Pozzi: “A Siena rinunciai a una grande parte del mio compenso, e tornando indietro lo rifarei”

Era il doppio ex della sfida di sabato scorso, anche se con la maglia bianconera non è stato molto fortunato. Un po’ come in tutta la sua carriera, pesantemente condizionata dagli infortuni. Sono stati proprio i problemi fisici a costringere Nicola Pozzi ad appendere gli scarpini al chiodo fin troppo presto. E con la maglia del San Donato Tavarnelle, l’ultima sua squadra da calciatore, ha avuto modo di conoscere bene il girone dove milita attualmente il Siena. «È un campionato un po’ falsato per via dei recuperi, basta vedere il San Donato, che a causa del virus ha avuto molte difficoltà pur essendo un’ottima squadra. La partita di sabato per il Siena poteva essere un’occasione. Io non sono riuscito a vederla ma, da quello che mi hanno riferito da ambo le parti, il pari era il risultato più giusto. Penso che questo – ammette l’ex centravanti nativo di Rimini durante la trasmissione Minuto per minuto su RadioSienaTV – sia il peggior girone per chi deve fare una risalita veloce. Ci sono campi non belli, si vedono tanta aggressività e seconde palle, e poco calcio giocato. Se prima di smettere se non avessi giocato in questo girone avrei pensato cose totalmente diverse. I principi di gioco e i moduli vengono meno, bisogna essere preparati al meglio fisicamente, avere tanta solidità, linee compatte ed essere anche brutti da un certo punto di vista. Se fai così porti a casa punti. È un girone dove non puoi fare il filosofo del calcio. Puoi avere le idee, ma bisogna essere pratici e concreti. In questo senso il Siena avrà la vita molto dura».

L’ex attaccante bianconero conosce bene Alberto Gilardino, avendo condiviso con lui il corso per diventare allenatore. «La notizia della separazione mi ha sorpreso, anche se non conosco bene le dinamiche che hanno portato alla divisione. Evidentemente queste divergenze erano incolmabili. È un peccato perché Gilardino si era messo in gioco in una piazza importante come Siena, se aveva deciso di andarci è perché credo pensasse di poter fare bene». Non poteva mancare una battuta sulla breve e sfortunata parentesi all’ombra della Torre del Mangia (solo 3 presenze nella prima parte del 2013), sulla quale Pozzi ammette di avere dei rimpianti: «Ero venuto a Siena perché avevo grande riconoscenza in mister Iachini. In quel mercato di gennaio mi voleva anche il Torino, che era in ottima posizione di classifica. Il Siena invece aveva 8 punti di distanza dalla salvezza, un obiettivo che sembrava irraggiungibile, ma io venni molto volentieri perché con Iachini avevo fatto bene sia ad Empoli che con la Samp. Purtroppo, per colpa di una sciagurata gestione della parte medica, l’infortunio al polpaccio ha avuto due ricadute al soleo, e per affrettare i tempi non sono riuscito praticamente mai a scendere in campo. È stato un grande rimpianto perché avrei voluto metterci tutto me stesso. Mi ricordo che il Siena non navigava in acque serene; per coscienza personale, avendo giocato pochissimo, io fui quello che lasciò la maggior parte dello stipendio per salvare la società dal fallimento. Queste cose non sono mai uscite sui giornali, e visto come è andata potevo non rinunciare. Però c’erano persone che lavoravano in sede che chiedevano un sacrificio, e tornando indietro lo rifarei. Mi dispiace che una piazza come Siena non riesca a trovare la serenità e la solidità che merita. Spero che la nuova proprietà possa riportarla in altri palcoscenici». (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol