Prima giornata: il punto di Paolo Soave

Partiti. Dopo aver incrociato i tacchetti anche i fenomeni pallonari nostrani hanno inaugurato il campionato di A più indecifrabile degli ultimi anni. Ormai parente povero di quello inglese e spagnolo, forse in futuro anche di quello russo, non va deprezzato più di tanto. Progetti societari arditi, organici rivoluzionati e un vertiginoso valzer di allenatori richiederanno non poche giornate di assestamento. La seconda, che poi sarebbe la prima, regala 35 reti per tre vittorie interne, quattro pareggi e tre successi esterni. C’era una volta il vecchio adagio italiano “primo non prenderne” per orientare la costruzione di una squadra, ma ormai molte sono le difese allegre e gli assetti di gioco spregiudicati, a scimmiottare l’ultimo grido (Premier League) nonostante la gloriosa tradizione nazionale.

Non tradisce emozioni all’esordio in A l’uomo venuto dalla gavetta. Nell’unico 0-0 di giornata Sannino porta a casa un punto sottoscrivibile alla vigilia, dopo una partita dominata dagli affanni, anche da parte catanese, sia atmosferici che di condizione fisica e, ancor più, di lucidità. Discreto ordine in fase di contenimento ma ripartenze penalizzate dalla voglia di non scoprirsi (quante palle indietro…) e dalla ancora scarsa intesa fra chi dovrebbe imbeccare e chi dovrebbe attaccare gli spazi. Così lo schema migliore è il lancione di Brkic che scavalca tutti. In fondo le occasioni migliori sono state della Robur, che una rete l’avrebbe anche segnata, e oltretutto la giornata di Andujar prometteva bene. I margini di crescita ci sono, avanti adagio ma con fiducia. Complimenti a Vitiello, all’esordio in A con una prova senza sbavature.

Allegri deve ritrovare la tenuta difensiva che nell’ultimo campionato ha consentito a Ibra e compagni di reparto di esaltarsi. Capita a chi ha lo scudetto cucito sulla maglia e deve pensare anche ai marziani del Barcellona. Pato o Cassano? Che razza di dubbi hanno i rossoneri… Discorso analogo per la Lazio: con Klose e Cisse il divertimento è assicurato, a patto che si capisca che il calcio è anche gestione e equilibrio.

C’era una volta, non tanto tempo fa, l’Inter di Mourinho. Il terzo allenatore in un anno propone difesa a tre e mette in discussione Snejder, dopo un mercato comunque estemporaneo. Il Palermo, sempre destabilizzato da Zamparini, conosce un’inattesa serata di gloria trascinata dal genio di Miccoli. Il carneade Mangia si guadagna almeno un’altra settimana di lavoro.

Mazzarri getta acqua sul fuoco ma il Napoli è atteso da una grande stagione. A Cesena i ben noti tormenti tattici di Giampaolo vengono vanificati dopo tre minuti da Lavezzi lanciato direttamente da rimessa laterale, roba degna dell’Italia dell’ultimo sciagurato mondiale, se vi ricordate. I romagnoli sanno però reagire e acciuffano il pareggio con Guana ma crollano quando rimangono in dieci per l’espulsione di Benalouane sotto i colpi di Campagnaro e di Hamsik (splendido tracciante d’incontro). Come avrà fatto Pandev a prendere la traversa a porta vuota? Misteri di Eupalla, avrebbe detto il grande Brera. Ancor più incredibile che a Napoli già si festeggi. Insufficienza “prestativa”, direbbe Giampaolo dei suoi.

Stadio, progetto marchio di fabbrica Conte, qualche fuoriclasse in più (Pirlo e Vucinic) e subito grande entusiasmo. La Juve asfalta il malcapitato Parma proiettando in zona goal esterni (Lichtsteiner e Pepe) e centrali (Vidal e Marchisio), ispirati da Pirlo e Del Piero. Il sistema può funzionare, si aspettano conferme contro centrocampi più agguerriti di quello parmense. Da rivedere la squadra di Colomba.

Altro progetto è quello della Roma, che per ora porta solo guai. Luis Enrique, che fu giocatore di rara intelligenza tattica in un Barça di qualche anno fa, ha forse riconquistato il consenso di Totti, ma è già fuori dalla Champions e non ha fatto meglio con il Cagliari. Troppi acquisti, giovani, da assemblare e qualche scelta discutibile fanno la gioia dei sardi che si esaltano con Conti, che ha un conto aperto con i giallorossi (goffo Angel di testa su corner, poi espulso) ed El Kabir. De Rossi accorcia a fil di fischio finale. Serve pazienza, dice Enrique e la società, anch’essa nuova, è con lui, ma la piazza che ne pensa? Può far bene anche quest’anno il Cagliari: buone individualità tecniche in un complesso ormai sperimentato.

Derby dell’Appenino alla Fiorentina, che dopo un’estate di tormenti si riscopre migliore del previsto, orfana solo di Frey e Mutu. Gilardino e Cerci, due che dovevano partire, siglano un successo che fa voltar pagina. Nel Bologna di Bisoli brilla ma non basta la qualità balistica di Diamanti.

Partita all’inglese a Marassi fra Genoa e Atalanta. I rossoblu passano con il lusitano Veloso ma subiscono l’uno-due del “nano” terribile Moralez. Nonostante l’inferiorità numerica (espulso Birsa) acciuffano il pareggio con Mesto. L’impressione è che Malesani abbia bisogno di tempo per mettere ordine dopo l’imprevedibile mercato di Preziosi. L’Atalanta rosicchia subito la penalizzazione inflitta dalla giustizia sportiva ed ha organico per salvarsi.

Carattere del Novara a Verona: sotto di due goal (il solito Pellissier e gollonzo di Thereau) in un avvio da incubo gli uomini di Tesser rimontano con la bella rete di Marianini e nel finale con il colpo di testa su corner di Paci. il Chievo finisce in dieci (espulso Sardo) e con qualche rimpianto, ma appare comunque competitivo. I piemontesi sembrano affidarsi soprattutto allo sperimentato modulo Tesser dopo un mercato poco convincente: saranno stati sostituiti degnamente Bertani e Gonzalez?

Parte male Di Francesco: il suo Lecce non era atteso da una sfida facile, in casa con l’Udinese. Basta e Di Natale concretizzano la superiorità dei friulani, orfani di Sanchez e Inler. Tanto mercato per i pugliesi, ma l’attacco appare poco incisivo. Guidolin può confermarsi, ma dopo anno scorso occhio alle motivazioni. 

Pirotecnico, il prossimo turno: per il campionato dei più ambiziosi, dopo le fascinose fatiche europee infrasettimanali, si segnalano Napoli-Milan e Inter-Roma, ma anche Lazio-Genoa e Udinese-Fiorentina promettono bene. Poi tanti scontri salvezza anticipati, come Cagliari-Novara, Bologna-Lecce, Catania-Cesena, Parma-Chievo. A Siena arriva, con l’entusiasmo di una ragazzina, la vecchia signora. Sarà anche lo scontro fra due tecnici dalla volontà d’acciaio. Conte non farà sconti, ci mancherebbe, del resto non l’ha fatto neppure per Marrone, ma sappiamo bene che per provare a creare qualche imbarazzo al suo scintillante 4-2-4 occorrerà cambiare passo in mezzo al campo rispetto a Catania, asfissiando Pirlo come gli avversari facevano la scorsa stagione, non si adonti il campione per il paragone bestiale, con Carobbio. Insomma bisogna tirarsi a lucido e disporsi a soffrire. “E’ la serie A, bellezza” (Paolo Soave)

Fonte: Fedelissimo Online