Ponte: “Ho tentato di risalire subito in B ma non è stata la strada giusta”

Ci ha tenuto a precisare che non è ancora un ex, ma è ormai chiaro che i suoi ruoli societari si stanno lentamente ritirando con l’insediamento della famiglia Durio. E’ solo questione di tempo. Due, forse tre mesi, e poi Antonio Ponte non sarà più proprietario della creatura che lui stesso fece nascere nell’estate del 2014. Non è detto però che la sua storia con la Robur sia giunta al capolinea. “Mi hanno offerto un ruolo importante, stiamo valutando. Rimarrò il fondatore della società. Una cosa è certa, avrò ancora molto da dire nel mondo del calcio”.

Presidente dopo la brusca frenata crede ancora nei playoff?

Nel calcio tutto è possibile. Spero ci sia un riscatto, è anche nell’interesse dei giocatori a prescindere se rimangono o vanno via. Prima pensiamo a ritrovare lo spirito giusto e alla salvezza, mancano 6-7 punti per la matematica.

Carboni è mai stato in discussione?

No. Non sapremo mai cosa avrebbe fatto Atzori, o se Carboni avesse fatto meglio partendo dall’inizio. È inutile pensarci.

Tornasse indietro a quella conferenza con Materazzi e Aztori, dove parlò di consolidamento di categoria, rifarebbe le scelte di mercato?

Avevo trenta-quaranta giorni per allestire la squadra e ho avuto coraggio costruendone una ambiziosa. All’inizio eravamo dati per favoriti, dal punto di vista finanziario ho fatto uno sforzo economico enorme, ma non conta solo quello. Ho cambiato in corsa, devo ammettere di non avercela fatta. La Maceratese ha fatto come noi, viene dalla D e ha cambiato tutto, ha la giusta tranquillità. Da noi c’è stata l’anno scorso, non quest’anno. Quando manca una componente del quadrifoglio non si vince.

Con Atzori fu addio perché, parole del mister, erano cambiati gli obiettivi. Con Carboni però non sono arrivati i miglioramenti sperati. Spariti i pareggi, sono piovuti pesanti k.o.

Il cambio era necessario per le nostre ambizioni. Diversi giocatori di livello sulla carta hanno tradito le aspettative e hanno deluso, abbiamo cambiato tanto per questo. Era inutile ripetere gli errori andando a prendere nomi altisonanti, abbiamo preferito scegliere dei giovani.

Sul mercato hanno però influito anche il budget e gli introiti al di sotto delle aspettative.

Il budget era ed è rimasto ambizioso, tra i primi tre del campionato, ma non sono arrivati i risultati. Venendo dalla D, avrei fatto meglio ad allestire una squadra giovane, per renderla più competitiva l’anno dopo. Ho tentato di salire subito, non è stata la strada giusta.

Diversi soci di minoranza hanno mosso delle critiche, in particolare Mele e Turillazzi cioè coloro che la avvicinarono alla Robur quasi due anni fa. L’impressione è che l’entusiasmo degli albori si sia ormai spento.

Ringrazio tutti per la fiducia, potevamo far meglio e non ci siamo riusciti. La delusione è grande per tutti perché non siamo riusciti a pianificare un progetto pluriennale. Nessuno però pensava a uno sbilancio di queste dimensioni. C’è tempo per decidere fino al 30 marzo, non so perché si sta cercando la polemica che non esiste tra noi soci. In tutti i colloqui avuti con loro è emersa solamente la delusione dovuta al fatto che dovevo cedere. Se vogliono, hanno la possibilità di continuare con la nuova società.

Una settimana fa Argilli ha detto che la situazione del settore giovanile è bloccata per via dello standby con D’Alessandro.

Stiamo valutando di anticipare i tempi per organizzare le attività della prossima stagione e quella del settore giovanile è una di queste, ma c’è un passaggio in ballo e ci vuole tempo. I soci romani hanno il diritto di decidere se rimanere o meno.

La famiglia Durio si è interessata subito ai campi di allenamento. Dall’accordo preliminare con la Mens Sana alla possibilità di allenarsi allo stadio e sui terreni di San Miniato, cioè due idee già risentite. Il Comune aveva proposto anche a lei quei terreni, ma c’era stato un po’ di scetticismo.

Io purtroppo sono riuscito a trovare solo una soluzione provvisoria. La Durio sta cercando un’alternativa: per avere a disposizione dei campi di allenamento non ci vogliono un paio di mesi, ma almeno un anno. Una delle soluzioni è rifunzionalizzare il Rastrello per utilizzarlo tutti i giorni e l’unica cosa fattibile è il rifacimento del manto. I tempi sono stretti. Ce la faranno? Non lo so, spero di sì per il Siena.

Lei si è sempre battuto per stimolare l’interesse del tessuto imprenditoriale, ma ha ricevuto pochi segnali. La Durio sembra ritentare in questa direzione, è possibile secondo lei?

A Siena c’è una paura matta, tempo fa lanciai l’allarme “Sveglia Siena”, lo ripeto adesso. Tutto girava intorno al Monte e in un certo senso è tutt’ora così. Si parla di un potenziale takeover, ma fino a che non ci sono sviluppi il giro è fermo. Ci vuole pazienza e tempo per vedere le imprese partecipare. Lo auguro con tutto il cuore alla nuova società.

Tra le sue iniziative ci sono i Palchi Robur, bloccati però dalla Questura di Siena.

Abbiamo fatto una grande cosa, sia con gli skybox che con i seggiolini. Un gesto grande verso i tifosi, che invece di apprezzare ci criticano. C’è una piccola mancanza, non conosco i tempi, ma verrà messa a posto quanto prima.

Oramai siamo abituati a chiamarla presidente, il prossimo anno invece come la chiameremo?

Mi hanno offerto un ruolo importante, stiamo valutando, non è detto che me ne vada completamente. Rimarrò il fondatore della società, sta a chi di dovere decidere se darmi un titolo, se farò comodo o meno. Sono un appassionato e lo ho dimostrato, avrò ancora molto da dire nel mondo del calcio. Chi vivrà vedrà. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo