Provateci anche voi – il primo articolo scritto per Il Fedelissimo, nel 1974, da Luca Stanghellini

Pubblichiamo, di seguito, il primo articolo scritto per Il Fedelissimo, nel lontano 1974, da Luca Stanghellini. 

Provateci anche voi

Solo il tempo per un po’ di relax, solo qualche giorno di riposo e ci risiamo. Il campionato ricomincia. Ricomincia il nostro Siena e con lui anche noi. Si torna la domenica allo stadio per patire, per soffrire, per gioire, per applaudire e per fischiare.

Si, il Siena è la nostra immagine è il nostro sentimento domenicale. Ma non è tutto. Parlare di sport, di calcio, di campionato è per noi importante, ma non sufficiente. Per noi una partita non dura 90 minuti, ma dura una settimana, sino alla domenica dopo. Non siamo dei fanatici. Siamo persone per le quali il calcio è uno strumento d’incontro, è un modo di ritrovarsi, di parlare, di concretizzare la nostra personalità, è un modo di vivere. Si, di vivere perché oggi non si vive, è un modo di incontrare un amico. In un mondo tutto proiettato verso un futuro diabolico, in un mondo tutto proteso verso il progressismo, il tecnicismo, oggi non c’è più il tempo per pensare, per giudicare, per parlare. E allora la domenica arriva lieta – ma non come purtroppo è d’uso in molte persone che reagiscono a certe frustrazioni quotidiane – per poter sviluppare e esasperare allo stadio quello che magari non si può manifestare in casa. Il “campo” non è il rifugium frustratorum, ma un posto per quelle persone che vivono ancora con il proprio cervello.

Così ci troviamo, amici veri e conoscenti e per un momento ci sentiamo uniti, protesi verso una specie di simbolo, di ideale, verso una mistificazione forse da noi stessi creata.

Il tempo passa, le cose cambiano, gli uomini invecchiano, tutto poco a poco si plasma, tutto si dimentica, ma non un simbolo, non un sentimento, non un ideale.

Così ogni anno si ricomincia, la squadra cambia, i giocatori si rinnovano, ma il Siena è sempre lo stesso.

Così parlando potremmo essere accusati di sentimentalismo, in un mondo che non perdona, in una società che esige l’uomo-macchina, che valuta per quanto si produce.

Ma noi consci di questo, restiamo in fondo liberi, liberi di valutare, di apprezzare, di gioire. E allora rimaniamo giovani in un mondo di vecchi, liberi tra gli oppressi.

Per noi ritrovarsi significa sentire, nel senso di sensazioni e di emozioni che ti fanno andare avanti consapevole di certi valori ormai troppo dimenticati.

È l’entusiasmo che conta, è lo spirito che ha importanza e nella Gradinata del Rastrello di questo spirito e di questo entusiasmo ce n’è in abbondanza.

E allora voi che leggete queste righe, voi che forse sorridete perché ci giudicate solo dei fanatici in cerca di avventure, ricordatevi che la verità è un’altra, pensate che in fondo esistono ancora persone disposte a dare gratuitamente qualcosa per cose in cui credono, persone che si immedesimano in un simbolo e raggiungono la gioia credendo in essa, così, semplicemente, naturalmente, liberi da tutte le sovrastrutture di cui oggi abbondiamo e, in tal modo, queste persone realizzano se stesse al di là della rivalità, dell’impiego o della meravigliosa straniera. È facile e bello vivere con un po’ di buona volontà. È solo questione di volerlo, di fare un tentativo.

E allora provateci anche voi!

Luca Stanghellini