Robur: i paletti della nuova serie b

Oggi la Robur presenterà alla Figc ed alla Covisoc la documentazione sugli avvenuti pagamenti di stipendi e contributi, in modo da presentare ricorso contro la mancata iscrizione al prossimo campionato di Serie B. Il Consiglio Federale avrà poi tempo fino al 19 Luglio per emettere il suo verdetto. Un verdetto che, sebbene sia quello decisivo, non sembra destare preoccupazioni all’interno della società bianconera. Lo scoglio più impervio è stato superato, con l’apertura della linea di credito presso MPS per lo sblocco dell’anticipo del paracadute. La Lega di Serie B, attraverso il presidente Abodi, ha più volte ricordato come l’iscrizione del Siena fosse una priorità per il campionato cadetto. Inoltre, la società bianconera ha dato il via alle operazioni precampionato, come ad esempio il raduno e la partenza per il ritiro. Dunque, con un orecchio in attesa della delibera del Consiglio Federale, è lecito tornare ad occuparci delle questioni che tradizionalmente occupano l’estate calcistica italiana. Prima tra tutte il calciomercato. 

LE NUOVE NORME: SALARY CAP E RAPPORTO E/VP
Le difficoltà della Robur saranno notevoli. Il ritardo nella programmazione tecnica si farà sentire in sede di allestimento della squadra e del progetto calcistico per il Siena che verrà. Tuttavia, questa sessione di calciomercato sarà diversa rispetto alle altre anche a causa delle nuove norme introdotte dalla Lega di Serie B. Per i contratti stipulati dal 1 Luglio 2013, infatti, si applicherà il tetto salariale di 300 mila euro (150 mila nella parte fissa, 75 mila nella parte legata ai risultati individuali del calciatore, 75 mila nella parte legata ad obiettivi di squadra). Una normativa introdotta con il preciso intento di porre un freno ad una delle voci di costo più onerose per i bilanci delle squadre del campionato cadetto, ovvero il monte ingaggi (costo del personale tesserato). Nelle ultime 5 stagioni, il costo medio imputabile al personale tesserato per le squadre che hanno partecipato alla Serie B è stato di 12.4 milioni di euro (dati ufficiali Figc). Nel campionato 2010/2011, in cui la Robur chiuse al secondo posto guadagnandosi il ritorno diretto nell’Olimpo del calcio, il monte ingaggi fu di 23.395.515 euro (esclusi gli incentivi all’esodo e gli accordi transattivi), per un’incidenza sui costi totali di circa il 48%. Il monte ingaggi è quindi una di quelle voci che andrà tenuta sotto il più stretto controllo, indipendentemente dal piano di riequilibrio industriale concordato da Ac Siena ed MPS. In questo senso, la Lega di Serie B ha incentivato il riequilibrio tra il monte stipendi ed il valore effettivo della produzione con l’introduzione del rapporto E/VP (Emolumenti/Valore della Produzione) fissato alla soglia del 60%. Il costo imputabile al personale tesserato non dovrà quindi superare il 60% del valore della produzione di una società. Nelle ultime 5 edizioni del campionato cadetto, questo rapporto ha toccato in media il 71.6%. Risultato eccedente la soglia stabilita da questa stagione, ma in linea con il dato proveniente dai bilanci della Robur. Nell’ultimo report depositato dall’Ac Siena, datato 30 Giugno 2012 e quindi al termine di una stagione di Serie A, i valori erano rispettivamente di 38.010.680 di euro e di 52.340.285 di euro, per un rapporto che ammonta al 72,62%. Alla fine dell’ultimo campionato trascorso tra i cadetti, la stagione 2010/2011, la Robur ha visto questo indicatore salire fino al 95,43%.
Numeri che saranno oggetto di pesanti interventi in casa bianconera. Questo indicatore è uno dei pilastri su cui si fonda il nuovo corso della Serie B caratterizzata da una Lega autonoma. Il salary cap individuale può infatti essere superato nella sua soglia complessiva di 300 mila euro, a patto che il rapporto E/VP si mantenga al di sotto del 60%. In caso di infrazione, la quota dei nuovi contratti che supererà il tetto massimo di 300 mila euro sarà decurtata dalla quota di mutualità prevista per ogni club (circa 4 milioni di euro nella scorsa stagione). Con il termine “mutualità”, stabilito dalla Legge Melandri-Gentiloni che regola la ripartizione dei diritti Tv, si intende la quota che la Lega di Serie A destina annualmente alle categorie inferiori. Dal punto di vista normativo, infatti, le società della massima categoria sono obbligate a destinare “una quota (non inferiore al 4%) delle risorse economiche e finanziarie derivanti dalla commercializzazione dei diritti” TV “allo sviluppo dei settori giovanili delle società professionistiche, al sostegno degli investimenti per la sicurezza, anche infrastrutturale, degli impianti sportivi, e al finanziamento di almeno due progetti per anno finalizzati a sostenere discipline sportive diverse da quelle calcistiche”.
Una società che infrange il rapporto del 60% tra emolumenti e valore della produzione si vedrà quindi ridurre la quota di mutualità a lei spettante in misura corrispondente all’ammontare dello sforamento. Per scongiurare la sanzione, ogni eventuale eccedenza dovrà quindi essere giustificata con l’aumento del fatturato e degli utili, in modo da mantenere bilanciato il rapporto tra emolumenti e valore della produzione.

Fonte: ilcittadinoonline