Andrea Croci è il protagonista della seconda puntata di Robur Extra Moenia, la rubrica del Fedelissimo Online dedicata ai tifosi che vivono lontano da Siena. Ingegnere classe 1989 nato e cresciuto a Milano, nessun legame con Siena a livello di sangue, Andrea è rientrato da qualche mese da un’esperienza lavorativa di sei anni in Inghilterra.
Quando hai iniziato a seguire il Siena?
Quando si è trasferito lì Chiesa. Era un giocatore che mi piaceva, mi era sembrata un po’ originale e controcorrente come scelta. Per me aveva ancora qualcosa da dire nei grandi club, invece decise di ripartire da una neopromossa. Poi, seguendo lui, mi sono appassionato tantissimo alla Robur. Ho avuto la fortuna anche di avere degli amici rugbisti a Siena che mi hanno poi indirizzato verso Lorenzo Mulinacci, che è sempre stato molto disponibile e gentile, mi ha aiutato quando possibile con i biglietti, e da lì sono anche diventato un Fedelissimo. Di norma mi iscrivo tutti gli anni, anche se la prima volta che ho potuto provare l’ebbrezza della sede dei Fedelissimi è stato lo scorso novembre, quando sono stato ospitato assieme a un mio ex collega inglese in occasione della non fortunatissima Siena-Seravezza Pozzi.
Hai altre fedi calcistiche?
La famiglia è interista, ma ai tempi della Serie A la Robur aveva preso il sopravvento. In Inter-Siena tifavo Siena, insomma. Tant’è che la prima partita del Siena vista in presenza fu il 2-2 famoso, al momento del rigore parato da Manninger ero in curva dell’Inter e dovetti trattenermi.
La prima trasferta al Franchi?
Siena-Livorno 0-0, rigore sbagliato da Maccarone. Poi, via via, è diventato sempre più complesso seguire dal vivo il Siena. Finché si parlava di Serie B, e Serie C, riuscivo magari ad andare a vederlo a Monza, a Gorgonzola, a Piacenza. Ma in D è più proibitivo, perché ovviamente la trasferta al Franchi diventa anche un investimento, non essendoci trasferte organizzate. In Serie C ero riuscito, quando ero in Inghilterra, a farmi un abbonamento per vedermele tutte. Ho sofferto anche io nella finale di Pescara. Forse la difficoltà più grande di tutte è che non conosco i giocatori, non essendo esperto del calcio locale. Alcuni, ovviamente, ho imparato a conoscerli, però ogni stagione ci sono diversi nomi nuovi.
Come è vivere questa passione a distanza, senza persone vicine con cui condividerla?
A casa, se si guarda la partita, si guarda la partita. Le bimbe se vogliono i cartoni aspettano, mia moglie per il pattinaggio aspetta… non posso dire che abbiano anche loro questa passione, avendo due bimbe non è facile fare apprezzare loro il calcio. Ogni tanto le ho portate allo stadio in Inghilterra, non ancora in Italia. In Italia, essendoci molto campanilismo, è difficile riuscire a far attecchire un sentimento forte per una squadra che purtroppo, ultimamente, è anche fuori dai riflettori. In compenso, in Inghilterra, dove c’è, magari, più curiosità…
Lì sei riuscito a diffondere la passione per la Robur?
Parlavo sempre di questo Siena ai miei colleghi, tant’è che un mio ex capo ha deciso di venire in trasferta, appositamente, per vedere la partita contro il Seravezza. Si è appassionato, mi chiede, si informa, ogni tanto mi gira lui gli articoli sul Siena. Tra l’altro lui ha un background simile dal punto di vista della passione calcistica, perché è del Luton, e anche loro, anni fa, erano sull’orlo del baratro. Negli ultimi anni, invece, sono riusciti a riprendersi, e questo mi dà sempre un po’ di speranza.
(Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol