Papadopulo: L’esperienza con il Siena indimenticabile. Ho chiuso, il calcio è cambiato in peggio.

L’amico e collega Mario Bocchio, appassionato del calcio alessandrino e vera anima del Museo Grigio, ha intervistato nel corso della sua rubrica, l’Orso in diretta, su Radiovocespazio, Giuseppe Papadopulo, l’allenatore della Lucida Follia.

Confesso che la sua voce e le sue parole mi hanno, ancora una volta, commosso. Papadopulo ricorda la sua esperienza senese e non nasconde una certa emozione nel parlarne:

“Impossibile dimenticare l’esperienza di Siena, sono stati tre anni stupendi, vissuti sempre sul filo del rasoio, nel senso che dovevi salvarti o vincere il campionato e una volta raggiunta la serie A dovevi confrontarti con realtà molto più grandi di te, però l’hai fatto  bene, con grande dignità, con grande spessore ma soprattutto con grande cuore. I miei ricordi di Siena non possono che essere eccezionali e credo che saranno indelebili sia a livello umano che sportivo”

Sono passati ormai quindici anni da quella indimenticabile notte di Genova in cui la Robur di De Luca e Papadopulo raggiunse l’Olimpo del calcio e l’allenatore dopo altre esperienze in piazze importanti come Lazio, Palermo, Lecce, Bologna e Torino, decide che è arrivato il momento di fermarsi. 

“Ho chiuso con il calcio anche perché gli affetti famigliari erano d’accoro in quella direzione e poi credo che dopo 15 anni da calciatore e 25 da allenatore, di aver dato il meglio di me stesso e quando si è consapevoli di questo è meglio chiudere con grande dignità e soddisfatti di quello che si è lascito alle spalle.”

Papadopulo di soddisfazioni se n’è levate tante, sia come calciatore che come allenatore, ma quello che è stato per quarant’anni il suo mondo ora non gli piace più e lo dice, come sempre, con la massima sincerità.

“Il calcio di oggi non mi appassiona più, anche perché non esistono più valori, ci si vende la maglia per pochi spiccioli, non ci sono più le cosiddette bandiere. Se penso a Rivera, Bettega, Riva , Mazzola, Totti e Del Piero, che avrebbero potuto guadagnare quello che avrebbero voluto, ma sono rimasti nelle società di appartenenza, questo ti da la possibilità di valutare quello che succede oggi nel calcio. Il calcio è cambiato ed è cambiato in peggio e credo che invece di far innamorare le persone, perlomeno quelle come me che hanno conosciuto un altro tipo di calcio, ha grandi difficoltà di coinvolgimento. Lungi da me dallo sputare nel piatto dove ho mangiato, però ai sentimenti non si può venir meno.” (Nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online