PAOLUCCI: GIAMPAOLO NON MI HA DATO NIENTE

 

Dopo un primo periodo difficile, Michele Paolucci sta diventando uno dei punti fissi in casa Siena per cercare di raggiungere una difficile salvezza.

 

Come va l’avventura al Siena?

"In questi due-tre mesi ho avuto modo di ambientarmi. Come tutti sanno il primo periodo, per me, è stato il più duro perché c’era un allenatore con cui ho giocato meno, ma sono sempre stato molto sereno e mi sono sempre alllenato cercando di dare il massimo. Non ho avuto una possibilità, ma la sto avendo ora con il nuovo allenatore. Questa penso sia una caratteristica che contraddistingue tanti di noi, gli allenatori vanno e vengono, ma quello che deve sempre esserci è l’impegno settimanale in allenamento che ti consente di arrivare alla domenica al 100%".

 

Ti sei spiegato come mai è andata così con Giampaolo?

"Non mi sono tuttora dato una risposta, ma non mi sono mai posto nemmeno il problema di capire. Giampaolo, comunque, non è altro che un piccolo puntino nel mio passato. Lui vedeva altre situazioni e non mi ha dato possibilità. Non provo rancore e nulla, è un momento che è passato. Io sono ancora a inseguire la salvezza con i miei compagni e lui è a casa in poltrona a vedere le partite, alla fine le cose vanno come devono andare".

 

A Siena c’è anche aria di contestazione verso il vostro presidente, come state vivendo tutto questo?

"Qui l’ambiente è un po’ particolare. I tifosi amano tantissimo questa realtà e vorrebbero fare qualsiasi cosa per risollevare la situazione, ma alla fine devono capire che dovrebbero incentrare le loro energie a sostenere la squadra. Siamo noi che andiamo in campo, che vinciamo le partite e portiamo a casa i punti. Se ci danno una mano con il loro sostegno già oggi potrebbe essere un momento importantissimo. Senza dubbio la loro vicinanza può essere una chiave per tornare al successo".

 

Com’è il rapporto con Baroni?

"Se devo essere sincero posso dire che abbiamo accolto bene questo allenatore che fin da quando si è presentato lo ha fatto con massima semplicità e serenità. Una cosa che ho apprezzato molto è che si è reso conto, a differenza di chi c’era prima, che noi prima di essere giocatori siamo persone con una testa ed un cuore. Siamo persone con cui è giusto avere un dialogo. Non ha fatto come chi c’era prima che ci considerava solo dei giocatori da utilizzare, come a subbuteo. Ha cercato di impostare il rapporto tra lui e noi con dialogo e questa cosa è molto positiva. Si vede che è un allenatore che non ha paura, chiaro che anche per lui è la prima esperienza in A e non è facile. Noi cerchiamo di ascoltarlo e lo facciamo con entusiasmo, lui è il primo a coinvolgerci. Qua si parla tanto di altri allenatori, ma fin quando lui è il nostro allenatore noi andremo in campo per cercare di fare il nostro meglio. Siamo giocatori del Siena. L’allenatore del Siena è il nostro allenatore ed in questo momento è Baroni. Veniamo da un secondo momento buono col Genoa e dalla prova di Grosseto dove si sono visti miglioramenti, chiaro che lui non ha la bacchetta magica per sistemare tutto e subito".

 

Con Giampaolo il rapporto non c’era?

"Per gli altri non lo so, per me il rapporto si limitava ad un semplice buongiorno e buonasera. Non ho avuto nessun tipo di rapporto. Io non posso valutarlo, non saprei cosa dire di lui, nonostante abbia trascorso con lui tre mesi non so chi sia".

 

Parliamo dei tuoi inizi, nasci a Recanati e come ti sei avvicinato al calcio?

"Il mio modo di iniziare al calcio è stato per gioco, quando finiva la scuola alle elementari. Andavo a giocare in un campetto vicino a casa, poi ho iniziato la pallacanestro, ma senza dubbio mi piaceva di più il calcio e ho chiesto ai miei di iscrivermi all scuola calcio".

 

Come sei stato prelevato dalla Juve?

