Portanova: “Siena sarà sempre la mia casa”

Da calciatore ha raggiunto l’apice in maglia bianconera, la stessa maglia con cui ha deciso di chiudere la carriera. Nella sua seconda parentesi in bianconero si tolse anche la soddisfazione di vincere campionato di Serie D e scudetto riportando il Siena nei professionisti, e anche se la sua ultima annata probabilmente non andò come tutti si sarebbero augurati, nessuno può mettere in discussione il legame con Siena e con la Robur di Daniele Portanova. L’ex capitano bianconero attualmente ricopre il ruolo di osservatore nel Genoa. «Ma il mio sogno è fare l’allenatore in futuro», rivela Portanova a RadioSienaTv durante la trasmissione Minuto per minuto. A proposito di allenatori, sulla panchina bianconera siede Alberto Gilardino, che Portanova conosce molto bene: «Del giocatore è inutile che ne parli, è un campione del mondo. Era di un’altra categoria. A Bologna e Genoa è stato mio compagno per due stagioni e con lui mi sono trovato benissimo. Della squadra attuale conosco anche D’Iglio. Ho avuto modo di incontrarlo a Torino, abbiamo fatto qualche partita a calciotto insieme». L’ex bianconero ripercorre poi la sua parentesi sotto la Torre del Mangia: «Di episodi ce ne sono stati tantissimi, qualcuno anche negativo perché comunque abbiamo sempre lottato per salvarci, ma sono tutti ricordi bellissimi. Nei miei cinque anni Siena non è stata solo una società di calcio, ma una famiglia ben salda. Ad ottenere i risultati era una città intera. Squadra, giornalisti, tifosi e società erano una cosa sola».

Impossibile non tornare al momento del passaggio al Bologna, che segnò la fine della sua prima parentesi in bianconero: «Sull’episodio della mia cessione di incomprensioni ce ne sono state poche. Io avvertii subito i tifosi di come era andata la situazione. Mi dispiace essere passato da mercenario: l’affetto che provavo per Siena era talmente tanto che non sarei mai voluto andarmene in quel momento. Io volevo finire lì la carriera. L’episodio che mi ha portato a Bologna è chiaro: la società voleva vendermi. Io ho fatto di tutto per rimanere, addirittura rinunciando a due anni di contratto. Ma non c’è stato verso. La società andava in una sola direzione, a quel punto ho capito che non sarei potuto rimanere nonostante l’affetto dei tifosi e nonostante Siena fosse casa mia, come lo è ancora oggi. Non potevo restare perché la società non aveva fiducia in me. I miei compagni di squadra sapevano quanto ci tenessi, infatti gli dissi che dovevano rigare dritto».

Chi adesso aspira a ripercorrerne la carriera da calciatore sono i suoi quattro figli: «A loro ho sempre detto che da piccolo avevo il sogno di diventare un giocatore di Serie A. Se hanno lo stesso sogno, devono provare a realizzarlo consapevoli delle difficoltà che ci sono. Ma la cosa più importante per me è che siano persone educate e che si realizzino come uomini. Faccio fatica – conclude Portanova – a parlare di calcio con loro, perché è cambiato troppo. Quello che ho frequentato io era un calcio fatto di valori e di campioni, si pensava all’obiettivo e all’attaccamento alla maglia. Ora lo vedo troppo diverso». (J.F.)

Fonte: Fol