RapalloBogliasco, i segreti di mister Morgia

E’ uno dei segreti del Rapallobogliasco, stratosferico nel ritorno del girone A di serie D. Massimo Morgia è reduce da due promozioni di fila in serie C in due piazze storiche, Pistoia e Robur Siena,  che ha portato allo Scudetto di serie D in finale ai rigori contro l’Akragas. A Rapallo è approdato dopo qualche mese di stop. Delle divergenze sulla formazione dello staff lo hanno portato lontano dalla città del Palio. Sessantacinque anni lo scorso 7 aprile, ha una carriera in serie C2 fin dall’inizio degli anni novanta, quando guidò Sarzanese, Poggibonsi, Pavia e Viareggio, prima di approdare a Marsala. Alla guida dei siciliani, conquista nel 1998 la promozione in serie C1. Approda al Palermo e sfiora la promozione in serie B, giungendo secondo. L’anno successivo viene esonerato ed inizia un lungo peregrinare, che lo porta alla guida del Savoia, Catanzaro, San Marino, Foggia e di nuovo Pavia, sempre tra serie C1 e serie C2, mantenendo sempre la categoria.  La sua carriera si ferma per un grave episodio, quando due suoi giocatori della Juve Stabia furono insultati, aggrediti ed inseguiti da un gruppo di facinorosi il 1° dicembre del 2008 poche ore dopo la sconfitta casalinga contro il Lanciano ed il tecnico presentò le sue dimissioni, non dalla squadra, ma addirittura dal calcio. Rientrò solo nel 2011 quando l’amico Walter Novellino lo convinse a seguirlo come vice nell’avventura a Livorno.

E’ tornato in Liguria dopo l’esperienza a Sarzana. “Stiamo facendo molto bene in questi ultimi tre anni come gruppo di lavoro. Abbiamo avuto un inizio difficile, ma la sig.ra Durio ed il figlio sono un’eccezione nel mondo del calcio, hanno avuto pazienza ed i risultati, con qualche ritocco, stanno arrivando. La Liguria, regione stupenda, l’ho ritrovata ancora inadeguata per le strutture. A Rapallo si allenano sei-sette squadre e gli spazi sono angusti”. Il girone A non lo sta entusiasmando. “Il livello è buono, si cerca di giocare, ma il gruppo toscano ha maggiore qualità ed è più combattuto. C’è più atmosfera. Non abbiamo nobili decadute tipo Taranto, Cavese, Siracusa, Reggina, Parma, un lusso in D”.
In questo calcio fa fatica a ritrovarsi. “Sono dispiaciuto di continuare a leggere di episodi tipo l’assalto al pullman della Pro Patria, a Palermo è successo di tutto. Mi spiace per Novellino, allontanato dopo quattro partite, è una cosa che non si può capire. Zamparini è un caso a parte, ma squadre che cambiano tre-quattro allenatori non sono più l’eccezione. Ormai dominano le parole, si è perso lo spirito più genuino dello sport, questo calcio divide non unisce le persone. C’è poco di sport. Alla fine, però, vincono sempre i migliori, il campo è il giudice supremo”.
Romano della Garbatella, ha vissuto a San Paolo. Da calciatore è partito nella Tevere Roma nel 1970, allora in D, terza squadra di Roma. Era un difensore arcigno e combattivo come il suo tecnico Giacomo Losi, un mito giallorosso. Vittorie a parte, Marsala, Pistoia e Siena, ha la Sicilia nel cuore. “Palermo è città particolare e bellissima, ho avuto tanto affetto. Forse solo in Toscana, si trovano piazze, tipo Livorno e Siena, passionali come al Sud”. Nella sua particolare geografia del cuore domina, però, il rossonero. “Lucca è la mia città, da calciatore ho praticamente smesso dopo i quattro anni con la Lucchese. Ho un rapporto bellissimo con la città, mi hanno inserito nella top 11 del centenario E’ l’unica maglia che mi sono sentito cucito addosso come calciatore, l’unica che mi fa ancora venire i brividi. Non sono mai voluto andare come tecnico, perché il rischio era di sentire troppo la pressione”. Adesso bisogna finire bene la stagione: “Gli Juniores si giocano sabato il primo posto nel girone con la Lavagnese. In D siamo arrivati a due punti dal quinto posto, che vale i play off. Centrare questo traguardo sarebbe un risultato stratosferico. Siamo risaliti dal penultimo posto, con un risultato forse superiore a quelli fatti con Pistoia e Siena, 36  punti su 45. E’ una lotta con Gozzano, Argentina e Pinerolo, le ultime due impegnate con Bellinzago e Caronnese. Non c’è un favorito”. Per la serie “saranno famosi”, punta su un suo ragazzo. “Petar Zivkov, ventuno anni, è già un giocatore importante e di buona prospettiva. Mancino con grande corsa, può fare l’esterno, ma, con tanto lavoro, potrebbe diventare anche una mezzala con buone capacità di inserimento”. A cinque gare dal termine, “match ball” o quasi per Vado e Ligorna, in casa contro Acqui e Bra. Il Sestri Levante, dopo aver bloccato la Fezzanese, affronta la Pro Settimo, un’altra pericolante. Unione arbitro della salvezza.

Fonte: repubblica.it/genova