Pisaneschi: “Per risalire servono programmazione e unità di intenti”

Tra gli attori che presero parte alla cavalcata di sei anni fa, culminata con la vittoria del campionato di Serie D e dello scudetto dilettanti, c’era anche Marcello Pisaneschi. Il dirigente toscano era uno degli uomini di fiducia di Morgia, e contribuì a plasmare la squadra che ancora oggi è ricordata con piacere dagli sportivi bianconeri. Intercettato dal Fedelissimo Online, il direttore sportivo ha ripercorso i momenti salienti di quell’annata e dato uno sguardo anche al momento attuale.

In occasione della partita Pistoiese-Siena della scorsa stagione, ai nostri microfoni si era immaginato un Siena proiettato ai playoff per centrare l’obiettivo che la società di allora andava sbandierando. Si sarebbe mai aspettato di ritrovare la Robur nei dilettanti?

«In base a quelli che erano i programmi della società non me lo sarei aspettato, poi però hanno iniziato a rincorrersi voci di problematiche economiche. Di motivi possono essercene più di uno, ma quando succedono certe cose la situazione diventa irrecuperabile».

Pensare che sei anni prima la avevate riportata in Lega Pro.

«A Siena sono stato benissimo, ci ho passato un solo anno ma sono rimasto molto attaccato. Mi è dispiaciuto vederla ripartire dai dilettanti dopo che con fatica eravamo riusciti a riportarla nei professionisti. Purtroppo nel calcio situazioni del genere capitano spesso, ma sono sempre il risultato di una programmazione sbagliata. Penso che durante la presidenza Durio sia stata sprecata qualche risorsa di troppo».

Ha avuto modo di vedere il Siena quest’anno?

«Sì, qualche volta in tv. La squadra non mi sembrava così male, aveva fatto una buona partenza. Ma tra società e staff deve esserci un tutt’uno per arrivare all’obiettivo. Anche quest’anno è successo qualcosa che l’ha fatta precipitare in classifica, adesso recuperare la testa diventa molto difficile, se non impossibile».

Qualche giocatore l’ha impressionata positivamente?

«Non voglio esprimermi su qualcuno in particolare, mi sarei aspettato di più un po’ da tutti. Anche se non ho visto abbastanza partite per farmi un’idea ben precisa».

La prima posizione sembra ormai definitivamente sfuggita, lei adesso come si muoverebbe per programmare il futuro?

«Al momento i playoff diventano l’obiettivo, però pensare di raggiungere la categoria superiore dai playoff è quasi una scommessa. Un conto è vincere, un conto è arrivarci attraverso il ripescaggio. Quindi bisogna avere le idee molto chiare sull’organizzazione tecnica e societaria. Fossi nella società pretenderei dalla squadra un altro campionato nelle partite che restano da giocare; questo per capire su chi poter contare la prossima stagione. Intanto se l’allenatore è ritornato penso abbia avuto garanzie per il futuro. Siena è una piazza che, giustamente, ha delle pretese. Ma oggi più che mai sono fondamentali programmazione e unità di intenti. E ci sarà bisogno di far ritrovare stimoli alla piazza; l’importante è non incorrere in situazioni come quelle di quest’anno, perché rischiano di far aumentare la diffidenza nei confronti della società».

In un contesto molto diverso da quello attuale voi riusciste ad imporvi al primo colpo. C’è un momento che ricorda con più piacere?

«Il rigore parato da Biagiotti a Sansepolcro, credo che fu la chiave di volta del campionato. Io comunque ho sempre avuto massima fiducia in squadra e staff, anche nei momenti di appannamento, che fanno parte di una stagione. Al presidente ho sempre ripetuto che dovevamo rimanere uniti se volevamo raggiungere l’obiettivo».

Di quella squadra c’è qualcuno dal quale si sarebbe aspettato un altro tipo di carriera?

«I meno giovani hanno giocato quasi tutti in Serie C. Mi aspettavo forse che Viola potesse fare un po’ meglio. Ma a volte è anche una questione di opportunità, perché giocare poco diventa un handicap, a maggior ragione per un portiere. Ci sono tanti fattori che contano, come l’ambiente e il coinvolgimento».

È di oggi la notizia che Morgia ha lasciato la Vigor Lamezia. Vi è capitato di ripercorrere la vostra parentesi in bianconero?

«Di Siena ne abbiamo parlato subito dopo l’esperienza condivisa insieme. Le strade poi si sono divise, tra di noi c’è stata qualche incomprensione. Preferisco non approfondire, mi tengo quella bella annata che abbiamo fatto. Va bene così».

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol