Pezzi grossi della storia bianconera si sono riuniti ieri sera per festeggiare il Premio Robur 2016, il dottor Andrea Causarano. Accanto al doc, tre bandiere della Robur, Stefano Argilli, Michele Mignani e Gill Voria, e anche Giuliano Gepponi e Stefano Osti. E poi il grande condottiero della cavalcata verso la serie A, Giuseppe Papadopulo. Un ritorno, il suo, che ha emozionato tutti, tanto forte è, ancora, il legame tra il mister e Siena. Emozionante anche rivivere al maxi schermo i momenti più belli di quegli anni – a partire dalla notte di Genova – nel video curato da Nicola Natili, e negli aneddoti raccontati dalla voce dei protagonisti. “Una volta decidemmo di andare in ritiro in una località sperduta della pianura Padana – ha ricordato Causarano -, o non era il luogo dove Vasco Rossi stava preparando un suo concerto? Papadopulo si presentò e Rossi, stringendogli la mano gli disse ‘Papa chi’? E il mister tutto d’un pezzo se ne andò…”. E’ scorsa così la serata, a cavallo della storia. “Dietro a una squadra di calcio, a chi scende in campo, ci sono tanti protagonisti, che agiscono lontano dai riflettori, ma il cui operato è fondamentale – ha detto il giornalista Orlando Pacchiani introducendo il Premio Robur 2016 – e uno non vale l’altro: Andrea Causarano ha accompagnato la Robur dalla serie C alla serie A. Al di là delle indiscutibili qualità mediche, ha sempre saputo dosare pazienza e diplomazia, senza mai accontentarsi, cercando di operare al meglio anche nelle situazioni più critiche, in mancanza di infrastrutture. E sì che il suo lavoro era fondamentale, far girare a 1000 i giocatori. Alla Juventus ci arrivi soltanto se sei al vertice della professione e dai le massime garanzie, perché hai tra le mani uomini da milioni di euro. Non poteva andare a persona migliore questo riconoscimento dei Fedelissimi, a maggior ragione perché Andrea è un figlio di Siena, del Costone e della Selva”. “Beh… – ha sorriso Andrea Causarano -, mi sento quasi a disagio a ricevere il premio davanti a tanti protagonisti della storia bianconera… A Torino ho vissuto momenti indimenticabili, ma la notte di Genova rimane la medaglia d’oro delle mie soddisfazioni sportive, anche se ho fatto una finale di Champions… La Robur è la squadra che mi ha permesso di arrivare tanto lontano, di realizzare un sogno che non avrei neanche immaginato di mettere nel cassetto, ma è anche e soprattutto la ‘mia’ squadra: da Baldini a Beretta, con cui ho vissuto la resa finale, è stato tutto un turbinio di emozioni. Per arrivare alla Juventus sono partito da Torre del Greco, la mia prima trasferta, dove ho conosciuto i ‘famosi’ Gommone e Il Sordo, tanto per dire… In mezzo sapete tutti cosa c’è stato. Ho stretto tanti rapporti, e quello con mister Papadopulo è sempre stato speciale. Come con i ragazzi seduti a questo tavolo, che hanno cuciti addosso i colori bianconeri e sono diventati anche loro, figli di Siena. E tra loro metto anche Vergassola e Radice”. (Angela Gorellini)
Fonte: Fol
