solide, clienti difficili per chiunque. Formazioni dal carattere talvolta scorbutico, in cui i concetti base del tecnico sono però applicati con costanza e dedizione. In  fase di possesso, ad esempio, la manovra è costruita per sfruttare le corsie esterne. Solitamente presidiate da elementi dotati di buona tecnica individuale come Santana, Sansone e Cerci, le fasce sono una delle fonti principali del gioco granata. Se si osserva la distribuzione della manovra, infatti, si assiste ad una equilibrata ripartizione. Entrambe le corsie sono utilizzate per il 33% delle azioni a palla attiva. La coppia di attaccanti, inoltre, riproduce le caratteristiche che i componenti di un reparto a due dovrebbero avere secondo il manuale del calcio. Rolando Bianchi, capocannoniere granata con 6 reti, è l’ariete vero e proprio. Tecnicamente preparato per il gioco fisico, si fa carico delle attenzioni di intere retroguardie avversarie. Al suo fianco, Ventura ruota spesso elementi dalle caratteristiche complementari a quelle del capitano come Meggiorini e Sgrigna. Quando la palla è affidata ai talentuosi esterni, le opzioni principali sono due e prevedono entrambe l’incrocio tra gli attaccanti. Nella prima, è Bianchi che viene incontro al pallone. Altrimenti, è la seconda punta ad accorciare per costringere la difesa a scegliere se concedergli la ricezione oppure negargliela. In entrambi i casi, l’attacco si riserva un’opzione alternativa in relazione al movimento della difesa. Un meccanismo basilare e semplice, in cui però il Torino si sta progressivamente raffinando.

FASE DI NON POSSESSO

Per spiegare i concetti basilari della fase di non possesso, occorre partire nuovamente dal reparto avanzato. La seconda punta, infatti, ripiega profondamente fino alla metà campo, caricandosi dell’onere di disturbare il primo passaggio in uscita dalla difesa. La coppia di mediani è il vero filtro, con la sua costante azione di tampone ed i frequenti movimenti orizzontali finalizzati alla copertura del lato del campo in cui si trova la palla. Gazzi è l’elemento simbolo di questo tipo di approccio. Tutti ricordano i chilometri percorsi dal rosso centrocampista ex Robur nella fortunata annata con Sannino. Il suo compito non è variato molto con il cambio di maglia. Parlando di flashback, tutti gli spettatori della gara di andata ricorderanno l’efficace lavoro compiuto su D’Agostino. Inoltre, analizzando le statistiche, emerge la personalità di una squadra abituata a giocare le partite decisive. Contro le squadre che lo precedono in classifica, ovvero quelle coinvolte per la lotta salvezza, il Torino ha perso solo una volta. Per il resto, 2 vittorie e 4 pareggi (10 punti sul totale dei 20 raccolti nel girone d’andata). L’aggressività dei granata è un altro marchio di fabbrica, con 24.1 tackles a partita (5° posto in Serie A). Una caratteristica che non deve però essere confusa con la propensione al gioco scorretto. I ragazzi di Ventura infatti scendono al  12° posto assoluto quando si parla di falli commessi a partita (15.2).

In conclusione, una gara spinosa per la Robur. Lo sono tutte, specialmente quando si è ultimi in classifica. Tuttavia, le caratteristiche del Torino lo rendono un avversario particolarmente spiacevole per i bianconeri, che fanno una tremenda fatica ad attaccare. Contro una squadra organizzata e quadrata come quella di Ventura, il Siena dovrà buttare il cuore oltre l’ostacolo per riuscire ad evitare che l’atteggiamento di attesa dell’avversario si protragga fino a fine gara.