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Al club con la Robur

Perinetti: “Lippi e Cannavarono mi suggerirono Maddaloni, era tutto fatto con Vivarini e poi…”

“Il gol di Flo è l’immagine più bella, meravigliosa come le due salvezze all’ultimo momento con i gol di Argilli e Negro. Poi tornai in B e mi fu detto che bisognava per forza vincere. Dovetti sacrificare la candidatura di Beretta, che è un amico e ottimo allenatore, ma credo che Conte sia stato decisivo in quell’annata. Mentre quella successiva con Sannino facemmo il record di punti e la semifinale di Coppa Italia. Se avessimo passato il turno col Napoli, il Siena sarebbe andato in Coppa Uefa”. Così Giorgio Perinetti, che una settimana fa è stato ospite di “Al Club con la Robur” (la puntata andrà in onda su Canale 3 Toscana domani 18 aprile alle ore 18 e domenica 19 aprile alle ore 14.30).

Decisamente meno fortunata l’ultima esperienza, nel 2021 con gli armeni. “Ho scoperto tante cose che non erano chiare – dice l’ex ds bianconero – Già fare la squadra per la D e poi trovarsi il 9 agosto in C non è semplice. Ma la cosa strana è che si decise di tenere Gilardino ma c’era completa e totale avversione da parte della proprietà. Venni a sapere che ero stato preso perché così correggevo Gilardino! Poi c’è stata la buccia di banana, la scelta di Maddaloni che ha avuto sponsor eccellentissimi. Se io parlo con Lippi e Cannavaro mi dicono una cosa, io devo credere agli amici. Maddaloni è preparatissimo, talmente preparato da sentirsi un professore. Dovevamo già cambiare subito, però non era semplice. Avevo preso Vivarini, non venne per un cavillo. Ci voleva per forza portare l’allenatore dei portieri. L’avevamo accontentato in tutto e gli dissi: abbiamo già due allenatori dei portieri, se mi dai il tempo te lo faccio arrivare, però oggi non posso farlo. Lui si è impuntato e non voleva venire. Così puntammo su Bisoli. Avevamo già definito tutto, si era incontrato col presidente, eravamo in tribuna a Cesena per vedere la squadra. Invece io stesso sono stato chiamato a Firenze e mi hanno comunicato che era cambiata direttamente la proprietà. La storia è finita velocemente, questo mi spiace perché ha macchiato una storia troppo bella”.

“È facile dire che mi piace tornare a Siena – conclude Perinetti – ma per lavorare con il Siena serve la convinzione di poter fare le cose bene, di avere un programma. Sennò si tradisce il mandato che voi stessi magari mi potete dare. Quando sono tornato, venendo da Bari, mi hanno detto che bisogna vincere forza, c’erano le condizioni di vincere per forza e abbiamo vinto per forza, ma io ero convinto di farcela. Se ci fossero le condizioni un domani, non troppo in là perché gli anni iniziano ad essere tanti, perché no”.