“Ho un bel ricordo di Siena, soprattutto della seconda parte di stagione, dopo l’arrivo di Carboni in panchina. Il mister mi ha dato la possibilità di dimostrare il mio valore e di sentirmi partecipe del percorso della squadra terminato con un sesto posto, che oggi varrebbe i playoff. Con il tecnico precedente (Atzori, ndr) non avevo trovato spazio, se non in Coppa Italia, dove ho segnato tre gol, uno ad Arezzo e due all’Ancona, non male per un difensore. Reti che sono valse anche l’approdo nella semifinale, poi persa a Foggia”. A parlare, a La Nazione, è il difensore della Flaminia Lorenzo Paramatti, che domenica sfiderà il Siena, la squadra in cui ha debuttato nel professionismo, nella stagione 2015/16.
Il ritorno – “Sarà emozionante tornare e ritrovare tante persone con cui ho condiviso quell’annata, dai tifosi, che mi hanno sempre trattato con rispetto, al dottor Di Mambro e Nermin. Nell’attuale Robur, poi, conosco Mastalli, con cui ho giocato nelle giovanili del Bologna, Candido, con cui ero all’Inter, Cavallari, che ho incrociato a Rimini. E anche altri, Giannetti, Bianchi, Lollo… Tutti giocatori che danno alla squadra qualità ed esperienza. Sulla carta la Robur è forte, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni. All’inizio è tutto complicato, si devono trovare le giuste alchimie, il campionato è lungo e serve pazienza”.
Flaminia – “È una squadra solida, con giocatori importanti e un buon potenziale, ancora in fase di rodaggio. Credo che domenica verrà fuori una partita piacevole, molto fisica, in cui entrambe lotteremo per i tre punti fino alla fine. Il Siena si presenterà forte di due vittorie, noi di due pareggi: siamo in un trend positivo a cui vogliamo dare continuità”.
Perché la scelta Flaminia – “Dopo le esperienze all’estero, volevo tornare in una società seria. Ho lasciato il mio Paese principalmente per due motivi: le regole del calcio italiano, dove un giocatore a 23-24 anni è già un over, e per conoscere nuove culture. In Romania è andata da Dio e all’inizio anche in Israele, un Paese affascinante, pieno di storia: da un giorno all’altro è scoppiata la guerra, vedevo i razzi dalla finestra. Una preoccupazione, per me e per la mia famiglia: appena ho potuto ho rescisso il contratto, non potevamo vivere nell’ansia e nella paura, la vita prima di tutto”.
Fonte: Fol
