RITROVIAMO L’ORGOGLIO

E’ stato e continuerà ad essere un campionato difficile, tormentato, povero di risultati sportivi e ricco di polemiche. I problemi di gestione che hanno afflitto la dirigenza Stronati nella scorsa estate hanno portato a questa crisi, dalla quale è onestamente difficile uscire, soprattutto a metà del cammino. A Siena eravamo abituati, da quando siamo usciti dall’inferno della C, a godere del risultato finale, arrivato sempre dopo una serie infinita di successi sul campo ma anche di polemiche più o meno forti.

Oggi le cose fanno pensare (e lo diciamo toccando ferro) che quest’anno, a giugno le andranno diversamente e forse non ci eravamo più abituati, almeno a vedere la reazione di molti amici tifosi. Nessuno è contento di come stiano andando le cose, tanto meno noi che siamo vicini alle vicende della squadra tutti i giorni, ma è proprio in momenti come questo che si può valutare l’affetto e la passione del tifoso vero, di quello che non demorde, in quanto ad attaccamento, nei momenti più bui.

Fino alla fine degli anni ’90 allo stadio eravamo in pochi, qualche migliaio quando andava bene, in città eravamo guardati con scherno da molti (anche se il risultato del Siena ci veniva chiesto da tutti, segno questo di una passione covata sotto la cenere). Poi sono arrivati i successi che sognavamo da sempre. In quel momento è avvenuto un fenomeno strano e particolare per la nostra sonnacchiosa città. Improvvisamente migliaia e migliaia di senesi hanno tirato fuori dai cassetti le sciarpe bianconere e con malcelato orgoglio le hanno mostrate fieri. All’indomani della storica promozione in serie B, infatti, la nostra città si scoprì bianconera. Bambini, donne, ma anche uomini di una certa età, sfoggiavano sciarpe bianconere quasi tutti i giorni, come fosse un oggetto obbligato di un abbigliamento alla moda. Lo stadio magicamente si riempì e a tutt’oggi, con il record di abbonati, i numeri dicono che la passione di questa città, pur con sfumature diverse, è sempre tanta. E’ cambiato il modo, però, di essere tifosi accaniti. A volte pare che qualcuno di noi, scusate la franchezza, goda più nella polemica che nei trionfi. Sapere che qualcuno imputa a qualche altro, per esempio, di aver festeggiato in passato certi successi con certi personaggi, è un esercizio di stile assurdo e masochistico, così come rinfacciare a qualcuno che oggi inneggia al compianto De Luca e magari prima lo aveva contestato, oppure non tanto criticare (questo è normale) ma denigrare questo o quel giocatore in maniera esasperata. Il carattere sanguigno e polemico è un aspetto che è nel DNA dei senesi, lo dice la storia, ma questo non ci deve dare alibi o attenuanti.

I nostri discorsi ci portano ad una sola conclusione. Il vero tifoso bianconero si incazza, urla, polemizza, ma ama i colori e dovrebbe amare di più tutto ciò che è Robur. Troppo spesso critichiamo certe situazioni cittadine che ci fanno portare a pensare che il Siena, prima realtà sportiva senese, sia un po’ “sopportata” anziché “supportata”, ma poi siamo proprio noi a non esaltare come si dovrebbe fare, le vicende sportive di questi ultimi anni, offuscati da qualche risultato negativo. Ricordiamoci, tanto per esemplificare, della fine che realtà più grandi di noi hanno fatto come Pisa, Taranto, Messina, tanto per citarne alcune. Con questo non vogliamo e dobbiamo adagiarsi sugli allori, ma volere sempre qualcosa di più. Quello che dovevamo fare, noi tifosi, lo abbiamo fatto. La vecchia dirigenza non c’è più grazie anche ad una contestazione dura, quindi, abbiamo fatto nostro dovere, ora ripartiamo da capo, senza dietrologie inutili.

Invitiamo tutti, quindi, dai più polemici ai più tranquilli, da quelli che “c’erano col Grifo Cannara” a quelli che sono tornati allo stadio solo da pochi anni, dai più pessimisti agli ottimisti, a ritornare a scoprire la passione vera e genuina, a riscoprire il valore di indossare una sciarpa bianconera, a sventolare una bandiera. Torniamo ad essere orgogliosi di tifare Robur, facciamolo ancora tutti assieme fin da domenica prossima, per dimostrare a tutti, compreso a qualche nostro concittadino, chi sono i tifosi della Robur. Antonio Gigli