PERCHÈ LUI HA PATO! di Tommaso Refini

“Perchè lui ha Pato!” Lo sa anche Valeria Marini che con il giovane talento si ha qualcosa in più; figuriamoci se non lo sa Leonardo, che ha gestito l’arrivo del brasiliano dalla scrivania, in giacca e cravatta, e adesso guida la sua lambretta dalla panchina.

A Siena la temperatura è in aumento, da tutti i punti di vista: c’è un caldo agostano che la fa da padrone come l’Olanda del calcio totale; c’è un campionato che inizia, con attese e pressioni; c’è la platea del Franchi, che anima la sua “Bombonera” forte di 8.000 e più abbonati (record assoluto per i bianconeri, con media spettatori per abitanti da far impallidire le “grandi” del nostro calcio); si gioca un anticipo, con gli occhi d’Italia puntati sulla conca del vecchio Rastrello; c’è il battesimo di Leonardo, che prende la nave da Ancelotti e sogna rotte da conquistatori, più delle recenti navigazioni a vista.

Tanti temi, altrettanti protagonisti: il Diavolo ritrova Nesta e presenta Thiago Silva, chiamato a raccogliere l’eredità di Maldini; davanti gioca Borriello, con la lambretta pronta a mettersi in moto; due passi dietro, ecco le trecce di Ronaldinho. Quando è in giornata no, cadono stanche dietro le spalle; quando si accende lievitano e si allungano parallele al campo, come la coda di un cavallo che galoppa verso la gloria. Nella città del Palio, pur giocando a volte da fermo, Ronaldinho fa il “bombolone”: cinque invenzioni e cinque volte i compagni davanti al portiere; giù il cappello.

Quanto al Siena, l’attesa è per la nuova coppia centrale Ficagna – Brandao, per l’inserimento nei giochi da parte di Fini e soprattutto per Jarolim: da titolare di un posto in panchina a padrone di un vestito, il trequarti, tagliato per altre misure. Nei fatti il ceco è il quarto centrocampista, agente scelto per mettere pressione a Pirlo e garantire la copertura. Davanti Maccarone e Ghezzal: il primo è il bianconero più in forma, è motivato e svaria su tutto il fronte d’attacco; il secondo si muove, difende, troverà anche la via del goal, ma al fischio finale la soluzione Big Mac più una punta centrale sembra oggi la più sensata.

Il film della partita comincia con la Robur ad aggredire; il tempo di qualche scena, poi il Milan si prende il ruolo di attore protagonista: sale di tono, fa le prove generali di goal e brinda al vantaggio con il suo numero sette. Quando la sorte della frazione sembra segnata, il Siena opera un blitz che ribalta nuovamente la trama: 1 a 1, finale di tempo bianconero e pareggio che nel complesso racconta bene la prima frazione.

La ripresa fila via diversamente: il fenomeno Pato – fastidiosamente irriverente, pensando che ha ancora il ciuccio in bocca – raddoppia subito e regala ai rossoneri una seconda serata in discesa. Più che offendere, il Milan cambia Gattuso con Ambrosini e congela la gara con il palleggio; non c’è fretta, quando hai Dinho in serata e la lambretta accesa. Giampaolo mischia le carte, cercando senza fortuna il bandolo della matassa: dentro Ekdal, Paolucci e sul finire anche Reginaldo. Molta buona volontà da parte di tutti, ma tanta confusione. Lo svedese ha fisico e passo da Serie A: su di lui converrà insistere, così come su Paolucci. L’ex catanese è giovane e infiammabile, ma ha il carattere dei grandi attaccanti: in tempo di superenalotto, puntiamo un euro che il ragazzo si farà.

La notte regala i tre punti al Diavolo e un bel sorriso a Leonardo, ma attenzione ai proclami in casa rossonera: il Milan non ha fatto niente di trascendentale e sembra comunque inferiore – nella corsa e nella fisicità – rispetto ad Inter e Juve. Per la Robur una caduta amara ma non troppo dolorosa, con il cartello dei lavori in corso appeso all’ingresso dello spogliatoio. Migliorare gli automatismi in difesa, chiarire la fisionomia del centrocampo e favorire così le trame offensive: buon lavoro; complice il caldo, la testa è già al mare di Cagliari.                        (Tommaso Refìni – Free Lance International Press)

Fonte: Fedelissimo Online