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Interviste

Reginaldo: “A Siena pensavamo più all’allenamento del martedì con Conte che alle uscite in discoteca”

Gioca ancora Reginaldo Ferreira da Silva. A 43 anni l’ex attaccante della Robur si diverte nel Magma Napoli, in Seconda Categoria. E alla Gazzetta dello Sport, come Calaiò, si è raccontato parlando soprattutto del suo rapporto con Antonio Conte. “Ho ancora la mentalità di andare al campo ogni giorno, anche se si tratta di Prima o Seconda categoria lo faccio sempre da professionista. È una mentalità che il mister ci ha inculcato così come altri allenatori, ma Conte più di tutti. Con il mister se dovevi fare un lavoro aerobico di 50 metri di campo in 10 secondi, lui stava lì a controllare se arrivavi preciso, non potevi arrivare né a 11 né a 9, è fatto così. Questa è la sua forza”.

“Con gli allenatori che ho avuto prima di Conte potevo fare anche una corsa in meno all’indietro, invece con lui no. Mi diceva ‘mi devi fare 65 minuti, devi fare avanti e indietro, e devi fare la differenza in fase offensiva’”, prosegue Reginaldo, che arriva poi al famoso aneddoto di quando fu messo fuori rosa.

“Quell’anno tornai dalle vacanze il giorno preciso che aveva deciso il mister, cosa che non avevo mai fatto nelle altre stagioni, proprio per affrontare al meglio il richiamo di preparazione a Messina. Feci 22 ore di volo, con vari scali da 6 ore, avevo il sediolino dell’aereo ancora sulla schiena e il giorno dopo mi fece fare un allenamento aerobico. Ricordo, come se fosse ieri, che dovetti fare tre blocchi di lavoro da 7 minuti che erano qualcosa di impressionante e alla fine dissi “Mister basta non ce la faccio più” e lui mi rispose che mancavano ancora tre blocchi. Io dissi “Mister mi sto stirando”. Allora Conte mi disse di chiamare il mio procuratore per andar via da Siena perché non avevo voglia. A quella frase mi partì l’embolo e gli risposi in maniera concitata “Come fai a dire che non ho voglia?”. Quando rispondi male a Conte, lui va fuori di testa. Pensavo che chiedendogli scusa sarebbe passato tutto. Invece io mi ritrovai ad allenarmi da solo, di pomeriggio. Non potevo andare neanche in pullman con gli altri, andavo in macchina col team manager. Se la legò proprio al dito. Mi fece fare una settimana fuori rosa a Messina, un’altra a Siena e poi mi rimise dentro”.

A fare da mediatori furono i senatori, come Vergassola. “Andavano spesso a parlare col mister, approfittarono della mia situazione per fargli presente altri problemi. Gli dissero, ad esempio, che alcuni giocatori più giovani, come Immobile, avevano paura di allenarsi. Poi un giovedì mattina ebbi la possibilità di parlare personalmente con Conte: gli dissi che secondo me avremmo vinto il campionato, ma gli consigliai anche di stare sereno, perché c’erano dei ragazzi più giovani che avevano paura di sbagliare anche un semplice passaggio per il timore di essere rimproverati. Da quel giorno Conte cambiò totalmente atteggiamento. Da gennaio in poi, ogni giovedì faceva il torello in campo con noi. Mollò la presa e si legò moltissimo al gruppo”.

Reginaldo poi ricorda due momenti ormai celebri. Il primo fu il corteggiamento di Mourinho, impressionato dalla sua partita a San Siro con l’Inter, in cui Reginaldo fece due assist. “A fine gara venne Maicon a parlarmi e mi disse ‘Mourinho ti sta seguendo da tre mesi, continuerà a farlo, mi raccomando fai il bravo’”. Il secondo invece fu la relazione con Elisabetta Canalis, al tempo di Parma perché “al Siena non c’era tempo, pensavamo più al martedì di allenamento di Conte che non a fare serata. Sono stato più di un anno con la Canalis. Ci siamo incontrati al compleanno di Bernardo Corradi. Lei mi voleva conoscere da tre mesi, però lui non mi dava il numero. Mi diceva che era un personaggio pubblico e non poteva uscire così allo scoperto. Il numero non me l’ha dato, ma al compleanno di Bernardo ho trovato il posto libero proprio accanto ad Elisabetta, poi da lì ho fatto tutto io”.

Fonte: Fol