Riceviamo e pibblichiamo

Cari amici,

anche a me, come a tutti i tifosi bianconeri, si è scaldato il cuore (di questi tempi…) per la esaltante e sorprendente prestazione vittoriosa della Robur in versione B sullo squadrone partenopeo dell'altezzoso e antipaticissimo Mazzarri. “Robur B”, ripeto, perché di questo si è trattato, quando si schierano 8-9 giocatori generalmente non presenti nella formazione tipo. E questo, semmai, rende ancora più eclatante e straordinaria l'impresa cui abbiamo assistito giovedì scorso, benché si sia realizzata, purtroppo, con una cornice di pubblico inadeguata alla eccezionalità dell'evento.

E' evidente che le avverse condizioni climatiche e la diretta televisiva hanno inciso pesantemente sul numero di presenze allo stadio, ma non credo siano solo quelle le ragioni di una così scarsa affluenza di pubblico. Io stesso, mi sono recato allo stadio piuttosto contrariato dopo aver letto le formazioni: una squadra provinciale formata sostanzialmente di rincalzi che affrontava una corazzata che, al contrario, schierava sostanzialmente tutti i suoi talenti.

Può darsi che molti, venuti a conoscenza delle scelte di Sannino, abbiano ritenuto che lo scontro si presentasse ad armi ancor più impari di quelle preventivate alla vigilia e, prudentemente, abbiano preferito le comodità casalinghe al gelo notturno.

Può anche darsi, però, che il fascino di questa manifestazione non abbia ancora conquistato i nostri tifosi e che commentatori vari e la stessa Società abbiano enfatizzato, a parole, il valore storico che riveste una semifinale di Coppa Italia per l'intero movimento sportivo cittadino, salvo poi sottolineare che il traguardo prioritario resta la permanenza nella massima serie. Giudizio sacrosanto che sottoscrivo, ci mancherebbe altro. Ma veramente non era possibile presentare un turn-over un po' più dolce, in questa fase finale della manifestazione? Provo a immaginare cosa avrebbe potuto combinare, ad esempio, il giovane Destro nelle vaste praterie lasciate libere dai biancazzurri nel secondo tempo, se fosse stato inserito, magari a gara in corso, anziché ricorrere a impresentabili comprimari che faticherebbero a trovare spazio anche nella serie cadetta. Qualcosa di simile può dirsi con riferimento anche ad altri reparti.

Ma davvero i nostri calciatori migliori non sono in grado di sostenere, per un paio di volte all'anno, tre partite in otto giorni?

So benissimo che se anche avessimo schierato l'intera formazione titolare, l'impresa sarebbe risultata lo stesso quanto mai difficile; e certamente non solo per il valore degli avversari. In ogni caso, il Siena – anche con le seconde linee – ha conquistato un risultato di prestigio, ma evidentemente insufficiente a garantire una buona percentuale di ingresso in finale, nella gara di ritorno. Alla forza degli avversari e al calore dell'ambiente, si uniranno i “desideri” della rete televisiva e delle gerarchie calcistiche nazionali, che sapranno certamente catechizzare a dovere i signori con fischietto e cartellino.

Quindi se a maggio – che il cielo non voglia – sarà il Napoli a presentarsi come finalista, forse anche noi comprenderemo meglio che competere per questa “coppetta” fin troppo bistrattata, allo Stadio Olimpico, con una cornice di pubblico mai conosciuta dalla Robur e sotto i riflettori dell'intera nazione sportiva, sarebbe stato veramente un evento storico. E non resterà che sospirare con rammarico e rimpianto per la difficilmente ripetibile occasione perduta.

Nel suo ultimo discorso pubblico, Steve Jobs rivolse un celebre monito ai neolaureati di Stanford: “Stay hungry, stay foolish” (siate affamati, siate folli). Se noi non avessimo avuto, una decina di anni fa, un Presidente molto affamato e parimenti folle, capace di sognare anziché di vivacchiare, oggi la Robur giocherebbe ancora i suoi derby con Montevarchi e Prato. Altro che semifinali di Coppa Italia.

Vittorio Rossetti