Razza Robur: Senza se e senza ma, così si ama la Robur

 

Il vestito bianconero che indossava nelle grandi occasioni era sempre lo stesso, unica variante la lettera che campeggiava accanto al “W il Siena”.

Prima una C, poi una B ed infine una A.

Sergio Franchi detto Spennachiera, sempre abbreviato in Spenna, ha vissuto buona parte della storia della Robur, dalla serie B prima della guerra ai giorni nostri, urlando al cielo il suo sconfinato amore.

Amava ripetere che “Il Siena si ama, senza se e senza ma”, che non è uno slogan, ma un modo di vivere una passione che non ha mai abbandonato, nemmeno quando i risultati erano contrari.

Era a Roma nella travolgente trasferta con il Chinotto Neri, era a Marassi nel mitico spareggio con l’Ozo Mantova, lo stesso stadio, quello di Genova che, dopo qualche decennio, si è sdebitato e con gli interessi, nei confronti della Robur, era sempre presente nei tanti campetti di periferia degli anni più difficili.

Con passione, ma anche con grinta e, quando serviva, con goliardia.

Nel campionato 1955-56 il Siena puntava decisamente al ritorno in serie C e il neo presidente Danilo Nannini aveva portato a Siena molti ottimi giocatori, costruendo una squadra di assoluto valore.

Antagonista dei bianconeri era la Lucchese, una società ambiziosa che in pochissimi campionati era precipitata dalla serie A alla IV serie e che, sotto la guida dell’Ing. Della Santina puntava anch’essa alla promozione.

Tra Siena e Lucchese e tra i tifosi delle due squadre non correva buon sangue e tutte le occasioni erano buone per innescare una polemica e in questo esercizio i rossoneri eccellevano.

Il top fu raggiunto durante un Siena-Lucchese, 9^ giornata di campionato, quando il capitano della Lucchese, Mazzoni, al momento del fischio d’inizio richiamò l’attenzione dell’arbitro facendogli presente che la linea di porta delimitava un’area minore di quella regolamentare e che la sua squadra non sarebbe scesa in campo.

L’arbitro misurò con un metro la distanza e, dopo aver fatto tracciare una nuova linea spostata di “un centimetro uno”, fischiò l’inizio della partita.

La Robur, più forte e maggiormente stimolata dal comportamento della Lucchese, partì i gran carriera e dopo soli 23’ mise a segno due reti con Fra cassetti e Tambani, chiudendo di fatto la partita.

E qui entra in ballo il nostro Spenna che, dopo aver finito la voce per incitare i bianconeri, pensò di mettere in atto una vendetta personale nei confronti del presidente della Lucchese e della società, la famosa Operazione Barattolo.

In compagnia di tre amici si diresse in auto alla volta di Lucca con a bordo due grossi barattoli di vernice, uno di color bianco e l’altro nero.

Giunti a destinazione si recò all’abitazione dell’Ing. Della Santina, una bellissima villetta stile liberty che, immersa nel buio della notte, fu sottoposta ad un’accurata opera di restyling cromatico: una fascia bianca e una nera, un’altra bianca e poi ancora nera e così via per circa due metri di altezza.  Stessa sorte toccò alla sede della società, prima di ritornare verso Siena.

Se il Siena era la sua fede, i Fedelissimi, fino a quando la salute glielo ha permesso, la sua casa e siamo sicuri che in qualche parte del cielo risuonerà quella voce possente che trascinava tutti noi nelle serate al Bar Notturno o in Via Pantaneto quando, al momento dei saluti, partiva con il suo inconfondibile  “Guardate il Roburrone, fila come un vapore, è un rullo compressore”. (Nicnat – da Il Fedelissimo in distribuzione sabato p.v.)

Fonte: Fedelissimo Online