Rafa Jordà, la freccia in più di Beretta

Nove presenze, due gol e un rigore procurato: come media niente male. Il suo contributo, Rafael Jordà Ruiz de Assin, meglio noto come Rafa Jordà, lo ha dato, cercando di sfruttare il tempo avuto in concessione. D'altra parte arrivare a gennaio e calarsi all'istante in una nuova realtà non è facile per nessuno. Figuriamoci se il volo lo prendi dalla Cina, mondo completamente diverso da quello in cui vivrai, e il fisico, da titano, ha bisogno di una preparazione adeguata, quella che lo spagnolo non ha avuto prima di vestire bianconero. A Siena ci è arrivato come un oggetto misterioso, ma sceso dalla navicella non è passato certo inosservato. Un metro e novantadue di ragazzo arrivato proprio per mettere paura alle retroguardie avversarie, tanta buona volontà, ma anche la necessità di rincorrere la condizione di chi di battaglie ne aveva già combattute in quantità. Le lezioni di italiano non gli sono servite un gran che, ma per fortuna lo spagnolo è molto simile alla nostra lingua. Ed è proprio nella terra che gli ha dato le origini che Rafa ha iniziato a giocare a pallone: Numancia, Alicante, Hércules e Levante le maglie che ha vestito prima di partire per l'Oriente, avventura emozionante non fosse per la lontananza dalla famiglia. La Robur gli ha dato la possibilità di avvicinarsi a casa, di vedere più spesso i suoi cari e la ragazza. A un'ora e mezzo di volo dalle playas de Barcelona. Con il Siena l'esordio è avvenuto lo scorso febbraio, in casa della Ternana: gara finita 2-2 con le reti di Rosina e Rosseti però. La prima gioia, da attaccante, se l'è tolta al Franchi: sua la rete valsa l'1-1 con l'Empoli, quindi pesante. La seconda, al Francioni di Latina, la settimana scorsa, è stata meno pesante, la terza del 3-0, ma di ottima fattura e sicuramente importante per dargli quell'entusiasmo che stava cercando. Beretta, costretto a rinunciare mano a mano a tutti i suoi avanti, non ha usato troppi convenevoli, lo ha strigliato parecchio, gli ha urlato in faccia e Rafa ha applicato al campo la terza legge di Newton: azione-reazione, torsione perfetta e tiro al volo da centro area all'angolino basso. Chapeau! Domenica sera, poi, il padovano Carini, si è reso conto di come si tiene a freno un colosso catalano: si stende. E Rosina ha segnato dal dischetto. Manca poco al gong finale, davvero poco. E Rafa spera di poterlo sfruttare al massimo, e non più da Unidentified Flying Object. «Voglio dare ancora il mio contributo» ha detto. E migliorare la media.

Fonte: La Nazione