"Sono cresciuto da 7 a 14 anni nella scuola calcio di Civitanova Marche, paese dove sono cresciuto e vissuto e dove tutt’ora ho la residenza. Poi ho giocato sei mesi nel Sorrentino, dove ho fatto molto bene. Lì Pietro Leopardi, colui che mi ha accompagnato nel mio percorso, mi ha selezionato insieme a Franco Ceravolo. Alla fine sono approdato nel gennaio alla Juve, all’età di 14 anni, anche se stavo per compierne 15. Da lì è iniziato il mio percorso".

 

Nel professionismo hai esordito con l’Ascoli

"Sì, ho esordito il 12 settembre 2006 contro l’ Atalanta, a Bergamo. Abbiamo perso 3-1 e il mio primo gol arrivò all’ultima giornata d’andata il 23 dicembre. Dopo ci fu subito la mia prima doppietta, con il Messina".

 

In quella partita Sonetti disse che gli sembravi Van Basten

"Sì, mi ha fatto molto ridere, evidentemente era ubriaco in quel momento. Ricordo che il bello di quella partita era che stavamo facendo fatica, ma ci abbiamo messo il cuore. Eravamo sotto di un gol, poi abbiamo pareggiato al novantesimo e vinto al novantatreesimo. Gol importanti per la salvezza visto che eravamo a quota sette, con quella partita arrivammo a dieci punti".

 

Passiamo all’Udinese, che scelta è stata?

"Ho avuto un ottimo allenatore come Marino. Mi ha dato tanto, lo stimo molto, ma senza dubbio posso dire che Udine è stata una scelta azzardata e forse non la rifarei".

 

Dell’Atalanta, invece, cosa pensi?

"Mi sono trovato bene con la piazza, ma in quel momento si stava sviluppando, fino ad esplodere, Floccari. Con Doni era una coppia eccezionale. A livello umano, comunque, è stata un’esperienza bellissima".

 

Infine Catania?

"Lì è stato fantastico, porto ancora il calore dei tifosi con me e tutti sanno quanto sono affezionato a loro".

 

Cosa pensi del passaggio di Zenga da Catania a Palermo?

"Conosco bene il mister e sapevo che non aveva problemi in quessto senso. Aveva già fatto all’estero il cambio di sponda, sempre con il grande entusiasmo che gli appartiene. Mi spiace per i tifosi che non l’abbiano digerito a livello umano e professionale. Per me Zenga è fantastico, mi ha fatto crescere, ma soprattutto anche a livello umano mi è stato molto vicino. Così come ha fatto con me l’ha fatto con tutti, non ci ha dato consigli solo a livello tecnico. Si vede che è un ex giocatore, è una persona molto schietta e io apprezzo questa dote nelle persone. Ci sentiamo spesso e anche l’altro giorno l’ho sentito per fargli le congratulazioni per la nascita della sua bimba, sono molto legato a lui".

 

Fra i tuoi allenatori chi ti ha dato di più?

"Tutti mi hanno dato qualcosa a livello di carattere o tecnico, ma se dovessi dire uno in particolare direi Maurizio Schincaglia. E’ stato il mio allenatore alla Juventus sia nella formazione Allievi che Beretti, mi ha aiutato molto a fare il salto di qualità e con lui ho segnato sessanta gol. Un altro, poi, è stato Sonetti con cui ho segnato il primo gol in A".

 

Invece chi ti ha dato meno?

"Direi proprio Giampaolo che non è che mi ha dato meno, non mi ha dato niente".

 

Parliamo di te, come sei dentro e fuori dal campo?

"Dentro vivo in modo molto intenso la partita, fa parte del mio modo di essere. Metto sempre al di sopra di tutto il risultato. Fuori dal campo, invece, mi piace stare con i miei affetti. La sfera calcistica e quella personale sono due cose molto distinte per me e difendo al massimo quella personale".

 

Il tuo sogno è tornare alla Juventus?

"Da bambino il mio sogno è sempre stata la Juve, ma il mio obiettivo più vicino è fare bene oggi con la squadra. Mi sono allenato bene anche durante la sosta per farmi trovare pronto e spero arrivi anche il gol". (Raffaella Bon)

Fonte: tuttomercatoweb