Portanova: “Siena è la maglia e non la categoria”

“Ho chiesto la cortesia al presidente e al mister di potermi allenare con la Robur e mi è stata concessa l’opportunità. E io non posso che ringraziarli ed essere contento di potermi allenare e rimettermi in forma qui”. Queste le parole di Daniele Portanova, difensore ex Robur che da martedì si allenerà agli ordini di Morgia. Il calciatore ha parlato a Mercoledì Robur su Antenna radio Esse, parlando del suo futuro ed aprendo una porta ad un possibile ritorno in bianconero:

”Ho parlato col presidente, spiegandogli la situazione e dicendo che vorrei aspettare un po’ di tempo, un mese, un mese e mezzo, per capire se arriverà l’occasione. Se questo non succederà, con calma e tranquillità prenderò la mia decisione. In questo momento ho molte richieste da squadre di B, ma testa e gambe pensano che posso fare la A. Sto aspettando quello, ma la squadra dove andò mi deve stimolare. E sinceramente, se non sarà la A, la mia prossima squadra sarà dettata dal cuore. Ed in tal senso parto dal concetto che Siena è una squadra che amo e amerò sempre. La Robur ce l’ho nel cuore e giocare qui mi accenderebbe quello stimolo in più a prescindere dalla categoria. E, come detto, al di là delle offerte, voglio finire la carriera in una squadra che mi dà vere motivazioni.

A Siena sono legato oltre al calcio: con la mi famiglia abbiamo scelto Siena come città dove vivere a prescindere da tutto, stiamo aprendo in città un’attività commerciale e e vogliamo mettere radici a Siena. Non voglio fare promesse o illudere nessuno, ma Siena è la mia città, la mia gente e un capitolo della carriera che mi ha dato tanto ed è rimasto nel mio cuore. Per adesso parliamo di allenarmi e rimettermi in condizioni. Poi la mia scelta, come detto sarà fatta col cuore, e tutto può succedere. Dico solo che Siena è la maglia e non la categoria.

Il ricordo più bello della A? Sono stati tutti anni bellissimi. Siena è stato il mio primo amore e siamo cresciuti insieme. Episodio belli e brutti ne ho vissuti tanti e spero di viverne ancora ma non ne posso sceglier euno rispetto ad altri. La nazionale? Quando potevo avere l’età giusta per andarci avevo davanti a me grandi campioni nel mio ruolo e non c’erano grandi possibilità. Forse fossi nato dieci anni dopo chissà che non mi sarei ritagliato un minimo spazio in azzurro”

Fonte: Fedelissimo Online