Ricominciamo la scalata verso la gloria di Paolo Brogi

Buon anno! Nel primo giorno di questo 2021, che speriamo migliore del 2020 anche perché peggiore potrebbe essere solo con la caduta dell’asteroide di Armageddon senza l’eroismo strappa lacrime di Bruce Willis, sono qui con voi a parlare di Sienone e di molto altro. Ragazzi con le strade della nostra fantastica città vuote, con pioggia e umido in abbondanza sono andato a La Nazione a svolgere il mio onesto lavoro di giornalista e mi sono sentito quasi un privilegiato. Come arrivi a sera in certi giorni? Me lo sono chiesto come me lo chiedevo da bambino nella casa dei miei genitori in via San Quirico nel Panterone. Televisione, lettura, un pezzo di panettone ogni tanto a peggiorare il mio stato di forma e quell’orologio guardato e riguardato quasi a volerlo spingere in avanti e vaffanculo al primo giorno del nuovo anno, passiamo direttamente al secondo. In redazione invece devi lavorare, ti devi rapportare con gli altri, devi parlare e ascoltare e tutto passa più in fretta e soprattutto indolore. Chi è stato nella mia stanza, almeno una volta, ricorderà bene, anche a distanza di tempo, le pareti. Sui muri ritagli di giornale, sciarpe, biglietti di partite, di concerti e cose curiose, come titoli di giornale simpatici come direbbe l’ex presidente di una grande squadra del nord. In un angolo della stanza c’è la pagina de La Nazione, dell’11 maggio 2015, cronaca di Siena sezione sportiva, a firma Paolo Brogi, segnalato come inviato da Massa. Ecco oggi mi sono fermato per qualche secondo davanti a quella, alla certificazione del ritorno in Serie D, a quel due a zero che ci riportò tra i professionisti.

Quasi superfluo dire che ho fortemente pensato ad una nuova pagina del genere, quando ormai saranno sei anni da quella decisiva vittoria. Mi immagino, anzi voglio la possibilità di poter nuovamente vivere una giornata come quel caldo 10 maggio. Se quel giorno ci avessero predetto un ritorno in Serie D dopo cinque anni la nostra maledizione li avrebbe colpiti tutti e senza alcuna pietà. Sei matto? Vaneggi? Ma cosa c… dici? Disfattista iettatore. Invece eccoci qua a dover ricominciare la nostra scalata verso la gloria. L’errore più grave sarebbe pensare che sia una formalità e magari guardare più all’obiettivo finale che al fatto di dover combattere ogni settimana con il coltello tra i denti contro chi non ci regalerà niente e piuttosto proverà prima a batterci e poi canzonarci. Grassina docet. Pensiamo piuttosto a vincere la prossima partita, poi quella dopo e quella dopo ancora. Magari a staccare le concorrenza senza però mai staccare la spina. Alle Badesse non sarà una passeggiata e nemmeno in casa con il Trestina quattro giorni dopo. Dunque imbocchiamo la tabellina del tre e ci dispiace per gli altri. Strada facendo l’augurio è che possano tornare anche i tifosi. Ossia quella spinta fondamentale che magari potrebbe amplificare la differenza tra la Robur con il suo rumoroso e caloroso seguito e tutti gli altri.

Vogliamo vivere, vogliamo vedere la Robur, vogliamo tornare almeno ad esultare liberamente, vogliamo il mondo esattamente come era un anno fa, vogliamo insomma una normalità che ci è stata portata via dal punto di vista calcistico e non. E ricordate che oltre al vaccino (sempre per chi deciderà di farlo) ci vuole anche un po’ di coraggio, perché senza quello nell’anno 2021 e anche nei successivi, fai e farai fatica a varcare la soglia di casa. E quindi prendiamocelo questo nuovo anno, rammentiamogli come è stato terrificante chi lo ha preceduto e come e cosa deve fare per ripagarci. In tutto e per tutto. In fondo oltre ad una bella dose di salute e libertà – ah la libertà, questa sconosciuta -, non ci servono nemmeno tanti colori, giusto il bianco e nero, quelli indispensabili per farci stare bene. All’attacco!

Vorrei chiudere questo mio primo intervento dell’anno dedicando un pensiero a un amico di tutti noi, Paolo Castellarin, che proprio quattro anni fa ci lasciava. Un tifoso vero che avevo il piacere di incontrare al mattino in qualcuno dei bar che lui riforniva, specialmente al 103 di Colonna San Marco. Si parlava del Siena, della situazione attuale e del futuro. Due chiacchiere, pochi minuti che però mi mancano davvero tanto. Da lassù Paolo, con la sciarpa bianconera al collo continuerà a tifare per la Robur e quando arriverà quella famosa giornata di cui parlavo prima sarà felice come lo saremo noi. (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL