Pare che il Comune di Siena sia determinato a far svolgere al Rastrello l’ultima partita casalinga della Robur targata Giacomini ed a questo scopo si lavora alacremente sul disastrato terreno del “Franchi” per renderlo praticabile entro domenica prossima. In tanti ce lo auguravamo ma già si sapeva che lo strato inferiore dell’erba (se ancora vogliamo chiamare così quella malaticcia vegetazione che adesso fa orripilante mostra di sé) non avrebbe mai potuto avere il colore verde bensì la patina giallognola che assumono le piante private dei benefici effetti della clorofilla, di una regolare innaffiatura e della luce solare.
Giorno dopo giorno abbiamo seguito volenterosamente speranzosi i lavori ma adesso sta venendo meno anche l’entusiasmo dei più ottimisti: il manto erboso che fu uno dei migliori della Serie A è assolutamente IMPRESENTABILE, peggio di un terreno di gioco in terra battuta come ormai si vede solo nei peggiori campetti di periferia.
Allora perché incaponirsi a voler giocare a tutti i costi Siena – Mazzola allo stadio? Sarebbe davvero un’autolesionistica vittoria di Pirro ridursi a festeggiare i dominatori del campionato di Eccellenza 2023/24 in uno scenario quasi lunare e, a mio avviso, finiremmo forse anche per darla vinta all’Innominabile che (ammesso che ne abbia ancora voglia…) di certo se la godrebbe da par suo nel vederci ridotti a tornare a casa così.
Personalmente dunque esprimo vivamente l’auspicio che la Società, a questo punto ed a prescindere dal probabile via libera da parte dell’apposita commissione per l’agibilità degli impianti sportivi, chieda di programmare Siena – Mazzola al “Berni” di Badesse che ormai quest’anno ha adottato i bianconeri per la loro cavalcata vittoriosa. Forse – si dice – la Società risparmierebbe anche…
Insomma, a giocare in casa si deve tornare quando tutto sarà a posto, lucidato a specchio e funzionante al cento per cento. Sarebbe oltremodo triste se nel “Museo del Siena” che sta per nascere si dovessero conservare anche le deprimenti immagini delle maglie bianconere sullo sfondo di un terreno IMPROPONIBILE.
Detto fuori dai denti: ma perché vogliamo farci ancora del male!?
Mario Lisi
